Il Tirreno

Grosseto

La grandine distrugge anche l’orto del convento

di Fiora Bonelli
La grandine distrugge anche l’orto del convento

Realizzato con grande tenacia da un gruppo di volontari a Selva di Santa Fiora «Si sono salvate soltanto le cipolle, ora dobbiamo ricominciare daccapo»

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SANTA FIORA. Anche l’orto del convento della Selva è stato distrutto dalla grandine. Ma “la compagnia dell’orto” non si arrende: «lo ripianteremo subito».

La grandinata di domenica che si è abbattuta fra le 15,30 e le 16,30 come un tornado nella frazione santafiorese di Selva e nella campagna circostante, è tornata anche la sera, verso le 19, e ha concluso l’opera. E se quella del primo pomeriggio era stata caratterizzata da chicchi «grossi come noci e albicocche», quella della sera è stata di minori dimensioni ma più fitta, eppure egualmente nociva. E fra i numerosissimi danni che ha provocato, triturando giardini e alberi da frutto, castagni e olivi, ha letteralmente distrutto anche l’orto che un gruppo di volontari, una quindicina, stavano crescendo dallo scorso aprile nel terreno abbandonato del convento della Santissima Trinità della Selva. Luciano Tortelli, uno della “compagnia dell’orto” come si chiama il gruppo che armato di zappa e vanga e decespugliatori, lo ha dissodato, vangato, zappato, piantato, il giorno dopo la grandinata, è allibito: «Mai vista una grandinata così. Forse si sono salvate le 2300 piante di cipolle che avevamo messo a dimora e che stavano crescendo - afferma - ma il resto è andato: piantine di pomodori, ortaggi vari, girasoli, tutto quanto rovinato. Le due grandinate di domenica sembrano aver preso di mira proprio Selva e hanno spaccato con violenza perfino i teli di plastica che avevamo utilizzato come copertura in qualche filare. E pensare che stava crescendo un orto bellissimo, esteso per un ettaro circa, che serviva, nei secoli scorsi, le necessità di uno dei più grandi e potenti conventi dell’Amiata - spiega Luciano Tortelli - e così ci siamo dati da fare per riportarlo agli antichi splendori. Siamo una quindicina di persone che ci lavoriamo come volontari, ognuno ci mette del suo, come può. Chi la macchina, chi le braccia, chi i semi». Sono state distrutte anche le piante di fagioli, di quattro qualità diverse, e i numerosi alberi da frutto, tutti storici, di quelli che hanno resistito a centinaia di anni di storia. «Quando sono arrivato all’orto del convento - aggiunge Tortelli - mi si è stretto il cuore. Sembrava fosse nevicato. Tutto era ricoperto da una ruvida coltre gelata. Ma le piante che il giorno prima erano vigorose e in pieno sviluppo, domenica sera erano state demolite. Non c’è rimasto nulla. Eppure ormai non ci possiamo arrendere. Recupereremo il possibile e le pianteremo subito di nuovo.

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