Il Tirreno

Grosseto

Nessuno sversamento alla centrale del Camone

di Fiora Bonelli

L’Arpat non ha rilevato alcuna traccia di inquinanti all’impianto a biomasse L’Agri Power Plus può continuare a lavorare. Antichi: «Accuse diffamatorie»

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CINIGIANO. L’Arpat smentisce Giovanni Barbagli capogruppo di A/ gente comune della minoranza del comune di Cinigiano: nessuno sversamento e nessun inquinamento arriva dalla centrale a biogas di Camone, l’azienda Cinigiano Agri Power Plus Società agricola, che gestisce un impianto a biomasse per produrre energie alternative a Camone di Cinigiano. Lo comunica lo studio Legale Antichi che patrocina Agri Power Plus e che citando i risultati di Arpat, mette fine alla battaglia nei confronti di Camone che Barbagli ha cominciato da tempo.

La società agricola Cinigiano Agri Power Plus nasce nel 2011, quando chiede di realizzare un impianto a biogas da 1 MW e l'autorizzazione Unica dalla Provincia di Grosseto è stata rilasciata nel mese di marzo 2012. Ma nemmeno la pratica autorizzativa va giù a Barbagli che in un crescendo di interrogazioni, quesiti, esposti, chiede lumi su Camone, non nasconde dubbi e parla di problemi anche di inquinamento ambientale. Interviene nella polemica anche Omero Gobbo, responsabile della gestione agraria e degli investimenti di Masi Agricola, con azienda vinicola al confine con Camone e che lamenta cattivi odori. Fino a che si arriva, dopo accertamenti e ispezioni, alla resa dei conti. Lo Studio legale Antichi rimandando a una nota dell’Arpat datata 26 maggio 2015 e ad una della Provincia di Grosseto redatta da Massimiliano Tozzi, del 3 giugno, definisce «diffamatoria», la campagna avviata dal capogruppo di minoranza Giovanni Barbagli, che segnalava sversamenti di digestato vicino alla centrale, nel torrente Vallanzo e il suo reticolo idrico, con conseguente inquinamento. «Infatti - sottolinea la nota dello studio legale Antichi - in seguito a continui esposti alla Procura della Repubblica, all’Arpat, all’Asl 9, al Comune e alla Provincia e a ogni altra autorità ritenuta competente, si sono susseguiti sopralluoghi, visite ispettive e accertamenti da parte delle pubbliche autorità che pur non approdando ad alcun utile risultato, di fatto conseguono l’effetto di rallentare e rendere difficoltosa e financo far sospendere l’attività dell’impianto». Per l’impianto, che è stato pure oggetto di sequestro preventivo per iniziativa della procura della Repubblica («a causa del clima di sospetto ingenerato dalla campagna diffamatoria», chiosa la nota Antichi) che ipotizzava addirittura truffa aggravata ai danni dello Stato, sono arrivate le decisioni del Tribunale del riesame di Grosseto e della Cassazione che ha messo la parole fine alla questione «sancendo la assoluta inconsistenza di ipotesi accusatoria per palese difetto di fumus commissi delicti». L’avvocato di Agri Power Plus rammenta che in seguito alle segnalazioni di Barbagli, l’Arpat, il 23 e il 29 marzo, aveva effettuato in loco due ispezioni rilevando che «non erano in atto sversamenti né di digestato né di acque di dilavamento dei campi utilizzati per l’utilizzo agronomico del digestato. I fossi di confine fra Agri Power e azienda Masi erano in secca, ma presentavano tracce di residuo secco nero. Nei fossi a monte del fosso Ribusieri, non era presente alcun sversamento e alcun residuo solido. Il fosso Ribusieri presentava una notevole portata chiara e senza maleodoranze». Dunque tutto a posto. Camone può tranquillamente continuare a lavorare.

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