Il Tirreno

Grosseto

Alto corso del Cornia non inquinato per le analisi Arpat

MASSA MARITTIMA. Ci sono «sintomi di alterazione», ma nulla di preoccupante. L’Arpat ha concluso la sua indagine sul fiume Cornia, seguite a un esposto degli ambientalisti, riguardo all’impatto che...

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MASSA MARITTIMA. Ci sono «sintomi di alterazione», ma nulla di preoccupante. L’Arpat ha concluso la sua indagine sul fiume Cornia, seguite a un esposto degli ambientalisti, riguardo all’impatto che una cava di ghiaia aveva sul tratto compreso nei colli delle Fornacelle, a Monterotondo Marittimo.

Un anno di controlli incrociati e analisi, che hanno portato a risultati tranquillizzanti per le ricadute inquinanti sul corso d’acqua. «Non sono state riscontrate le criticità ambientali richiamate dall'esposto dell'associazione ambientalista – dice l’agenzia territoriale – in particolare non è emersa la presenza massiccia di fanghi e melma con cementificazione dell'alveo nel tratto di fiume a valle dell'impianto rispetto al tratto presente a monte, risultando i due tratti sostanzialmente omogenei». Che poi era il succo dell’esposto. Lo spiega l’Arpat stessa. «La segnalazione, oltre a denunciare “una estrazione sconsiderata delle ghiaie nella golena del fiume Cornia”, lamentava un presunto rilascio di milioni di metri cubi di limi ed argille nel letto del fiume, “frutto del lavaggio degli inerti che avrebbe potuto ostruire il naturale ravvenamento delle falde” della Val di Cornia. Da qui l'esigenza dell'agenzia di un approfondimento».

Si tratta del resto di un corso d’acqua importante, che nascendo sulle colline comprese tra Massa Marittima e Monterotondo va poi ad immettersi in mare, dando il nome a tutta la vallata piombinese. Così sono partite due campagne di indagine prendendo a campione diversi punti lungo il fiume (a valle e dopo l’impianto di lavorazione della ghiaia): la prima, immediatamente successiva alla segnalazione, a dicembre 2013 e la seconda ad agosto 2014, effettuando campionamenti, sia nella stagione invernale che in quella estiva. E queste non hanno dati in linea con quanto denunciato nell’esposto. «Per una maggiore verifica – continua Arpat nella sua nota – è stato fatto un campionamento anche a circa tre chilometri a valle dell'impianto e anche qui non è stata rilevata la presenza anomala di sedimenti fini». Le conclusioni quindi sono riassunte nelle ultime righe del comunicato: «entrambe le stazioni di campionamento sono risultate come ambiente con moderati sintomi di alterazione».(a.f.)

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