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Grosseto

Messa alla prova, sindaci mobilitati

Messa alla prova, sindaci mobilitati

Enti e associazioni di fronte all’iter che sospende i processi fino all’estinzione

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GROSSETO. Per tutti gli imputati che si apprestano ad affrontare un processo e che si vedono contestati reati con pene fino a un massimo di 4 anni, anche a Grosseto c'è adesso la possibilità di evitare il processo stesso. Si chiama "messa alla prova" ed è una procedura che, se portata a compimento con successo, estingue il procedimento penale nel frattempo sospeso.

Ne hanno parlato l'altro giorno in Prefettura i rappresentanti locali della magistratura (il presidente del Tribunale, Giovanni Puliatti, il procuratore capo, Maria Navarro) e delle forze dell'ordine, nonché i sindaci. Alla riunione della Conferenza permanente presieduta dal prefetto Anna Maria Manzone erano state invitati anche vari enti e varie associazioni presenti sul territorio. Comuni e associazioni sono stati sensibilizzati affinché diano la disponibilità di massima ad accogliere nei propri uffici le persone che presentano richiesta. Per il momento sono pochi casi, forse più in là la novità - che comunque ha un anno di vita - prenderà piede. A Grosseto sono state ammesse 7 richieste, tra dibattimento e udienze preliminari, con una pendenza già definita; 9 devono ancora essere vagliate. Molto più consistente la mole di richieste che provengono da Siena, l'altro capoluogo cui fa capo l'Uepe, l'ufficio esecuzione penale esterna (appoggiata al magistrato di sorveglianza), visto che le ordinanze di ammissione alla messa alla prova complessive sono una sessantina. Ma da Grosseto sono comunque partite tre eccezioni di legittimità costituzionale, sul cui iter nessuno è ancora in grado di dare indicazioni.

Come funziona la legge 67 del 2014? La richiesta deve partire dall'interessato: l'avvocato si presenta alla prima udienza con la richiesta, corredata degli opportuni riferimenti. Se il giudice la ritiene ammissibile, il processo viene sospeso e si avvia l'iter che vede la partecipazione di un complesso di organi, dal pm ai servizi sociali, dall'Uepe appunto alla polizia giudiziaria. Al termine del periodo, il giudice valuta la relazione finale e decide se estinguere o no il procedimento penale. La norma prevede anche il risarcimento della parte offesa e sulla valutazione della messa alla prova incide anche la visibilità del risarcimento nei confronti della comunità.

Impossibile al momento dare un'idea dell'impatto che la messa alla prova avrà sull'attività giudiziaria locale. In linea teorica, sono molti i soggetti che potrebbero fare domanda anche a Grosseto: sono i destinatari dei decreti di citazione diretta per furto, ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale, purché non siano stati dichiarati delinquenti abituali.

I sindaci hanno chiesto informazioni sull'applicabilità della messa alla prova nelle loro strutture: hanno chiesto cosa si intende per un impiego che abbia un'utilità pubblica e quale durata avranno i periodi di affidamento. Sull'entità del periodo deciderà il giudice con ordinanza, mentre i rappresentanti di Inail e Ufficio del lavoro hanno dato indicazioni sulle modalità e sul costo della copertura assicurativa che gli imputati-impiegati comunque comporteranno. E' in corso di perfezionamento un protocollo apposito Anci-Uepe che indica le linee guida che le amministrazioni o gli enti potranno seguire.

Non è finita qui. La conferenza si riunità a breve, anche se non è stata indicata una data, per gli aggiornamenti.

(p.s.)

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