Italia
Garage multipiano, condanne confermate
Danno per uso illecito di fondi pubblici: la Corte dei Conti riduce però in appello gli importi per Pesucci, Grisanti e Barone
CAMPAGNATICO. Devono pagare, perché sono responsabili. Devono pagare qualcosa di meno rispetto alla sentenza del primo processo ma devono pagare. La prima sezione centrale di appello della Corte dei Conti ha confermato le condanne per il muro-piazza realizzato anni fa nel centro storico di Campagnatico: uno dei guai in cui erano incappati gli amministratori comunali anche dal punto di vista strettamente penale dopo le indagini della guardia di finanza.
L'ex sindaco Elismo Pesucci, l'ex vicesindaco e assessore all'urbanistica Luca Grisanti, l'ex responsabile dei lavori pubblici Emanuele Barone erano stati citati per aver causato un danno derivante da illegittimo utilizzo di finanziamenti pubblici a destinazione vincolata. In primo grado, i tre erano stati condannati a restituire 477mila euro a favore del ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e 18mila euro a favore della Regione Toscana. Il 60 per cento (308.340,79 euro) a carico di Pesucci, il restante 40 per cento diviso a metà tra gli altri due (102.780,27 euro ciascuno), più spese di giudizio per 28mila euro. La Corte di appello (Colella presidente) ha confermato le ripartizioni ma ha ridotto l'importo complessivo: e ha disposto che Pesucci debba pagare 200mila euro (192mila euro al Ministero e 8mila alla Regione) e che Grisanti e Barone debbano versare 70mila euro (68mila al Ministero e 2mila alla Regione).
I fatti risalgono ormai a dieci anni fa, cioè al momento in cui la giunta di Campagnatico aveva approvato un progetto preliminare per il consolidamento della rupe del centro: il progetto era finalizzato a chiedere un finanziamento al ministero e comprendeva l'esecuzione di interventi di bonifica e consolidamento dei pendii ai lati dell'abitato con muri di contenimento e sostegno in cemento armato con micropali. A settembre il ministero aveva erogato 909mila euro in acconto e 260mila a saldo. Nell'aprile 2006 l'approvazione del progetto esecutivo. Ma quest'ultimo, prevedeva la realizzazione di una piazza garage multipiano «in formale e sostanziale difformità dal progetto preliminare», come aveva lamentato la Procura contabile. Dopo le calamità dell'ottobre 2006, il sindaco aveva chiesto denaro alla Regione per fronteggiare le emergenze: 141mila gli euro erogati ma, sempre per la Procura contabile, l'unica opera realizzata sarebbe stata la prosecuzione del muro in cemento armato sito nella "circonvallazione cessa", che non avrebbe avuto i requisiti di urgenza. In primo grado era intervenuta una perizia. E in sentenza la richiesta era stata dimezzata a causa dell'apporto di terze persone non comparse nel procedimento.
In appello, Grisanti aveva sottolineato in sostanza di non aver avuto alcun ruolo: ma il pm di secondo grado rileva che «la non attinenza del parcheggio multipiano rispetto alle misure anti-dissesto idrogeologico non potesse non balzare agli occhi dell'assessore addetto al settore», che «avrebbe dovuto premurarsi di verificare il contenuto del preliminare». Da respingere anche il ricorso di Pesucci, secondo il pm, che definisce «incontrovertibile come il sindaco sia stato il principale artefice e ideatore della vicenda», tenendo «un comportamento doloso». Ancora, «tutti gli atti fondamentali della procedura sono stati voluti e firmati dal sindaco, sicché il tentativo dello stesso di scaricare la responsabilità sulla compagine amministrativa dell'ente appare pretestuoso». Barone (nominato anche direttore dei lavori) infine secondo l'accusa non avrebbe fatto altro che riproporre le osservazioni tecniche del proprio consulente di parte.
I giudici di appello ritengono «velleitarie» le deduzioni dell'ex assessore, visto che le difformità tra i progetti «sono ictu oculi abissali» e non potevano non essere rilevate dall'amministratore. Il suo è stato «un atteggiamento negligente». Pper rilevare le differenze tra i due progetti «non era certo necessaria alcuna particolare cognizione tecnica», anche se Pesucci è diplomato ragioniere. E inoltre «risulta dalla documentazione in atti che l'allora primo cittadino ebbe un ruolo tutt'altro che defilato» e ora non può «pretendere di scaricare su altri l'intera responsabilità dell'accaduto». A carico di Barone, infine, «una grave e inescusabile negligenza dei lavori relativi alle opere di che trattasi, specie tenendo presente il suo ruolo di responsabile tecnico del Comune». Dunque condanne confermate ma carico ricalcolato, visto che comunque un certo vantaggio quelle opere lo hanno comportato.
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