Il Tirreno

Grosseto

Acqua a singhiozzo, arriva lo “sconto”

di Francesca Ferri
Acqua a singhiozzo, arriva lo “sconto”

Erogazione ridotta per “motivi tecnici”, il Comune abbassa la quota a carico dei cittadini. Ma restano circa mille abusivi

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GROSSETO. Dissetare i giardini privati con l’acqua dei pozzi comunali, e di conseguenza dissetare le casse comunali per gestire i pozzi con le nuove quote chieste ai cittadini, si sta rivelando più complicato del previsto a Grosseto.

Nella seduta del 19 maggio la giunta comunale ha deciso di ridurre la quota di compartecipazione dei cittadini alla spesa per la gestione dei pozzi irrigui – 35 centesimi al metro quadro della superficie irrigata – che, dall’anno scorso, da gratuita è diventata a pagamento per i cittadini.

Perché? Nonostante i primi interventi per risistemare i novanta pozzi sparsi tra la città e le frazioni, in alcuni posti «per motivi tecnici l’erogazione dell’acqua risulta ridotta rispetto ai normali orari», dice la delibera 199 del 19 maggio.

La giunta ha così deciso di ridurre la tariffa in proporzione alla riduzione dell’erogazione: se quest’anno l’acqua arriva per la metà del tempo rispetto all’anno scorso si pagherà metà quota. Resta invariata, invece, la parte fissa di 20 euro.

Tutto è nato tre anni fa quando il Comune ha deciso di porre fine all’uso privato dei pozzi artesiani comunali, continuando a offrire il servizio ma facendolo pagare solo a quei cittadini che hanno effettivamente orti o giardini.

Il piano prevedeva di fare un censimento delle utenze tramite autosegnalazione, quindi controllare lo stato della rete, sistemare i pozzi malmessi, installare i contatori, stabilire quanto far pagare e avviare l’intera macchina.

Ad oggi il risultato è che sono state censite 850 utenze, a fronte di almeno un altro migliaio ancora abusivo, e che il Comune ha investito 200.000 euro per sistemare 13 dei 90 pozzi e si prepara a investirne altri 200.000 per altri 15 pozzi.

«Prima nessuno pagava e quindi nessuno reclamava se l’acqua non arrivava bene», spiega Gabriele Fusini, presidente della partecipata Sistema che gestisce i pozzi per il Comune. «Dall’anno scorso – prosegue – quando abbiamo preso in carico i pozzi abbiamo iniziato una politica di investimenti, in cui Sistema ci mette il 50 per cento di tasca propria. Il primo anno abbiamo cominciato a sistemare i quadri elettrici dei pozzi, ottenendo subito un risparmio del 50 per cento. La spesa per la corrente è passata infatti da 90.000 a 50.000 euro all’anno. Ora interveniamo sulla parte idraulica. Poi metteremo i contatori e, infine, progettiamo di installare un sistema di telecontrollo da remoto che fa capire all’operatore se il pozzo funziona o no senza che sia il cittadino a segnalarlo».

Al momento, però, il lavoro di Sistema si è concentrato sui primi trenta pozzi, quelli in condizioni più disastrose. «Alcuni sono stati costruiti e nemmeno intubati», dice Fusini. E proprio da qui è nata la decisione del Comune di ridurre la quota a carico dei cittadini.

Una mossa, quella di applicare uno “sconto”, che potrebbe avere anche il non secondario effetto di spingere quel migliaio di utenti ancora abusivi a mettersi in regola.

«I motivi tecnici alla base della riduzione dell’orario di erogazione – spiega Fusini – sono per lo più accorgimenti per non sovraccaricare troppo le vecchie tubazioni che non sopportano il carico dei nuovi metodi di pompaggio. Ovviamente, fino a che tutti i novanta pozzi non saranno in condizione di garantire un servizio con continuità, non si può far pagare la quota intera, anche se e su questo non è Sistema ma il Comune a decidere».

«È una questione di equità e un incentivo per le persone a censirsi», spiega l’assessore ai lavori pubblici Giuseppe Monaci. «In questo momento teniamo di più al censimento che non a inseguire pochi euro – prosegue – perché, come in tutte le fasi di cambiamento, quando si innesca una novità ci vuole una fase di paziente attesa e invito alle persone, non serve la coercizione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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