Il Tirreno

Grosseto

Maxi richiesta danni alla Provincia per il no al fotovoltaico

Francesca Ferri
Maxi richiesta danni alla Provincia per il no al fotovoltaico

Negò l’autorizzazione per un impianto a un’azienda castiglionese. Che ora vuole 5,5 milioni

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GROSSETO. Un danno economico stimato in 5,5 milioni di euro. Il “no” alla richiesta di un’azienda di realizzare un impianto fotovoltaico a Castiglione della Pescaia potrebbe costare caro alla Provincia di Grosseto.

Dopo che il Tar ha riconosciuto che l’ente pubblico ha sbagliato a negare l’autorizzazione, l’azienda ora chiede i danni. Fino a 5,5 milioni di euro di mancati guadagni, secondo la stima dell’azienda, minacciano di prendere il volo dalle casse di Palazzo Aldobrandeschi, se sarà confermata la linea dell’azienda.

I fatti risalgono al febbraio 2010, quando la signora Antonella Meattini, titolare dell’omonima azienda agricola, chiede al Comune di Castiglione della Pescaia e alla Provincia di Grosseto di realizzare un impianto fotovoltaico nel suo podere. L’Area pianificazione e programmazione territoriale della Provincia, però, risponde picche: l’impianto è ritenuto non conforme al Piano territoriale di coordinamento. E la conferenza dei servizi del successivo ottobre conferma: l’impianto non si può fare.

L’azienda, a quel punto, fa ricorso al Tar e vince la causa: il tribunale riconosce che la Provincia ha sbagliato a negare l’autorizzazione. L’ente non si oppone e la sentenza, dunque, passa in giudicato ad aprile 2012. Nel frattempo, a marzo, la Provincia riconvoca la conferenza dei servizi e stavolta dà l’autorizzazione a costruire l’impianto.

A questo punto l’azienda agricola ha visto passare due anni da quando ha presentato richiesta di autorizzazione, senza poter toccare mezza zolla di terra del campo dove l’impianto sarebbe dovuto sorgere. E quindi, com’è suo diritto, chiede i danni con un nuovo ricorso al Tar.

Al tempo stesso, però, non fa partire la costruzione dell’impianto, sostenendo che proprio il giorno stesso del rilascio dell’autorizzazione era uscita su Internet una bozza del Quinto conto energia che rendeva del tutto ipotetico l’accesso alle tariffe incentivanti. Sono gli anni in cui la legislazione in materia viene rivoluzionata. Dopo la valanga di finanziamenti del periodo precedente, il governo chiude il rubinetto. Insomma, due anni di stallo a causa di un errore della Provincia (riconosciuto dal Tar) potrebbero rendere concreto il rischio di iniziare la costruzione e poi non ricevere gli incentivi.

In realtà l’azienda avrebbe comunque potuto ricevere gli incentivi, spiega il Tar, che il 1º giugno scorso ha messo un primo punto fermo nella vicenda.

Il Tar riconosce che la signora ha diritto a un risarcimento, avendo patito un «danno ingiusto» derivato dal mancato rilascio dell’autorizzazione nei termini previsti. Il fatto di non aver poi costruito l’impianto viene riconosciuto come responsabilità della ricorrente ma comporterà solo una riduzione del risarcimento, che resta valido.

Ma quanto spetta alla Meattini? La signora ha formulato diverse ipotesi quantificando il danno economico subito da una misura massima di 5.528.235 euro a una misura minima di 4.079.483 euro.

Per determinare l’importo che le spetta a titolo risarcitorio, nel febbraio 2014 il Tar ha disposto una “verificazione”, affidata alla Direzione generale per il mercato elettrico, le rinnovabili e l’efficienza energetica, il nucleare del ministero dello Sviluppo economico.

Il verificatore chiamato dal Tar ha stimato che il danno economico, sulla base del valore attuale dell’impianto, ammonterebbe alla più contenuta cifra di 200.000 euro. L’azienda, di tutta risposta, ha stimato un valore attuale dell’impianto dieci volte superiore a quello calcolato dal perito. La Provincia, dal canto suo, ritiene plausibile che la cifra di 200.000 euro venga almeno dimezzata, «alla luce della forte decrescita dei prezzi dell’energia», e ha anche cercato di cancellare il calcolo dell’azienda dal procedimento, ritenendolo tardivo ed estraneo all’istruttoria.

Ebbene, il Tar lascia la porta aperta. I giudici non solo hanno accolto la documentazione dell’azienda, ma ritengono necessario che la verificazione venga integrata alla luce delle ragioni presentate dall’azienda. Il perito ha dunque novanta giorni di tempo per rifare i calcoli. Solo a quel punto il Tar deciderà se l’azienda ha diritto o no al maxirisarcimento milionario.

 

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