Il Tirreno

Grosseto

Sulla lapide ai caduti affiora un “intruso”: il fascista Soldatini

di Gabriele Baldanzi
Sulla lapide ai caduti affiora un “intruso”: il fascista Soldatini

Roccastrada, il suo nome spunta fuori dopo la pulizia «Ma l’ufficiale di Marina sopravvisse alla Grande Guerra»

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ROCCASTRADA. In paese le lapidi con i nomi dei novantacinque caduti nel corso della Grande Guerra (in totale cinquantadue ragazzi) e del secondo conflitto mondiale (quarantadue) sono adesso perfettamente leggibili. Il Comune le ha ripulite meno di un mese fa. Sono tre lastre che incorniciano il monumento di piazza Gramsci.

In questi giorni – con la ricorrenza del centenario dell’ingresso in guerra dell’Italia – in molti hanno lanciato un’occhiata a quei nomi.

L’ingegner Mario Amerini si è dedicato a un’accurata decifrazione delle incisioni e a una rapida ricerca storica. Dal suo lavoro sono emerse storie crude di passioni e miseria, ma soprattutto è venuto fuori un piccolo giallo.

«Nelle lapidi di marmo – spiega – compare un “intruso”, una sorta di anomalia storica, un nome molto noto, ingombrante, che ha avuto sì a che vedere con la liberazione di Trento e Trieste e le battaglie contro gli austriaci, ma riportò a casa la pelle. È quello di Alfeo Soldatini, caduto poi in un agguato da parte della resistenza etiope nel 1937, alla periferia sud di Addis Abeba. Ucciso per vendetta, pare, nel periodo di occupazione italiana in Etiopia, quando la guerra non c’era».

Soldatini è stato un personaggio eclettico e partendo da questo equivoco Amerini ne ha ricostruito la storia personale. Nativo di Gavorrano, ufficiale di Marina, partecipò alla prima guerra mondiale ma ne uscì vivo e decorato; poi divenne consigliere comunale a Roccastrada.

Dal 1924 al 1927 risulta al vertice del partito fascista grossetano come console della milizia e comandante della Legione Maremmana. A lui vengono addossati alcuni raid a base di olio di ricino e la bastonatura, a Roccatederighi, dell’antifascista Antonio Gamberi, a cui è intitolata, oggi, la biblioteca comunale di Roccastrada.

Tra il gennaio e il giugno del 1926, Soldatini, che rappresenta l’ala dura del fascismo locale, fa prima dimettere il rivale fascista, il rocchigiano Italo Maggi, e quindi prende il suo posto di sindaco. Il prefetto di Grosseto, però, reagisce al golpe e restaura il Maggi, con lo scopo di recuperare il rapporto con la popolazione, notoriamente avversa al regime fascista dopo l’eccidio del 1921.

Soldatini allora lascia Roccastrada e se ne va a Roma, dove si dedica alla pittura e al cinema. Come pittore è quotato negli atelier romani, come regista gira a Roccastrada le sequenze del film “Terra che trema”, che non completerà.

Lo ritroviamo in Etiopia nella seconda metà degli anni Trenta; qui trova la morte in un agguato alla periferia di Addis Abeba.

E proprio a seguito di questo episodio Mussolini fece rimuovere Graziani da Viceré d’Etiopia sostituendolo con il più moderato Amedeo Duca d’Aosta. Pochi mesi dopo la sua morte, nel 1937, il podestà di Roccastrada Ferrari decise di intestargli il nuovo ricovero per anziani di piazza dell’Orologio, ma sull’edificio l’insegna con il nome Soldatini venne rimossa e distrutta dai partigiani nel 1944.

Amerini – dicevamo – ha ricostruito questa figura fino a rintracciarne la tomba, che si trova nel cimitero militare italiano di Addis Abeba. Ma quando sembrava che a Roccastrada ogni memoria fosse ormai cancellata, ecco che Alfeo Soldatini ricompare in una delle tre lapidi del monumento ai caduti della Grande Guerra di piazza Gramsci, unico ufficiale in mezzo a tanti soldati e a qualche sergente.

«Nessun problema e nessuna polemica, per carità – spiega Mario Amerini – deciderà l’amministrazione se fare ulteriore luce su quel nome, se lasciarlo oppure toglierlo. Di certo il monumento e le lapidi risalgono all’immediato dopoguerra e a realizzarli fu un amministrazione di sinistra. Ritengo, quindi, che l’errore sia stato compiuto in buona fede, probabilmente ignorando alcuni dettagli storici. Alfeo Soldatini è morto sì, ma non in guerra».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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