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Traffico di rifiuti pericolosi, quattro accusati di associazione per delinquere
Il gup ha deciso per il rinvio a giudizio dei vertici della Agrideco di Scarlino nelle operazioni di trasporto sarebbero stati utilizzati formulari inesatti o certificati falsificati
GROSSETO. Chiusa con quattro rinvii a giudizio - l’imputazione è associazione per delinquere - la lunga udienza preliminare relativa al traffico di rifiuti che avrebbe avuto come epicentro lo stabilimento Agrideco a La Botte di Scarlino. Un fascicolo aperto già prima dell'esplosione avvenuta il 26 giugno 2008, nella quale perse la vita un operaio e un altro rimase gravemente ustionato.
Quello che andrà ad aprirsi il 14 ottobre davanti al collegio del Tribunale è il procedimento più consistente dei numerosi via via aperti nell'ambito dell'inchiesta Golden Rubbish e che hanno imboccato strade differenti a seconda della competenza territoriale e per materia. Il gup Valeria Montesarchio ha disposto il rinvio a giudizio per Stefano Rosi, 55 anni, nativo di Viareggio e domiciliato a Castagneto Carducci, socio di maggioranza, legale rappresentante e amministratore di diritto e di fatto della srl; Paolo Meneghetti, 55 anni, di Codoneghe (Padova), socio e membro del cda della srl, incaricato prevalentemente del settore commerciale; Federico Lattanzi, 42 anni, di Piombino e domiciliato a Montieri, socio e membro del cda, incaricato prevalentemente delle questioni tecniche e organizzative; Luca Tronconi, 50 anni, di Roccastrada, vicepresidente, responsabile della gestione dell'impianto de La Botte. Difesa Leporatti, Niccolai, Vasoin, Celli, Giorgi. Le indagini erano state coordinate dal pm Alessandro Leopizzi. Si erano messi al lavoro i carabinieri del Noe, erano state effettuare tre consulenze tecniche. Sopralluoghi, perquisizioni, foto, sequestri, interrogatori e sommarie informazioni hanno costituito il fascicolo.
Un "quadrumvirato", secondo una definizione richiamata dal gup, di cui Rosi sarebbe stato il capo, secondo l'accusa. I quattro avrebbero promosso, costituito e organizzato un'associazione: lo scopo sarebbe stato trasportare rifiuti speciali pericolosi senza formulario o con formulario contenente dati inesatti o incompleti; o anche utilizzando durante il trasporto un falso certificato di analisi come anche predisponendo certificati di analisi riportanti indicazioni ritenute false sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti; contestata anche la falsità nei registri di carico e scarico. Un'attività illecita che sarebbe stata commessa sistematicamente nell'esercizio quotidiano dell'attività.
All'esito delle numerose udienze in cui si è articolato il vaglio della richiesta di giudizio, il giudice ha ritenuto corretta l'imputazione, in base alla diversificazione dei ruoli e comunque senza che vi sia stata una semplice posizione partecipativa. A sostegno delle intercettazioni ci sono tutti gli altri elementi di prova, aggiunge il giudice, ritenuti sufficienti per sostenere l'accusa.
In una delle primissime udienze - nel 2012 - era stata definita la prima parte delle imputazioni, quelle per la cooperazione colposa nell'omicidio colposo e nelle lesioni colpose come conseguenza diretta dell'esplosione del 2008. Rosi e Tronconi avevano patteggiato sempre davanti al giudice Montesarchio 1 anno e 4 mesi (pena sospesa): dovevano rispondere della morte di Martin Doru, 47 anni, e delle lesioni riportate dal collega Mario Cicchiello, oggi 67 anni. Anche la Agrideco aveva patteggiato: una sanzione pecuniaria da 40mila euro, pagabili in venti rate. Di recente il collegio del Tribunale di Grosseto si è dichiarato incompetente per le rocce da scavo contaminate della stazione di servizio Versilia, nel territorio di Pietrasanta (fascicolo indirizzato a Lucca) per le confezioni di prodotti provenienti dal magazzino di Cremona della Procter & Gamble, scarti commerciali ma non rifiuti propriamente intesi (a Livorno).
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