Sicurezza
«Zitto Lido, hanno messo una microspia nell’auto»
L’amico di Bilella riferisce il colloquio avvenuto la sera dell’8 novembre 2013 «Si era innamorato di Francesca, mi disse che l’aveva palpeggiata al seno»
GROSSETO. Antonino Bilella aveva capito, o comunque aveva intuito, che i carabinieri avevano messo le mani sulla sua auto, l’8 novembre 2013, quando era stato chiamato in caserma a Follonica. Perché la sera di quello stesso giorno, arrivato dall’amico Lido Volpi che abita a Campagnatico e che lo aspettava per una bruschettata che aveva rischiato di saltare, aveva detto: «Zitto, forse mi hanno messo una microspia», parcheggiando l’auto lontano dal casale, verso un capannone.
È l’ultima notte che il custode di Villa Adua trascorre da uomo libero, tra l’altro proprio ospite dell’amico dal quale peraltro era stato più volte a cena: in quella successiva verrà fermato. Le parole di Bilella sono riferite dallo stesso Volpi, agricoltore di 64 anni, che per qualche periodo era stato nel mirino dei carabinieri, si capisce come possibile presunto complice: «Mi tartassavano: “Dicci dove l’avete messa o ti mettiamo in galera”», ricostruisce parlando di quei primi giorni del novembre 2013 in cui era appena sparita Francesca Benetti: «Ma io ero tranquillo, non avevo fatto nulla».
Anche se destinatario di perquisizione in casa, è stato interrogato in Corte di assise come testimone dal sostituto procuratore Salvatore Ferraro. Volpi si dimostra sicuro e genuino: riferisce che «Nino s'era un po' invaghito, innamorato, sì»; che Bilella chiamava spesso Volpi: «Anche 4-5 volte al giorno, spesso io non rispondevo»; che era «andato a prendere il gasolio agricolo da Bilella e venne la signora a sistemare la casa. Lei ci offrì il caffè»; che sembrò strano a lui e alla moglie che sia il 4 novembre sia il 5 novembre (sono le ore della scomparsa) Bilella dichiarasse «Non venite, non ci sono»; che Bilella gli confidò di aver toccato il seno di Francesca; che le donne di casa sua avevano notato dei graffi sull’avambraccio di Nino.
Ma sentito dall’avvocato Riccardo Lottini, uno dei difensori di Bilella, fa retromarcia. Spiega che non era vero che salì a casa della Benetti per prendere il caffè con Bilella. E che quest'ultimo non gli disse mai apertamente che si era innamorato («lo capii a senso, mi disse 'io ci provo»). All’avvocato Leporatti che gli chiede come mai ha detto di essere rimasto in banca fino alle 11.45 del 4 novembre se l’assegno da lui portato (doveva pagarci il gasolio a Bilella) era stato negoziato alle 9.47: «Beh, sono uscito e ho trovato un sacco di gente che conosco. Ho fatto tardi e non sono andato più da Bilella per pagarlo». E se aveva dichiarato inizialmente che doveva pagargli un agnello era perché non voleva dire che si erano passati il gasolio, «era una bugia, perché sapevo che avremmo dovuto pagare una multa».
Lido si mostrava preoccupato per Bilella: «Lui mi aggiornava sulla scomparsa, sui carabinieri e lui mi diceva di essere tranquillo». E, intercettato il 7 novembre, se aveva detto a Bilella «trovato niente?» (con un’espressione che aveva potuto creare fraintendimento) intendeva dire se era stata ritrovata la Benetti e lo diceva in tono preoccupato.
La moglie Settima Benigno ha parole di affetto per Nino: «Per noi era uno di famiglia». Non diverse le parole della cognata Gisella Alfano: «Con noi sempre rispettoso». A entrambe il pm Marco Nassi chiede di ricostruire quel giorno (settembre-ottobre 2013) in cui accompagnarono Bilella in una gioielleria di Paganico perché doveva «fare un pensierino»: non ci disse a chi, spiega Settima, mentre Gisella avanza un «era per Francesca», subito dopo ritirato. Si voleva far consigliare. Vide tante collane, prezzo 100-150 euro. Ma uscì senza comprare nulla: «Forse è meglio che ci porto lei», disse secondo quanto riferito da Settima.
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