La manifestazione
Grosseto, massacrato dal "branco" senza un perché
Il ragazzo di 32 anni è stato aggredito con calci e pugni da cinque ragazzi: gravi ferite al volto e alla testa, operato al Cto
GROSSETO. Lo hanno massacrato senza un perché. Prima gli hanno sferrato un colpo nel costato e poi - dopo averlo visto cadere in terra privo di resistenze - hanno continuato ad aggredirlo con ripetuti calci nel volto e in testa, con una brutalità inaudita fino a provocargli lesioni gravi. Fratture scomposte alla mascella, allo zigomo e agli occhi; sangue e lividi, tumefazioni attorno all’orbita oculare.
Una scena bestiale che si è consumata alcune sere fa in un locale grossetano e ha visto vittima un libero professionista di Grosseto, 32 anni da compiere (il suo compleanno è tra qualche giorno). La causa di tutto? Nessuna, non esiste. «Neppure un futile motivo», racconta lui dopo essere stato operato e dimesso dall’ospedale.
L’unica certezza di questa storia è stata quella rabbiosa reazione nata dal nulla e che ha imboccato, in un lampo, una traiettoria incomprensibile e violentissima. Dopo l’aggressione il ragazzo è andato al pronto soccorso di Grosseto e da lì al Cto di Firenze dove i medici l’hanno sottoposto a un intervento maxillofacciale inserendogli alcune placche di titanio nel volto. Ora il giovane è tornato a casa ma ha ancora il viso segnato e gli occhi che recano le tracce visibili della violenza. Una violenza esplosa all’improvviso nel cuore della notte, nel locale dove lui era andato alcune sere fa in compagnia di un amico. «Tra l’altro dopo cena io neppure esco molto. Se uno lavora tutto il giorno - racconta amareggiato - non esce tanto a fare casino...».
Morigerato e casalingo, solo in quell’occasione o poche altre - appunto - il malcapitato decide di uscire pensando di fare comunque «una cosa tranquilla». Due chiacchiere con gli amici e poi tutti a letto a dormire. E invece qualcosa va storto imboccando una piega imprevedibile. Tra le 1 le 2 si trova accanto cinque persone di nazionalità straniera, tutti uomini. Non li conosce, non sa chi siano. Uno di loro sferra l’attacco per primo e gli dà un cazzotto nello sterno. Il grossetano pensa subito a uno scherzo e non gli dà eccessivo peso.
Si porta le mani nel punto dolente in cui è stato picchiato, d’istinto indietreggia credendo che tutto finisca lì ma da quel momento in poi - e anche in questo caso senza motivo - è un crescendo di violenza. Entrano in gioco altri quattro ragazzi che lo scaraventano in terra, iniziano a colpirlo con calci in faccia e in testa con una potenza inaudita mentre il suo corpo è rannicchiato sul pavimento per tentare una difesa impossibile e un altro tenta di farli desistere invano. L’amico non riesce a far nulla: tutto si consuma nel giro di poco con una raffica brutale di colpi che gli provocano lesioni gravi alla faccia e alla testa. Dopo un po’ la violenza finisce. Restano dolore e incredulità.
Il gruppo scompare. Il ragazzo si alza e, forse senza ancora rendersi conto di tutto, raggiunge il Pronto soccorso di Grosseto da solo. «Mi facevano male la testa e l’occhio sinistro dal quale non vedevo più nulla», racconta. All’ospedale Misericordia viene sottoposto ad accertamenti: gli esami rivelano fratture scomposte a mascella, zigomo, pavimento dell’orbita e parte superiore dell’orbita. I medici, compresa la gravità, decidono di trasferirlo a Firenze con l’ambulanza dov’è operato e gli sono inserite tre placche di titanio nel viso. Ora che è stato dimesso spiega di «non provare rabbia o rancore né covare vendetta perché alla fine devo pensare ad andare avanti e a lavorare. Ma un senso di ingiustizia e incredulità, questo sì: ricordo ogni istante di questa violenza e non so ancora trovare un perché».
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