Il Tirreno

Grosseto

il caso del gestore di una tabaccheria

Quelle pressioni attraverso l’ex

«Non c’è reato per una richiesta di informazioni a Castriconi»

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MONTE AGENTARIO. Quale reato commette un privato cittadino come ormai era Massimo Castriconi quando gli viene chiesto di informarsi di una pratica? «Non è reato, non è niente», sostiene l’avvocato Maurizio Infetti che tutela Gianluca Fuga (1 anno e 3 mesi la richiesta del pm), che gestisce una tabaccheria a due passi dal Comune e che aveva presentato una Dia per un dehor temporaneo. Tentato abuso d’ufficio è l’accusa, per le pressioni che si sarebbero volute esercitare tramite l’ex assessore. E falso per quanto contenuto nella Dia.

Lo sostiene anche a nome di Elio Schiano (stesse accuse, stessa pena), il tecnico incaricato cui Fuga si era affidato. L’esercente conosceva Castriconi dalla nascita, come conosce Donati e tanti altri dipendenti comunali. Per entrambi, come per altri due imputati Francesca Orso (comproprietaria per opere senza nulla osta) e Alessandro Bocchia (esecutore di escavazioni in un rudere a Cala dell’Olmo), sollecita un’assoluzione (identica la richiesta del pm). E tale è la conclusione anche per Ugo Solari, all’epoca giovane geometra, in quel caso «alla sua seconda pratica», «gliela passa Cerulli»: analizzando anche le intercettazioni, il difensore dichiara di fare fatica a trovare i reati di corruzione contestati in concorso. «Manca l’elemento psicologico», aggiunge ricordando che non sapeva dei rapporti tra Cerulli e Comunale suoi coimputati e che, per i reati di falso nella Dia, Solari (chiesti 2 anni di condanna)si era fidato di Cerulli.

Al collegio, l’avvocato Massimiliano Arcioni (che tutela Corrado Serpelloni per conto del collega Avanzi - 2 anni e 6 mesi) prospetta una visione diversa del reato di corruzione contestato per un’immobile alla Soda, per il quale c’è anche un bonifico: «Non c’era l’intenzione iniziale, poi Cerullli dice che servono i disegni, poi che i soldi iniziali non bastavano più». Secondo Arcioni andrebbe riqualificato il reato e da qui dovrebbe discendere un’assoluzione; oppure i giudici dovrebbero valutare l’esistenza di una costrizione.

Non escono dai binari della richiesta di assoluzione dall’abuso d’ufficio e dal falso i difensori del geometra Attilio Benedetti (chiamato nel processo come tecnico di Giuseppe Di Santi - 1 anno e 8 mesi di condanna per l’accusa ), gli avvocati Paolo Bianco e Alessandro Oneto. (p.s.)

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