La manifestazione
Bilella: "Zitto Lido, hanno messo una microspia"
Al processo per l'omicidio di Francesca Benetti parla uno degli amici del custode di Villa Adua
GROSSETO. Cosa Antonino Bilella raccontava agli amici del suo interesse per Francesca Benetti, proprietaria della villa in cui lui lavorava da custode? E perché aveva fatto certe telefonate il giorno della scomparsa della donna e quello successivo? Perché era andato a trovare un amico a Campagnatico? E perché ci dormì la notte dell'8 novembre 2013?
Sono queste alcune delle domande che i pm Marco Nassi e Salvatore Ferraro porgeranno ai testimoni dell'ottava udienza del processo in corte di assise per l'omicidio Benetti. Nove le persone chiamate a dare indicazioni e spiegazioni. Anche a proposito dell'acquisto di un gioiello in un negozio di Paganico, per il quale Bilella avrebbe chiesto consigli.
Ore 16. “Aveva un'aria frettolosa”. Alla ripresa dopo la pausa grande vengono sentite l'incaricata della biglietteria della stazione di Follonica e una donna residente in un podere presso il quale Bilella si sarebbe recato per acquistare un agnello. E' poi la volta degli impiegati della ditta Bartiromo, presso la quale Bilella aveva portato a rottamare la Punto bianca poi sequestrata dai carabinieri. “Aveva un'aria frettolosa”, dice Mara Berti, la segretaria addetta alla ricezione delle auto, rispondendo al pm Nassi. Bilella aveva chiesto informazioni, poi era tornato e aveva lasciato l'auto.”Non ricordo se era agitato, nervoso” (ai carabinieri aveva detto che era “molto agitato”). Vide se c'era un pianale? “Non ho visto”. Bilella “non chiese quanto tempo occorreva per l'effettiva demolizione dell'auto”.
Ore 13.50. “Nino per noi era come uno di famiglia”. Anche la cognata, Gisella Alfano, ricostruisce l'episodio del negozio. Prima afferma di sapere che si trattava di un regalo per Francesca, poi precisa che forse si è trattata di una ricostruzione a posteriori basata sulle notizie apprese dai giornali. E in conclusione di deposizione, tiene a dire che Bilella “con noi è stato sempre rispettoso”. Parole non diverse da quelle di Settima: “Per noi era uno di famiglia. Per il mio compleanno, che è il 5 aprile, mi aveva regalato una pianta”.
Ore 13.30 “Bilella voleva fare un pensierino”. Nel settembre-ottobre 2013 (“può darsi”) Bilella chiese alla moglie di Lido Volpi, Settima Benigno, di essere accompagnato in gioielleria “perché doveva fare un pensierino, ma non disse a chi né io lo chiesi”, dice la donna. Con auto diverse (Bilella era sulla sua) raggiunse insieme alla cognata il negozio di Paganico: “Cercava delle collane e la gioielliera gliele faceva vedere. Non bracciali: collane. Erano sui cento euro, non erano costose. Ma Nino a un certo punto disse 'E' meglio che ci porto lei, così se la sceglie'. E andò via. Non ne parlammo più”. La donna conferma quasi per intero il racconto del marito a proposito delle telefonate dei primi di novembre (“quella del 4 fu fatta con il telefono era di mio marito, intestato a me poi la scheda l'ha presa lui”).
Ore 12.50 La mattina passata a Braccagni. Volpi, fa osservare l'avvocato Bruno Leporatti, lei ha detto che era rimasto in banca il 4 mattina per cambiare l'assegno, per poi pagare il gasolio a Bilella, fino alle 11.45 perché c'era gente: ma se io le dicessi che l'assegno è stato negoziato alle 9.47? Volpi precisa: “Sì, ma io conosco tanta gente a Braccagni. Fuori dalla banca ho trovato delle persone, sono stato al bar a fare due chiacchiere. Siccome poi si erano fatte le 11.45 decisi di non andare più da Bilella”. Leporatti aggiunge che non risultano dai tabulati telefonate a Bilella la sera del 4: “Eppure è stato chiamato, con il telefono di mia moglie: chiedetelo a lei”. Graffi sull'avambraccio? "Io non li vidi, li videro mia moglie e mia cognata. Io non li vidi nemmeno nei giorni prima, quando facemmo i conti per il gasolio".
Ore 12.40 “Volevano mettere in galera anche me”. Alla ripresa dopo la pausa, è la volta dei difensori di Bilella. E Volpi torna indietro su alcune dichiarazioni. All'avvocato Riccardo Lottini spiega che non era vero che salì a casa della Benetti per prendere il caffè con Bilella. Che quest'ultimo non gli disse mai apertamente che si era innamorato (“lo capii a senso, mi disse 'io ci provo'”). Aggiunge che “i carabinieri mi avevano tartassato nei giorni successivi alla scomparsa: una volta mi fecero salire in auto e mi dissero di rivelare dove avevo nascosto il corpo, sennò mi avrebbero messo in galera anche a me. Ma io non sapevo nulla, nemmeno che avevano arrestato Nino”.
Ore 11.30 “Zitto, hanno messo una microspia”. Dopo le 21.30 Bilella arrivò al podere di Volpi: “Ma parcheggiò lontano dal casale, quasi al capannone. Mi disse 'zitto, forse hanno messo una microspia nell'auto'. Era agitato. Le donne di casa mia videro che aveva dei graffi su un braccio. Poco dopo le 23 si alzò per andarsene ma non se ne andava. Allora mia moglie lo invitò a passare la notte da noi. Al mattino sembrava un altro, più sereno. Fu l'ultima volta che lo vidi. Poi mi scrisse due volte dal carcere, portai le lettere ai carabinieri”.
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Ore 11.15 “Mi vogliono arrestare”. Il sostituto procuratore Ferraro chiede a Volpi di ricostruire minuziosamente i contatti avuti in quei giorni con Bilella, a partire dal giorno della scomparsa. Il 5 Volpi andò a Villa Adua, per pagarlo: “Mi disse che c'erano i carabinieri e di essere comunque tranquillo. Ma non era lui”. Quando nella telefonata intercettata del 7 novembre Volpi disse “trovato niente?” si riferiva “alla signora, se era stata trovata”. La sera dell'8 Bilella doveva andare da Lido per una bruschettata: “Al mattino, quando venne da me, mi disse che non sarebbe potuto venire perché convocato alle 18 dai carabinieri. Alle 19.45 mi chiamò pregandomi di venire in caserma a Follonica per prendere le chiavi e governare i cani e le galline. Mi disse 'mi vogliono arrestare'. Poi mi richiamò e mi disse che non c'era bisogno di venire. Anzi, che sarebbe venuto da noi per la bruschetta”.
Ore 11 “Stasera non venire, non ci sono”. Sembrò strano a Volpi (“ e lo dissi anche a mia moglie”) che Bilella la sera del 4 novembre gli disse di non venire l'indomani: si sarebbero dovuti vedere quel giorno stesso perché Lido doveva pagargli il gasolio ma l'agricoltore di Campagnatico fece tardi. Volpi lo chiamò per scusarsi e fissare un nuovo appuntamento: “Non venire” disse, non ci sono. Così anche l'indomani: “Non venire, non ci sono affatto”. “Mi sembrava strano nella voce, gli chiesi se aveva 'perso la penna'”. Ma il mercoledì mattina Bilella alle 8.30 “era già a casa mia”. Normale che dicesse di non venire? “No. Commentai con mia moglie: 'per queste donne ha perso il capo'”. In precedenza, il custode aveva raccontato a Lido di aver “toccato una mammella alla signora” e che aveva aggiunto che lei aveva minacciato di dirlo al compagno. “Dissi a Nino: 'Se ha un uomo, non le rompere l'anima. Tu hai 69 anni e ti metti a fare queste cose, ce ne sono tante di donne'. Vai a sapere cosa aveva in testa...”. Volpi racconta anche di quella volta che sua moglie e sua cognata accompagnarono Antonino da un gioielliere di Paganico per acquistare una collana o un bracciale: "Ma non ne fece nulla, costava troppo".
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Ore 10.40 Nino si era innamorato. Bilella “s'era un po' invaghito, innamorato, sì”. Confidenze riferite in aula da Lido Volpi, di Campagnatico, amico del custode: prima solo rapporti di lavoro (“Bilella aveva bisogno di paglia, già quando era ancora ad Asti”) e poi di reciproca frequentazione, visto che la moglie di Lido è anch'essa siciliana. Lido andava da lui, Antonino era spesso ospite dei Volpi: “Se c'era una festa, lo invitavamo”. Bilella chiamava spesso Volpi: “Anche 4-5 volte al giorno, spesso io non rispondevo”. Sapeva della Benetti? Chiede ancora il pm: e Lido spiega di quella volta che aveva accompagnato Bilella da un geometra dove era fissato un incontro per modificare (e prolungare) il contratto di affitto, un accordo che poi non fu raggiunto. Un altro episodio: “Ero andato a prendere il gasolio agricolo da Bilella e venne la signora a sistemare la casa. Lei ci offrì il caffè”.
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