Sicurezza
Un appello per salvare la millenaria Sant’Antimo
I monaci custodi stanno per andare via e per l’antica abbazia c’è il rischio di cadere nell’abbandono
MONTALCINO. L’abbazia di Sant’Antimo è prossima alla chiusura? Potrebbe esserlo. Autorevoli fonti riferiscono che entro la fine dell’anno i monaci premostratensi, che adesso abitano il complesso conventuale nella campagna di Montalcino, al confine con la provincia di Grosseto, dovranno lasciare l’abbazia medievale, fondata niente meno che da Carlo Magno, per trasferirsi ad Avignone.
Già pochi giorni fa il padre priore si sarebbe recato ad Avignone per prendere visione del lavoro da fare e pare che il vescovo di Siena starebbe cercando una comunità che possa rimpiazzare i frati che dovranno andarsene.
Una notizia che sta riempiendo di sgomento tutta l’Amiata e tutta la Val d’Orcia. Infatti il gruppo di monaci di Sant’Antimo nel 1979 ha dato origine a una comunità in pianta stabile nella prestigiosa abbazia e ha messo in piedi un grande lavoro di sistemazione della chiesa e dei suoi dintorni con l’aiuto di tanti scout che hanno dato mani e passione al restyling di tutto il complesso che era abbandonato da oltre 530 anni. Così i “monaci francesi” sono entrati a far parte dell’identità stessa dell’Amiata e della Val d’Orcia, con i loro canti gregoriani di grande impatto emotivo ad ascoltare i quali arrivano fedeli e appassionati di musica sacra da ogni parte del mondo che vengono a visitare Sant’Antimo che sorge nella solitaria Valle Starcia, a pochi chilometri a sud di Montalcino, uno dei monumenti in stile romanico più importanti della Toscana.
I frati premostratensi sono circa 1300 nel mondo e la loro perdita potrebbe significare la rovina dell’abbazia che essi custodiscono e curano, prestandosi come guide e ospiti a tutti i numerosissimi turisti che visitano questo splendore.
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Ancora non si conoscono i dettagli del trasferimento che, comunque, pare cosa fatta. E dall’Amiata arrivano appelli a non trasferire questi monaci.
Il più immediato è quello di Charlotte Horton, proprietaria del castello di Potentino di Seggiano, che subito si è messa in moto per segnalare la cosa, di portata internazionale, ai mass media, compresi quelli della Gran Bretagna, perché anche qui è presente questo ordine regolare di monaci.
Anche la curia senese e la soprintendenza non starebbero con le mani in mano. Vescovo e soprintendenza si sarebbero messi in moto per trovare un altro ordine monacale che possa sostituire i frati premostratensi, perché è fondamentale che l’abbazia non resti priva di sorveglianti. Ma comunque non sarà la stessa cosa.
I canonici bianchi, che seguono la regola di Sant’Agostino il cui ordine fu fondato da San Norberto da Xanten nei primi anni del 1100, sono una vera istituzione di Sant’Antimo e hanno animato l’abbazia oltre che col loro canto gregoriano, anche con le più disparate attività: dai campi scout alla produzione di prodotti tipici, come la birra artigianale cruda fatta con un processo secolare tramandato di generazione in generazione o anche la gelatina di birra.
«Per l’Amiata la presenza dei monaci è davvero un valore aggiunto inestimabile. E nessuno vuole che se ne vadano», dice Charlotte Horton.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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