Il dolore
Ogni giorno mangia una pecora
Un predatore ha preso di mira due allevamenti e fa la spola tra i poderi: agricoltori esasperati
SEMPRONIANO. C’è un predatore che fa la spola fra due aziende di allevamento nella campagna di Catabbio, sulla direttrice Catabbio-San Martino ed ogni giorno si fa fuori una pecora. Dopo l’aggressione al gregge di Eros Giomarelli, qualche giorno fa, a Catabbiaccio, un paio di giorni or sono, il predatore è andato all’azienda confinante, quella di Mauro Di Nicola e anche qui si è mangiato una pecora. Ma non solo. L’animale, con le fattezze di un ibrido piuttosto scuro di manto, si è avvicinato a una quindicina di metri dal pastore e senza essere per nulla intimorito ha continuato ad avvicinarsi, mentre il pastore, impaurito e senza difesa, non sapendo a che santo votarsi, ha chiamato i carabinieri mentre una pecora gravida stava partorendo nel prato, presa dal terrore.
Mauro Di Nicola non ha nemmeno le forze sufficienti per raccontare l’episodio che è l’ultimo di una serie ormai insostenibile. «L’altra mattina- dice - dopo che ne aveva mangiata una, l’animale che ormai si aggira qui da giorni, saziandosi ora da me ora dal mio vicino Giomarelli, si è avvicinato al podere. Si è alzato facendosi vedere nell’erba alta e sembrava volesse attaccare. Ho avuto una paura del diavolo e allora ho telefonato ai carabinieri, perché mi sentivo in pericolo». Mauro Di Nicola, è l’unico, in zona, ad avere pecore amiatine. «Ho un gregge di 84 pecore, adesso, perché ultimamente me ne sono state uccise quattro e due sono state sciupate - dice - Spero che per lo meno queste ce la facciano a sopravvivere. Siamo i soli ad allevare questa specie particolarissima e nemmeno questa razza vogliono salvaguardare. Eppure è un’eccellenza che andrebbe protetta. Ho una stalla dove la sera rimetto tutte le pecore. Ho un recinto alto due metri. Eppure non basta. Qui vogliono la fine dell’allevamento e dell’agricoltura». Intanto di fronte a questo gravissimo problema, gli allevatori invocano che la politica prenda posizione. Il M5s che lo scorso 20 maggio ha tenuto un incontro in piazza ad Arcidosso, lo ha fatto: «Da che mondo è mondo in agricoltura esiste il rischio d’impresa - dice - è il settore economico con il più alto indice di rischio d’impresa, secondo solo agli stunt men di Hollywood. E il rischio d’impresa è altissimo in aree marginali a grandi spazi naturali là dove spesso è esercitata la pastorizia per la produzione di latte e carne qualità superiore. Mi domando qual è la differenza tra un pastore che perde il 10/15% o anche di più della sua unità produttiva pastorale per la predazione di lupi o canidi vari inselvatichiti e un olivicoltore che ha perso il 60/80% del suo raccolto a causa della predazione della mosca», sottolinea, fra l’altro Magrini. Altro atteggiamento, invece, è venuto dal candidato consigliere Pd Francesco Rustici che è stato particolarmente colpito dal disastro economico e dai danni ambientali dovuti alla crisi della pastorizia di cui le predazioni sono cause non secondarie. Ma si attendono, adesso, prese di posizione da parte delle compagini che da tempo si confrontano anche con questa problematica e in particolare dal governatore della Toscana Enrico Rossi con cui gli allevatori avevano avuto un abboccamento circa un anno fa.
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