Sicurezza
I sindaci battono i pugni contro l’Ato
Velenoso faccia a faccia a Orbetello. Contestata la gestione: «Costi aumentati ma situazione uguale o peggiorata»
ORBETELLO. I sindaci non le hanno certo mandate a dire. C’è chi è pronto ad uscire dall’area vasta, convinto di poter contrattare da solo il servizio con il gestore. C’è anche chi ha battuto i pugni sul tavolo, chiedendo il perché di spese tanto salate, senza trovare risposta. E chi ha riportato la semplice realtà: ossia che lo scorso fine settimana, alle porte dell’estate, i cassonetti traboccavano di spazzatura. Ma la linea è stata per tutti la stessa: «perché a fronte di un aumento dei costi il servizio nella gestione dei rifiuti nei migliori dei casi è rimasto uguale, in altri è addirittura peggiorato?». Domanda questa che potremmo attribuire a uno qualsiasi degli otto sindaci della zona sud maremmana: Manciano, Capalbio, Pitigliano, Sorano, l’isola del Giglio.
Andrea Conti, direttore generale dell’Ato sud, ed Eros Organni, amministratore delegato di Sei, hanno provato a dare spiegazioni, sottolineando le colpe della politica e dicendo che investimenti in quei territori sono stati fatti. Ed è a quel punto che è esplosa la rabbia dei sindaci, riuniti a Orbetello per un faccia a faccia che non ha fatto altro che marcare la frattura tra le due parti.
Uno scontro velenoso che arriva alla fine di una settimana d’inferno per l’Ato, dopo le perquisizioni da parte della Guardia di finanza nei suoi uffici. L’incontro orbetellano è stato convocato dall’assessore regionale Anna Rita Bramerini, intenta a capire il perché di tante critiche da parte dei Comuni della zona sud. Ci aveva già provato una ventina di giorni fa a Siena, in un altro faccia a faccia tra sindaci e Ato, ma anche in quell’occasione il tavolo si è concluso con un voto di sfiducia verso l’assemblea. Così ha tentato il bis a Orbetello, con un incontro durato più di quattro ore. «Ci sono delle voci che proprio non ci convincono» dice Marco Galli, sindaco di Manciano, quel Comune che è ritenuto il capofila di questa rivolta. «Manca la minima chiarezza su certi aspetti».
Sono tre i nodi della protesta: la burocrazia selvaggia che mette in difficoltà gli uffici amministrativi nel rapportarsi con Sei, i costi aumentati (dal 30 al 50% a seconda dei casi) a cui non è corrisposto un miglioramento del servizio. Prendiamo Manciano come esempio: fino a due anni fa, da queste parti c’era una discarica che portava a delle agevolazioni nei costi; poi è stata chiusa e il costo della raccolta dei rifiuti è aumentato di 300mila euro. «E questi sono soldi che devono pagare i cittadini con la Tari, che poi vengono a lamentarsi con i sindaci» dice Galli.
Ma lo ha detto anche Luigi Bellumori, sindaco di Capalbio, durante l’incontro a Orbetello. «Non voglio ritrovarmi come lo scorso anno con i ristoranti che chiamano in Comune perché nessuno va a raccogliere la spazzatura o a lavare i cassonetti». Idem il gigliese Sergio Ortelli, che ha denunciato bidoni pieni sull’isola senza che vengano svuotati per giorni. Anche in questi due casi si è visto un netto aumento del costo del servizio dall’arrivo di Sei: a Capalbio è più che raddoppiato, al Giglio la spazzatura si paga 635 euro a tonnellata, mentre la media nell’Ato sud è di 250. «Perché questa differenza?» ha tuonato Ortelli. «Il trasporto marino non giustifica prezzi così alti e l’isolanità non può essere una condanna». Sono proprio questi costi il bandolo della matassa, resi ancora duri da digerire per i sindaci a causa di alcuni postille a loro dire inspiegabili.
Manciano ne ha sollevata una a Orbetello: «dobbiamo pagare una multa perché alle Strillaie sono arrivati meno rifiuti di quanti previsti. Assurdo». E per capire da dove nascono e come vengono spesi questi aumenti, gli otto sindaci hanno commissionato all’Istituto Agrario di Monza una relazione sui costi/benefici dell’appalto.
Organni e Conti comunque hanno provato a dare le loro motivazioni. Il primo ha spiegato che la zona sud grossetana è proprio quella in cui Sei ha investito più di tutti, annunciando che arriveranno mille cassonetti in più. Ma i dubbi restano. «Se nella zona sud, mettiamo, servono diecimila cassonetti, mille sono una miseria – ha fatto notare Bellumori – Viceversa, se a Capalbio di questi mille ne arrivano solo cinque, parliamo di nulla». Eccoli i dubbi commissionati a Monza. Conti invece ha puntato sulle responsabilità della politica, ricordando come il comitato d’indirizzo e sorveglianza in seno all’Ato sud sia fermo da oltre un anno. E per vederlo di nuovo in moto, occorre aspettare le elezioni comunali di Arezzo. Ma anche qui i Comuni hanno rovesciato la medaglia. «Il problema politico è il vostro – dicono come una voce sola – Le decisioni le prendono solo i capoluoghi e i Comuni sede d’impianti. Noi dobbiamo farci piovere tutto addosso». E su questo Bellumori non ci sta. «Noi abbiamo già chiesto alla Regione di uscire dall’Ato: contratteremo da soli il servizio con Sei, ma alle nostre condizioni. Guardate che non chiediamo la luna, ma che venga rispettato quanto previsto nel contratto d’appalto. E ad oggi non viene rispettato nulla».
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