Il Tirreno

Grosseto

Grosseto e Livorno, nozze a rischio

di Gabriele Baldanzi
Grosseto e Livorno, nozze a rischio

La legge per ora non ammette deroghe sul numero di aziende iscritte: la fusione già siglata tra le due Camere di commercio potrebbe saltare

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GROSSETO. L’accorpamento tra le Camere di commercio di Grosseto e di Livorno (che sembrava ormai cosa fatta) in realtà è ancora a rischio. Nel disegno di legge di riforma della pubblica amministrazione, in discussione a Roma, non c’è traccia dell’attesa deroga che salverebbe questo matrimonio deciso sull’asse Lamioni-Costalli, i presidente dei due enti camerali.

Nonostante le molteplici modifiche in corso d’opera, è rimasta infatti immutata la soglia di 80.000 imprese iscritte per individuare l’autonomia del nuovo ente territoriale. Purtroppo Grosseto e Livorno insieme si fermano a 76.000 e per ottenere lo status ci vuole un “provvedimentino” ad hoc. Promesso _ pare _ ma fino a oggi non partorito.

Gli ottimisti. Ma c’è anche un’altra corrente di pensiero, quella degli ottimisti, che annovera appunto i presidenti Gianni Lamioni e Sergio Costalli. Secondo loro l’accorpamento non si basa sul nuovo disegno, ma sulla legge 580 / 1993, ad oggi l’unica norma che disciplina le Camere di commercio e che permette le fusioni senza limiti territoriali o numero di iscrizioni. Con questo riferimento normativo il sodalizio Livorno-Grosseto risulterebbe corretto. Manca però la conferma del ministero dello sviluppo economico, da cui si attende l’ok alla riorganizzazione. Subito dopo dovrà andare in buca la pallina più importante: la modifica al disegno di legge di riforma della pubblica amministrazione, dove - come detto – viene fissato il limite delle 80.000 imprese.
Ma perché concedere una deroga? La spiegazione è semplice. Ogni giorno ci sono in media movimenti di almeno 6-7 imprese tra nuove iscrizioni e cancellazioni. In un anno si genera quindi un’oscillazione che può arrivare ad alcune migliaia di unità. Per questo ai legislatori si chiede di non fissare un tetto ma un range, cioè una fascia più larga entro la quale mantenere il numero di iscritti.

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L’antefatto. Il 24 febbraio scorso il consiglio della Camera di commercio di Livorno deliberò a larga maggioranza (22 sì e 2 astensioni) la fusione con Grosseto. Stesso responso pochi giorni dopo dal nostro ente camerale: 18 voti favorevoli, un solo contrario (la Cgil), ma due assenze pesanti in consiglio (Assindustria e Cna). Il senso della riforma, lo ricordiamo, è quello di diminuire il numero di Camere di commercio, da 105 a 60. E per favorire questo percorso il Governo aveva fissato dei premi, diciamo così: la possibilità di concorrere al Fondo perequativo nazionale in caso di fusioni deliberate prima del 28 febbraio. Livorno potrà così ricevere 473.000 euro di bonus, Grosseto oltre 200.000. In realtà i vantaggi dell’unificazione dei due enti _ un fatto storico, che segna la fine di logiche e appartenenze territoriali fin troppo marcate _ si dovrebbero vedere soprattutto sul lungo periodo, al termine di tre o quattro anni necessari per andare a regime.

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Mal di pancia. Sia a Grosseto che a Livorno, però, i mal di pancia si sono manifestati da subito e la medicina del premio in denaro non li ha placati. «Come Cna _ commenta Renzo Alessandri _ abbiamo sempre avuto perplessità sul percorso intrapreso. Nel centro Italia la rincorsa a imparentarsi, senza avere chiaro il quadro normativo, a bocce in movimento, l’hanno fatta solo Livorno e Grosseto… Una fretta che non comprendo, fatto salva la smania di intascare i contributi dal fondo perequativo nazionale, che poi alla fine ritengo prenderanno anche gli altri, chi arriverà dopo». Alessandri è in sintonia con l’associazione industriali di Grosseto: «Il protrarsi dell’iter legislativo, gli ampi spazi di discussione _ dice il direttore Antonio Capone _ mi fanno pensare oggi più che mai che è stata compiuta una scelta prematura e inopportuna. E poi ci sono gli effetti di questa scelta sulle imprese del nostro territorio. Come si può, nel riordino delle Camere di commercio, non considerare le aree vaste?». Come a dire: Grosseto sta con Arezzo e Siena, non con Livorno.

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