Il Tirreno

Grosseto

«Fucilata contro un gatto: voleva ucciderlo»

Pierluigi Sposato
Il tribunale di Grosseto
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Il tribunale di Grosseto

Sotto accusa un pensionato di Piloni, un vicino aveva chiamato i carabinieri: aveva usato un silenziatore.

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ROCCASTRADA. Il gesto era inequivocabile e il rumore altrettanto, secondo il testimone: «Lui era appoggiato a una catasta, con il fucile in braccio, e puntava contro il gruppo dei gatti cui lui stesso aveva dato poco prima da mangiare. Ha capito che aveva sparato, perché ho visto la gatta fare un gran salto e scappare. Non era un’esplosione ma un rumore metallico soffocato: ho visto che aveva montato sul fucile un tubo a mo’ di silenziatore».

Non erano state rilevate tracce di sangue sul posto, l’animale non era stato trovato morto «ma non è stato proprio più trovato». Al momento il dibattimento non ha potuto fare luce completa sull’episodio che vede imputato per il tentativo di uccisione di animali (una gatta dal manto grigio maculato) un pensionato con casa a Piloni di Roccastrada, Romano Bartalucci, 77 anni, presente all’udienza di ieri. Nel prossimo appuntamento del processo - ma bisognerà attendere l’ottobre del 2016 - sarà lui stesso a farsi interrogare per spiegare meglio cosa avvenuto quel giorno. Deve rispondere anche del presunto sparo in luogo abitato. La Lac è costituita parte civile.

A parlarne ieri davanti al giudice Giovanni Muscogiuri è stato il vicino di casa, Luca Iacente, 41 anni. A lui il pm onorario Alessandro Bonasera ha chiesto di precisare quanto da lui già dichiarato ai carabinieri il 30 giugno 2013. «Poco prima delle 9 di quel giorno, era una domenica, io e la mia compagna sentiamo un rumore proveniente dall’esterno, uguale a uno sentito due settimane prima. Mi affaccio e vedo il signor Bartalucci sotto la mia finestra, con un fucile. Scendo poco dopo per lavorare nell’orto e vedo Bartalucci contro una catasta di legno mentre prende la mira. Capisco che esplode un altro colpo a un gatto a un metro di distanza; lo capisco perché il gatto fa un gran salto e poi scappa. Gli chiedo “Fai del tiro a segno?” e lui mi rispose qualcosa. Poi chiamo i carabinieri, arrivati dopo 10-15 minuti». Lei sentì un’esplosione? «No, un rumore metallico soffocato». Ma c’era del sangue lì? «Lì c’era roba da mangiare, portata da lui stesso; non ho visto se c’era del sangue anche perché l’erba era alta».

A che distanza era da Bartalucci? chiede l’avvocato Alessandro D’Amato difensore dell’imputato: «Bartalucci mi ha visto dopo che ha sparato quel secondo colpo, io ero a 10 metri da lui». Al difensore Iacente spiega anche di sapere che lì c’era una colonia felina riconosciuta dal Comune («avevo scritto in precedenza io stesso per segnalarne la presenza e i problemi delle condizioni igieniche») e che era stata affidata a una parente di Romano. Aggiunge anche che tra la parente e loro c’era stato un contenzioso per una porta da rimettere a posto.

Ma insomma, quel colpo venne sparato o no? I carabinieri che intervennero (in aula un maresciallo) non accertarono se la carabina calibro 22 Anschutz, regolarmente denunciata, aveva sparato di recente: «Neanche prendendola in mano», risponde il sottufficiale all’avvocato Roberto Burzi, parte civile per la Lac. «L’arma ci venne consegnata spontaneamente da Bartalucci. Il silenziatore? Non trovammo nulla. E non chiedemmo ad altri vicini se Bartalucci aveva sparato. Cercammo il gatto ma non lo trovammo. E non notammo tracce di sangue».

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