Attenzione
Ma il Forum insiste «Sulle bonifiche risposte inadeguate»
Contestata la replica della Regione sulla certificazione Secondo gli ambientalisti i lavori non sono stati efficaci
GROSSETO. «La Regione Toscana risponde fischi per fiaschi: il Forum Ambientalista non ha contestato che il 60 per cento dei siti nella piana di Scarlino siano stati certificati come bonificati, bensì ha fornito i dati sulla inefficacia e l’insuccesso di quel 60 per cento di opere di bonifica certificate come valide. Tali dati sono tutti tratti dai monitoraggi post operam cioè dalle analisi a lavori conclusi e riferiti anche nel progetto ultimo, approvato dalla stessa Regione Toscana il 13 aprile».
Non si fa attendere la replica del Forum Ambientalista alla Regione che ieri ha difeso il proprio operato nella bonifica della piana di Scarlino, inquinata da arsenico a causa delle ceneri di pirite (contenenti arsenico), prodotte da precedenti lavorazioni e usate in passato per fare strade e piazzali.
Martedì il Forum ha reso noti i dati raccolti da Scarlino Energia, proprietaria dell’inceneritore, che testimoniano il persistere dell’inquinamento dei terreni nonostante le bonifiche pianificate dalla Provincia, approvate dalla Regione e sulle quali vigila l’Arpat. In 29 campioni dei 44 prelevati in circa 28 chilometri quadrati risultano concentrazioni di arsenico ben oltre il limite di legge.
Per il Forum è una nuova conferma che le bonifiche non hanno funzionato. «Questi dati – dice il portavoce Roberto Barocci – sconfessano Regione, Provincia, Comuni, Asl e Arpat». Il motivo? Le bonifiche, osservano gli ambientalisti, sono state fatte a macchia di leopardo senza un progetto unitario per rimuovere la fonte dell’inquinamento, cioè le ceneri da cui l’arsenico “filtra” nella falda acquifera.
La Regione ieri ha parlato di una «situazione nota da tempo» e ha spiegato che ci sono 15 siti in bonifica, nel 60 per cento dei quali la bonifica è già stata certificata.
Ma è proprio questa certificazione che il Forum contesta, documenti alla mano, citando pareri dell’Arpat e note della Provincia stessa che definiscono i sistemi di bonifica attuali un «insuccesso».
Nell’ultimo progetto di bonifica unitaria della falda, elaborato da Ambiente società cooperativa per Scarlino Energia e presentato in Conferenza dei servizi nel 2014, ad esempio, l’Arpat nel parere 11779 del 19 febbraio 2014 scrive: «La visione unitaria della problematica richiede innanzitutto un esame critico delle cause che hanno portato all’insuccesso degli attuali sistemi di bonifica e, di conseguenza, un nuovo modello concettuale alla base della progettazione».
«L’inefficacia delle opere compiute – spiega Roberto Barocci, portavoce del Forum Ambientalista – è lamentata persino dalla Provincia di Grosseto nei pareri allo stesso progetto di bonifica numero 19692 del 3 febbraio e 68759 del 28 aprile 2014. I progettisti, incaricati dal Comune di Scarlino alla bonifica delle falde, rispondendo a tali prescrizioni hanno verificato che i livelli di inquinamento non sono diminuiti e rimandano le responsabilità degli insuccessi e incertezze a chi ha approvato i precedenti progetti».
Barocci cita il testo anche laddove riporta che «a causa dell’assenza di una caratterizzazione chimica a copertura esaustiva dei suoli e di una speciazione e analisi dettagliata dei contaminanti rilevati… le concentrazioni dei principali contaminanti potrebbero tornare sotto i livelli limite di legge in un intervallo di tempo compreso fra 42 e 79 anni». Una media di 60 anni, insomma. «Questa – dice Brocci – è l’efficacia degli enti pubblici dopo vent’anni di bonifiche in superficie approvate».
E, di nuovo, il portavoce del Forum chiama in causa l’assessore regionale all’Ambiente, Anna Rita Bramerini, e l’ex presidente della Provincia, Leonardo Marras, entrambi esponenti del Pd, perché «rispondano, se possono, a queste semplici domande: sono o non sono omissioni di legge limitare i lavori di bonifica solo ad alcune aree e mai superando i confini di ciascuna proprietà, anche quando era dimostrata e documentata la presenza di inquinanti oltre tali confini? Lasciare inquinati i terreni e le falde idriche per oltre vent’anni, consentendo la diffusione dell’inquinamento di un pericoloso cancerogeno? Rregistrare, senza intervenire, inquinamenti anche a valle idrogeologica di siti dove sarebbe stata effettuata la “messa in sicurezza permanente”? Consentire ad Eni (ex proprietaria degli impianti) di trasferire al Comune di Scarlino gli oneri di bonifica sul sito ex bacini fanghi Solmine nonostante fosse documentato il perdurante inquinamento delle falde? Non hanno risposto in passato: vedremo se lo faranno ora».
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