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Grosseto

La sicurezza al primo posto per Giorgia

La sicurezza al primo posto per Giorgia

Bagno di folla tra i militanti per la Meloni che ha incontrato i membri del comitato contro i furti

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GROSSETO. Bagno di folla tra i militanti, al Jab, in piazza del Sale, e poi a parlare di sicurezza con i rappresentanti del comitato Uniti per una Maremma migliore, e di agricoltura con i rappresentanti di Confagricoltura, poi di nuovo tra la gente, al mercato. Una mattinata grossetana per Giorgia Meloni, intervenuta a sostegno dei candidati grossetani di Fratelli d'Italia al consiglio regionale. «In Toscana – ha detto – vogliamo provare a costruire una politica diversa da quella del centrosinistra, ma anche da quella di una parte del centrodestra che non ha mostrato di voler combattere davvero il centrosinistra».

La Toscana, per Giorgia Meloni, è la regione simbolo del patto del Nazzareno, dove «abbiamo avuto per anni un centrodestra che ha preferito adagiarsi sull'idea che non si potesse sconfiggere la sinistra e ha preferito sedersi ai tavoli per dividere spazi di potere». Ed è dalla regione di Renzi che Fratelli d'Italia vuol far partire un segnale forte dal fronte anti-Renzi.

«Non vogliamo – dice Giorgia Meloni – morire renziani. Guardo con simpatia a quell'elettorato che ha votato per anni la sinistra, pensando alla difesa dei più deboli, e oggi se la ritrova al governo schiava dei poteri forti, pronta a togliere soldi alla gente per darli alle banche».

Giorgia Meloni cita il governo Monti e l'Imu sulla prima casa, «un prelievo da 3,8 miliardi di euro – dice – e hanno dato 3,9 miliardi al Monte dei Paschi», cita la sentenza della Corte costituzionale sul blocco degli aumenti delle pensioni, ricorda che con il taglio delle “pensioni d'oro” il comportamento della sinistra è stato diverso, e cita la questione dell'Imu agricola: tutti esempi, secondo la Meloni, di una sinistra «amica dei privilegiati». L'avversario da battere, però, non è solo Renzi: c'è anche la disaffezione e il rischio astensionismo.

Giorgia Meloni invita gli elettori a non fare il gioco di chi vorrebbe piano piano ridurre gli spazi di espressione del voto. «Non è vero – dice – che tutti i politici sono uguali, se non approfittiamo dei momenti in cui siamo chiamati a esprimerci e non torniamo a distinguere il buono dal cattivo rischiamo di essere parte del problema e non la soluzione».

Enrico Pizzi

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