Il Tirreno

Grosseto

Industria, agricoltura, aeroporto Marras contro «quelli del no»

di Gabriele Baldanzi
Industria, agricoltura, aeroporto Marras contro «quelli del no»

L’ex presidente della Provincia, candidato del Pd, liquida gli «allarmisti di professione», rivendica le scelte del passato, chiede impegni su Seam e non nasconde un pensierino alla giunta regionale

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GROSSETO. Leonardo Marras, candidato del Partito democratico per il consiglio regionale della Toscana alle elezioni del prosssimo 31 maggio, benché non sia stato scelto come capolista dal suo partito ha impostato la campagna elettorale correndo sempre in testa al gruppo, a viso aperto, ogni tanto lanciandosi in fuga, “pedalando” soprattutto sul tema lavoro.

Vittorie di tappa, traguardi volanti, qualche foratura. «Sì, la similitudine ci può stare. Non manca molto al traguardo. Una corsa, sia chiaro, in cui mi sento gregario e dove è importante centrare il risultato e portare acqua al capitano Rossi».

Prima tappa. Iniziamo dalla A di Agricoltura.

«Potrei iniziare dalla B di Barocci e dalla C di Calossi, visto che certi ambientalisti aspettano da me una risposta a proposito di arsenico, bonifiche, eccetera?»

Dica.

«Barocci e Calossi sono allarmisti di professione, ormai da anni. Amministrare è un compito difficile. Io ne ho sempre sentito la responsabilità e non denigro chi fa battaglie ambientaliste. Tuttavia non accetto questo sensazionalismo studiato a tavolino per delegittimare le istituzioni di fronte all’opinione pubblica. Ovviamente per cercare di conquistare un po’ di consenso politico. Arpat e Asl 9 sono le istituzioni che ci tutelano tutti come cittadini, e hanno molta più autorevolezza degli esperti ambientali autodidatti. Nel merito delle questioni tecniche l’assessore regionale all’ambiente Bramerini e Arpat hanno dato risposte più che esaustive, che condivido su tutta la linea».

Perché su questi temi lei si accalora così?

«Perché vedo malafede. Per quanto attiene alla mia responsabilità politica, dico solo che nei cinque anni in cui sono stato presidente della Provincia è stato sottoscritto l’accordo con Sindyal, redatto il piano provinciale delle bonifiche di nostra competenza e avviato il percorso di recupero dei siti compromessi. Infine devo anche togliermi un ultimo sassolino dalle scarpe. Credo che l’obiettivo politico vero di Barocci e Calossi, e del mondo ristretto che li sostiene, sia di arrivare allo smantellamento dell’area industriale del Casone, perché hanno un pregiudizio culturale nei confronti dell’industria, e che le presunte battaglie ambientaliste siano lo strumento che hanno scelto. È tutto legittimo, per carità, ma per quanto mi riguarda assolutamente non condiviso. Lascio volentieri a loro la rappresentanza politica della minoranzina del No».

Torniamo ai campi, sull’agricoltura.

«Sull’agricoltura maremmana c’è molto da dire e da fare. Produciamo qualità, ma dobbiamo imparare a venderla. Nell’economia globalizzata il frumento prodotto da noi viene considerato alla stregua di quello ucraino, libico o spagnolo. Per questo dobbiamo creare qui le condizioni per produrre valore aggiunto che remuneri la filiera. Dal contratto di programma con la Regione può nascere un pastificio industriale, in grado di produrre fino a ventimila tonnellate di pasta, lavorando almeno venticinquemila tonnellate di frumento e valorizzando il nostro grano con un marchio riconducibile alla Maremma Toscana. La parola magica, quindi, è trasformazione».

Lei, nei giorni scorsi si è dichiarato contrario all’uscita del capitale pubblico (Camera di commercio, Provincia) da Seam, la società dell’aeroporto. Perché?

«Non condivido questa decisione. La società è in equilibrio ormai da molti anni a differenza di molte altre società del genere in Italia ed è prossima alla firma della concessione ventennale. Spero che la Provincia di Grosseto e la Camera di Commercio ci ripensino e si apra un dibattito su questo. Non è importante avere il controllo pubblico, ma di fronte a un investitore straniero, per esempio i russi che si sono fatti avanti, abbiamo il dovere di rimanere nella società: in primo luogo per garantire nel tempo ruolo e funzioni dell’aeroporto nei confronti della città e dell’aereonautica militare italiana. Non si può rischiare che lo scalo civile diventi l’aeroporto privato di un ricco signore russo. Poi il mantenimento di un impegno pubblico garantisce anche l'investitore straniero nelle sue relazioni con il nostro paese. Infine non dimentichiamo il presente: oggi voli charter, privati e aereo taxi assommano 1400 movimenti all’anno e c’è un piano di sviluppo per servizi ad alta intensità di accoglienza che prevedono investimenti per otto milioni e mezzo di euro».

Un’idea per la Maremma da portare a Firenze e in nome della quale fare una battaglia.

«Io credo che la battaglia, come giustamente dice Rossi, noi grossetani dobbiamo farla sull’adeguamento delle infrastrutture. Oltre a questo punterei – come detto – su un contratto di programma per implementare la filiera agroalimentare con la trasformazione dei prodotti agricoli. Poi il rafforzamento del polo manifatturiero della piana di Scarlino in sinergia con il nuovo porto di Piombino. E ancora investire nell’itticoltura con impianti a mare, adeguare il porto del Valle a Santo Stefano e la rete dei porti turistici; infine le opere contro l’erosione costiera. Ho citato queste priorità perché ritengo possano esserci condizioni, risorse e procedure definite per ottenere risultati».

Ultima domanda: ma è vero che lei potrebbe far parte della nuova giunta Rossi? «Mah, mi sembra ancora prestino per parlare di queste cose, però mi offre l’occasione per fare un ragionamento politico. I prossimi cinque anni saranno decisivi soprattutto per la Maremma, proprio per la nostra provincia. Mi riferisco a sanità, infrastrutture, ripartenza economica. Avere una rappresentanza politica autorevole a Firenze risulterà decisivo per non perdere i treni. Nella nostra provincia siamo solo duecentomila mila e abbiamo un’economia fragile, con indicatori che ci collocano al penultimo posto in Toscana. Essere coesi, non disperdere il voto, poter godere di una netta investitura popolare è importante oggi più che in passato. Dobbiamo agganciare questo territorio alla ripresa economica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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