Sicurezza
«C’è solo il difetto d’istruttoria»
Scarlino Energia spiega così la chiusura dell’impianto
SCARLINO. «Strumentalizzazione» dice l’azienda. «Dati estrapolati dai documenti solo in parte ricorrendo in tal modo a un metodo palesemente finalizzato alla distorsione della realtà». È secca la replica di Scarlino Energia (che annuncia querele per difendere la propria immagine) alle accuse mosse dal Forum Ambientalista che ha denunciato una contaminazione massiccia di arsenico nella piana del Casone e mira a ricostruire l’accaduto passo per passo, partendo proprio da quanto sostenuto da Roberto Barocci, leader del Forum, riguardo alla sentenza dei giudici romani con cui sono state revocate le autorizzazioni all’inceneritore.
«Le informazione distorte sono molte, a partire da quella secondo la quale il Consiglio di Stato avrebbe annullato l’autorizzazione “a causa di emissioni di diossina” – dice Scarlino Energia - I giudici, invece, pur riconoscendo le “rilevanti esigenze di pubblico interesse soddisfatte dall'impianto”, hanno annullato l’autorizzazione esclusivamente per difetto di istruttoria, senza andare a mettere minimamente in dubbio la tecnologia e le prestazioni dell’impianto». C’è poi quanto detto sull’iter della nuova autorizzazione. «L’indagine sulla qualità dell’ambiente è stata elaborata in base a quanto richiesto dalla normativa e non “per l’imposizione da parte dei giudici” come sostenuto dal “Forum”».
L’azienda passa allora ad altri due argomenti trattati dal Forum Il primo riguarda ai monitoraggi ambientali: «le verifiche eseguite dall'Università di Siena nel 2014, hanno dimostrato, attraverso il confronto con analoghi dati rilevati tra la primavera e l’estate 2011, un trend di diminuzione delle concentrazioni dei microinquinanti». Il secondo, invece, è la presenza del cromo esavalente nella falda: «i controlli dal 2012 al 2014 hanno rilevato il rispetto del limite, e i dati relativi ai sedimenti prelevati alla foce del Canale Solmine sono da attribuire ad attività pregresse e non imputabili a Scarlino Energia».
Questa è la versione di Scarlino Energia, che non convince per niente lo stesso Barocci. «Non abbiamo per esempio parlato di diossine o di cromo esavalente in falda, ma di altri inquinanti cancerogeni, come l’arsenico presente nei fanghi e nelle falde, da dieci a cento volte oltre ai limiti di legge» dice il leader del Forum, tornando a criticare la chiusura del ciclo dei rifiuti attraverso l’incenerimento. «Non stupisce che le due sentenze siano considerate delle censire all’operato di Scarlino Energia» conclude Barocci, pronto a rispondere anche sull’annuncio di querele. «Conoscendo lo stato di attuale difficoltà finanziarie della società, la invitiamo a risparmiare altre spese legali».
Alfredo Faetti
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