Il Tirreno

Grosseto

Sub morti alle Formiche, udienza il 19 giugno

Pierluigi Sposato
Sub morti alle Formiche, udienza il 19 giugno

In quattro dal gup di Grosseto per omicidio colposo

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GROSSETO. Udienza preliminare il 19 giugno davanti al giudice Marco Bilisari per la morte dei tre sub umbri Fabio Giaimo, Gianluca Trevani ed Enrico Cioli - avvenuta dopo l'immersione alle Formiche di Grosseto del 10 agosto scorso. Tre gli imputati, Andrea Montrone, Maurizio Agnaletti e Daniela Lucciola (moglie di Montrone), con il quarto imputato rappresentato dalla società Underwater Activity srl di Talamone, di cui la Lucciola è l'amministratore e Montrone l'amministratore di fatto.

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Nulla è cambiato in sostanza dall'imputazione contenuta nel fine indagini recapitato alla vigilia di Natale, anche dopo gli interrogatori di garanzia che si erano tenuti poche settimane dopo negli uffici della Procura di via Monterosa, con l'assistenza degli avvocati Riccardo Lottini e Massimiliano Arcioni. Alle ipotesi di omicidio colposo già contestate al momento dei decessi, si uniscono (e per questo è citata la società) le presunte violazioni della normativa in materia di sicurezza del lavoro, con la delega conferita ad Agnaletti nelle operazioni di ricarica, senza adeguata formazione, senza prescrizioni per l'uso dei compressori, senza le condizioni di sicurezza, senza idonea strumentazione: la società ne avrebbe ricavato un vantaggio per i minori costi sostenuti. Un'aggravante, rispetto alla richiesta di giudizio immediato avanzata nel novembre scorso dal pm e non accolta del gip per lo "sforamento" di un giorno rispetto ai 90 indicati dal Codice. La Procura ha seguito così l'iter ordinario.

Oltre ai tre sub morti per asfissia acuta, il monossido di carbonio avrebbe causato anche l'intossicazione di un quarto sub, Marco Barbacci, che si era immerso anch'esso alle Formiche (ricoverato il 10 e dimesso il giorno dopo), e di un quinto, Maurizio Ciocca, che era sceso invece sui fondali dell'Argentarola (20 giorni di guarigione). Sarebbe anche mancato il piano di sicurezza nell'ambiente di lavoro.

Per tutti si tratta di reati colposi: negligenza, imprudenza, imperizia. Azioni che sarebbero avvenute nella ricarica delle bombole con compressori vetusti, collegati con tubi di aspirazione artigianali, dotati di raccordi precari e non idonei a evitare contaminazioni, di lunghezza insufficiente, ad altezza insufficiente a evitare che lo scarico dei motori a benzina dei compressori potesse finire nelle bombole, con compressori tenuti in esercizio in sovraccarico per 4 ore consecutive, con vento di scirocco sopravento. Queste le contestazioni principali della Procura, per le operazioni avvenute tra le 17,30 e le 21,30 del 9 agosto sull'imbarcazione Emery Island.

Tutte e 33 le bombole in uso al diving sarebbero state caricate con quantitativi di monossido superiori a 17 parti per milione: in 14 ce ne era per 400 parti, in 7 per oltre 2000. In quella di Giaimo ve ne erano 2.400, in quella di Cioli 2.015, in quella di Trevani 1.610; in quella di Ciocca 2.348. Una "concentrazione anomala e ed elevatissima", secondo il pm Stefano Pizza, che ricorda il limite di tolleranza di appena 5 parti per milione.

 

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