Il Tirreno

Grosseto

«Donati sempre in perfetta legalità»

di Pierluigi Sposato
«Donati sempre in perfetta legalità»

Infelisi contesta le accuse di corruzione all’ex responsabile dell’ufficio tecnico: «Risibili i 50 euro per un dente provvisorio»

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MONTE ARGENTARIO. «Nessuna promessa da parte dell'architetto Donati di operare o agire contro la legge per favorire il suo amico, ma una semplice descrizione delle lentezze della burocrazia». C'è anche questo passaggio nell'arringa dell'avvocato Luciano Infelisi, difensore dell'imputato che dà il nome all'intero fascicolo, Augusto Donati, già responsabile dell'ufficio tecnico a Monte Argentario. Abuso d'ufficio, falso, corruzione sono le imputazioni. Poco meno di due ore per cercare di smontare le accuse e contrastare la richiesta di 6 anni e 11 mesi avanzata dal sostituto procuratore Stefano Pizza . Per mitigare in qualche modo «i 7 anni di graticola» su cui Donati è stato, dopo averne «condiviso lo sconcerto per le accuse».

«Errori macroscopici». Infelisi attacca dichiarando di non voler «santificare l'architetto» ma di voler far comprendere che le condotte contestate per quelle nove pratiche contestate non sono classificabili come reato. Dichiara di voler spazzar via le residue «suggestioni sull'esistenza di una banda all'Argentario», che permangono nonostante che l'associazione per delinquere sia stata esclusa già dal gup. Dichiara che il processo è basato sulla «pervicacia, per altro lodevole e in buona fede, ma tenace» degli ispettori della polizia municipale che avrebbe però portato a «errori macroscopici», avallati dai consulenti dell'accusa che sono in situazione di insanabile contrasto con gli altri consulenti delle parti: «Vi chiedo formalmente una perizia», dice Infelisi rivolto ai giudici del collegio.

«Nessun potere». Poi il difensore di Donati, che seduto alle sue spalle non si perde una parola, ricorda che all'Argentario c'erano 6mila pratiche di condono, «il giubileo di tutti gli abusi». Ma il condono non è un optional per il pubblico ufficiale, «è un obbligo», a meno che non vi sia la «totale inedificabilità». A proposito delle presunte ingerenze su collegio ambientale e sovrintendenza, il legale sottolinea che «Donati non aveva alcun potere». Poi si chiede se la normativa nazionale in materia di Dia e permesso a costruire sia stata letta e afferma che «quella della Toscana è perfettamente conforme». Nei casi contestati «gli oneri sono stati pagati, non sono stati fatti sconti». Si chiede dove sia allora l'abuso d'ufficio e dove il falso e come possano convivere nella stessa persona le figure di chi fa il falso e chi è ingannato. «L'ex sindaco Alocci ci dice che il muro della Cantoniera non c'era nel progetto: ma Donati, che pure aveva ordinato la demolizione, avrebbe dovuto percorrere tutto l'Argentario per verificare se magari di notte venissero costruiti manufatti difformi da quelli approvati?».

«Binari di legalità». Infelisi critica la definizione di “centro abitato” in cui i manufatti insistevano perché rispondente a criteri da codice della strada. E insiste: «La condotta di Donati è nei binari della stretta legalità». Il difensore ricorda le quattro assoluzioni dell'architetto e il quinto processo finito con condanna però in fase di valutazione in appello. Richiama il rischio del bis in idem. Contesta l'individuazione dell'abuso d'ufficio per Donati: «le pratiche sono tutte legittime», non c'è la prova di una pressione sul pubblico ufficiale. Afferma che anche la corruzione sarebbe insussistente: «nessuna attività illecita, nessun do ut des». Le utilità che avrebbe ricevuto dai due dentisti (Di Santi e Di Girolamo) sono di piccolissimo conto: la colla a un provvisorio per 50 euro al massimo? «Sono risibili».

«Nessuna promessa». «Donati vive nel microcosmo di un piccolo paese, dove sono frequenti le reciproche gentilezze: avrebbe dovuto rinchiudersi in un isolamento conventuale e non vivere la normale vita di paese?». E anche le intercettazioni metterebbero in luce l'estraneità completa dell'architetto da qualsiasi ipotesi di reato: quando parla «non fa alcuna promessa ma solo una descrizione della lentezza della burocrazia», ad esempio quando parla con Antonelli, Di Girolamo o lo stesso Di Santi. Ai giudici, l'avvocato Infelisi - che spazia anche tra le metafore calcistiche e la preghiera del magistrato di Tommaso - chiede «un atto di coraggio», dopo la competenza dimostrata in questo lungo processo: e cioè «di far tornare il sole nella vita dell'architetto Donati», spazzata via dal maestrale di questi ultimi sette anni. Assoluzione perché il fatto non sussiste, è la richiesta.

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