Sicurezza
Vestaglie azzurre, interesse da Londra
Nella busta aperta dal notaio soltanto una manifestazione: chiesta una proroga per valutare i documenti della società
GROSSETO. L’unico nome che per ora è venuto fuori è quello della hab&jpr privee, una compagnia londinese di advisor che ha messo gli occhi sul bando per la cessione della Mabro.
Il giorno decisivo per le sorti delle vestaglie azzurre, quindi, è rimandato a tra qualche settimana, quando il commissario della Prodi bis Paolo Coscione saprà finalmente chi si nasconde dietro quella sigla. Perché il nome di chi vuole comprare l’azienda di abbigliamento di via Senese deve per forza venire fuori. Lo dice il bando e lo dice il ministero dello Sviluppo economico che sta seguendo l’amministrazione straordinaria dell’azienda.
Ieri le speranze di sapere quindi il nome dell’acquirente e conoscere così il futuro dei 216 dipendenti ancora in forze all’azienda si sono infranti sul foglio che era contenuto nell’unica busta ricevuta da Coscione. Un’unica manifestazione d’interesse che non era nemmeno tale: non c’era né il piano industriale e nemmeno l’assegno con l’offerta. Ma soltanto una lettera di quattro pagine con la quale la compagnia inglese chiedeva al commissario una proroga.
Loro - hanno spiegato - sono venuti a sapere della cessione di Abbigliamento Grosseto solo da poco tempo e non hanno avuto modo di prendere visione di tutta la documentazione. E ora il commissario, che di offerte ne ha ricevute anche altre, ma solo via posta certificata, dovrà decidere se concedere una proroga al bando oppure avviare una trattativa privata con la società di advisor che ha sede a Londra. Ma che ha anche uffici a Bologna, Israele e New York. Un colosso, insomma, che potrebbe nascondere un investitore solido pronto a dare un futuro alla società.
La hab&jpr ha infatti trovato il bando della Mabro al Mise durante le trattative per un altro cliente che voleva acquisire una compagnia aerea. E probabilmente, quel bando è stato segnalato alla società da uno dei clienti storici della Mabro, l’inglese Robert Old, rimasto nel portafoglio dell’azienda fino alla gestione di Royal Tuscany Fashion Group e poi perso con l’arrivo di Andrea Barontini.
Ieri a Roma, nello studio del notaio per l’apertura delle buste, c’erano anche alcuni rappresentati dei lavoratori ormai in cassa integrazione da quasi due anni. «Siamo positive questa volta - dice Nadia Perino - perché comunque non ci aspettavamo grandi cose. E il nome che comunque era contenuto nella busta ci dà un briciolo di speranza. Siamo abituati ad aspettare da sempre ma soprattutto ancora non siamo morti».
Il commissario, anche se la legge gli permetterebbe di prendersi sessanta giorni di tempo per redigere il verbale da presentare al ministero, ha rassicurato i lavoratori di farlo entro la fine del mese. In questo modo potrà ricevere mandato anche per avviare una trattativa privata con l’acquirente e valutare anche le eventuali altre offerte che non sono arrivate nei termini del bando e che comunque sono state inviate a Paolo Coscione soltanto attraverso la posta elettronica certificata.
Ma in entrambi i casi, o che Coscione proroghi i termini del bando oppure che avvii una trattativa privata, dovrà venir fuori il nome dell’acquirente della società. Tanti dubbi, infatti, manifestati nella lettera d’interessi inviata al commissario riguardano il capannone di via Genova, che è stato messo in vendita da Royal Tuscany attraverso un altro bando. Il Comune ha già dato disponibilità ad individuare una nuova area per la costruzione di un fabbricato industriale dove spostare la produzione. Ma i tempi, in questo modo, rischiano di allungarsi. E ora le vestaglie azzurre dovranno aspettare altre settimane, prima che per loro scatti davvero l’ora X.
@francegori
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