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«Non si vive di solo turismo»

«Non si vive di solo turismo»

Renziano, schivo: il sindacalista Fabio della Spora spinge sull’industria

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SCARLINO. Mabro, Eurovinil, Vemar, Tioxide, Scarlino Energia, Nuova Solmine, Dytech, Acquedotto del Fiora. Fabio Della Spora, 55 anni, sindacalista della Femca Cisl, uomo pratico e schivo, di poche parole, non incline ai riflettori, ha seguito negli ultimi anni tutte le vertenze inerenti le maggiori aziende private della Maremma. Ha firmato accordi, sottoscritto protocolli, discusso con amministratori delegati e operai. Conosce - forse meglio di chiunque altro - la situazione economica e occupazionale della Maremma.

È vero che lei è renziano?

«Io sono per chi decide, per chi rischia e magari sbaglia. Renzi ne sbaglia tante ma qualcosa fa. Renzi ha capito che c’è una buona parte di italiani che ormai fa molta fatica a comprendere le battaglie sindacali e gioca su questo. Tende a equiparare i sindacati alla cattiva politica, facendo passare il messaggio che difendiamo il piccolo privilegio. È chiaro che il sindacato è un’altra cosa. L’esperienza ci insegna che senza contrattazioni tra le parti non si fanno le buone riforme. Parimenti l’arroccamento è un errore. Il Jobs Act non mi esalta, ma cerchiamo di non essere ipocriti. Con la Fornero - che dava la possibilità di trasformare un licenziamento collettivo nel licenziamento di due-tre lavoratori - avevamo già monetizzato l'articolo 18. Oggi con il Jobs Act molti contratti sono stati trasformati a tempo indeterminato. Ora vediamo cosa succede e se arrivano di nuovi».

Il dibattito nella campagna elettorale per le regionali verte sulla dicotomia industria-turismo. Lei cosa ne pensa?

«Io credo che immaginare il futuro di un Paese o di un territorio (come può essere la Maremma) senza l’industria, basandosi solo sul turismo, sia folle. Il fallimento della Grecia, nazione con milioni di dipendenti pubblici e un’economia fondata sul turismo, ce lo insegna. Lo sforzo da fare è nella direzione della convivenza, a partire da Follonica-Scarlino, ma anche altrove. Non dobbiamo aver paura di aprirci al mondo, alle multinazionali, a chi ha un interesse a investire qui. Anzi, dobbiamo andare a cercarli gli investitori. E magari incoraggiarli. Sull’attrazione degli investimenti esteri si gioca un pezzo della ripresa economica dell’Italia, perché il turista se non ha un lavoro non diventerà mai turista».

Come si può essere attrattivi?

«Si può essere attrattivi cominciando a sburocratizzare i percorsi per insediarsi, incentivando, mostrando buon senso (mi riferisco alle istituzioni locali). Pochi sanno per esempio che la Regione Toscana ha attivato un ufficio per attirare investimenti internazionali e aiutare le imprese straniere che già operano in Toscana a risolvere i problemi (soprattutto di natura infrastrutturale). La sfida per tutti gli enti, a ogni livello, è diventare affidabili per gli investitori, noi come sindacato siamo pronti a fare la nostra parte».

Parliamo dell’area del Casone. Tioxide.

«A metà aprile abbiamo firmato un accordo sui gessi rossi dove la Regione ha giocato un importante ruolo di regia, dando di fatto il via a un iter amministrativo che segna un punto di svolta. Tioxide avrà 3 anni di tempo per trovare nuove forme di riutilizzo dei gessi rossi e possibilmente ridurne le provenienze dal ciclo produttivo, accompagnando questo percorso con un miglioramento delle performance ambientali dell’impianto scarlinese e azioni imprenditoriali volte a garantire se non aumentare gli attuali livelli occupazionali. Per me è un buon accordo. Inoltre l'azienda dovrà individuare presto un altro sito per l'utilizzo dei gessi in attività di recupero ambientale. Io un’idea ce l’avrei, ma non posso dirla a lei».

Nuova Solmine. «Nuova Solmine è un’azienda dinamica, legata al territorio, che sta creando un management giovane. I lavoratori sono soddisfatti di starci dentro. Da sindacalista chiedo solo un maggiore coinvolgimento in alcune partite».

Scarlino Energia e inceneritore.

«Qui il discorso è complesso e delicato. E in premessa va detto che parliamo del futuro di oltre cento lavoratori, compreso l’indotto. Io quindi mi auguro che l’inceneritore si rimetta in moto al più presto e funzioni al meglio. Ovviamente senza problemi di impatto sui lavoratori e la popolazione. Mi fido delle istituzioni che controllano e devono tutelare la nostra salute e mi dà fastidio chi insinua dubbi senza portare prove. La colpa di ciò che è accaduto sull’inceneritore – accendi, spengi, sì, no, forse - è soprattutto degli amministratori locali, che dal 1994 a oggi non hanno mai avuto le idee chiare. Probabilmente se in questi 20 anni avessimo concentrato davvero l’attenzione sul riutilizzo dei rifiuti oggi avremmo un inceneritore da fermare e magari 50 lavoratori in più».

Dytech?

«Da circa un anno abbiamo visto transitare la Dytech nella pancia di un enorme gruppo nipponico. Noi e le istituzioni dovremmo lavorare per incontrare i vertici e sollecitare nuovi investimenti. Prima che la Serbia o altri ce li soffino».

Cosa fare nei terreni compromessi del Casone?

«Bonifica e poi piattaforma logistica per movimentare prodotti di ogni tipo. Ma ci vuole un partner facoltoso, al top della logistica mondiale. Va cercata con il cappello in mano».

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