Il Tirreno

Grosseto

Trovata una soluzione per la pedana di Pappagone

Elisabetta Giorgi
Il tratto delle Mura quando c'era la pedana e come è adesso (foto Bf)
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Il tratto delle Mura quando c'era la pedana e come è adesso (foto Bf)

La struttura di servizio alla pizzeria è stata rimossa dalle Mura dopo la bocciatura della Soprintendenza, ora il Comune viene in soccorso dei titolari del locale

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GROSSETO. La pedana a ridosso delle mura è stata rimossa e sui social - in questi giorni - moltissimi grossetani si sono scatenati con centinaia di commenti a metà tra la solidarietà e la rabbia. Attestazioni di vicinanza alla famiglia Adami proprietaria della pizzeria Pappagone, ma anche fastidio per il duro colpo ai gestori della struttura.

Se la bocciatura della pedana è arrivata dalla Soprintendenza, il Comune di Grosseto ne ha preso atto e si è speso per trovare una soluzione alternativa, individuata in una nuova pedana oltre la strada e non più a ridosso delle mura, proprio com’era molti anni fa. Il che, se dovesse trovare concretezza, eviterebbe il tracollo dell’attività. Il sindaco Emilio Bonifazi e il suo vice Paolo Borghi hanno chiarito come il Comune si sia speso molto in questo, pure accompagnando la famiglia a Siena in un incontro con la Soprintendenza.

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E sulla vicenda interviene Riccardo Lottini, legale della famiglia Adami che - a scanso di equivoci - punta a far chiarezza sul dibattito scatenato su Facebook. «Ritengo doveroso - spiega - intervenire dopo le numerose polemiche (soprattutto sui social). Polemiche forse dovute al fatto che alcuni hanno frainteso la notizia, peraltro correttamente riportata dal quotidiano Il Tirreno. Appare doveroso sottolineare che la rimozione costituisce un duro colpo per i gestori della storica pizzeria che consentiva loro di poter disporre, soprattutto nel periodo estivo quando i clienti preferiscono mangiare all’aperto, di circa 80 coperti in più rispetto a quelli ricavati all’interno del locale. Un colpo ancor più duro se si pensa che la famiglia Adami aveva acquistato l’attività nei primi anni 2000, facendo affidamento sull’esistenza di quella pedana e il prezzo di acquisto era stato commisurato tenendo conto della presenza della struttura. Occorre però anche evidenziare che la decisione di smantellare la pedana non è dipesa da alcuna scelta del Comune ma da un provvedimento della Soprintendenza che, esercitando la discrezionalità che la legge riconosce, ha ritenuto che la struttura non si addicesse al luogo in cui era collocata. Il Comune, in presenza di questo parere obbligatorio e vincolante, non ha potuto far altro, suo malgrado, che negare l’autorizzazione all’occupazione del suolo pubblico. L’alternativa in Comune era quella di concedere ugualmente l’autorizzazione, ma rischiare un’accusa per il reato di abuso di atti di ufficio. La famiglia Adami ha impugnato la decisione della Soprintendenza al Tar di Firenze, che per il momento ha negato la sospensiva. I proprietari di Pappagone volevano andare avanti nella battaglia legale, ricorrendo al Consiglio di Stato. Senza però attendere i tempi della giustizia, che non sempre si armonizzano con le esigenze di tutti i giorni, il vicesindaco Borghi, l’architetto Michele Bottai e l’amministrazione che questi rappresentano si sono adoperati per trovare una soluzione tecnica che andasse bene sia al Ministero sia ai proprietari. Borghi, mostrando una disponibilità e una sensibilità molto apprezzata dalla famiglia Adami, si è recato a Siena assieme all’architetto Bottai e alla dottoressa Veronica Ciani del mio studio legale per concordare con la Soprintendenza la realizzazione di una struttura alternativa. A breve la presentazione di un nuovo progetto. Ottenuto il parere della Soprintendenza i responsabili del Comune hanno assicurato che l’iter per il rilascio dell’autorizzazione all’occupazione del suolo pubblico potrà avvenire in tempi rapidi per consentire alla pizzeria Pappagone di realizzare una nuova struttura e salvare la stagione estiva. In tutto questo il Giro d'Italia c’entra ma solo nel senso che la rimozione della pedana è stata velocizzata rispetto ai tempi che potevano essere programmati con un po’ più di calma. La rimozione era già stata decisa dalla famiglia che, agendo con la massima correttezza e nel rispetto della legge e delle istituzioni, l’aveva concordata con il Comune anche prima dell’ordinanza che il responsabile dell’Ufficio di Gabinetto del sindaco aveva comunque preannunciato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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