Il dolore
«Zanfardino e i debiti Benini sapeva, lo dice una e-mail»
L’attuale sindaco è imputato per rifiuto di atti d’ufficio Il consigliere doveva essere dichiarato ineleggibile
FOLLONICA. C'erano anche loro, l'ex sindaco Eleonora Baldi e l'ex assessore alle finanze Donatella Rapezzi. Ma non sono state sentite: sono testimoni della difesa, secondo la procedura prima vanno esauriti i testi del pubblico ministero. Così dovranno tornare fra un anno, nell'aprile 2016. E con loro sarà sentito appunto l'ultimo testimone dell'accusa, l'ex consigliere comunale Gennaro Zanfardino.
E' il processo all'attuale sindaco di Follonica, Andrea Benini, finito sotto inchiesta nel 2011 quando era presidente del consiglio comunale: rifiuto di atti è l'accusa, perché non avrebbe voluto contestare allo stesso Zanfardino la causa di ineleggibilità antecedente alla tornata elettorale del 2009, perché questi aveva un debito con l'amministrazione. Un debito rilevante: oltre 20mila euro, ha ricostruito in aula Giuseppe Sciarretta, adesso capitano, allora comandante della Tenenza di Follonica. Una parte come persona fisica, un'altra come socio accomandatario di una società. Fatti risalenti al periodo compreso tra il 2000 e il 2008, cioè in epoca anteriore alle elezioni (giugno 2009). «Ci eravamo mossi sulla base di notizie pubblicate sul giornale - ha detto Sciarretta - Era il 5 maggio 2011, l'allora vicesindaco Stefano Viviani aveva annunciato le dimissioni e in quella circostanza disse che da un anno l'amministrazione sapeva che c'erano due consiglieri comunali che avevano una causa di ineleggibilità».
Così le fiamme gialle andarono in Comune e presero varia documentazione, tra cui quella sottoscritta da ciascun consigliere eletto nella quale si escludeva di essere in condizioni di ineleggibilità o incompatibilità. «Trovammo anche una mail che il segretario comunale Stefano Bertocchi aveva inviato per conoscenza anche al presidente del consiglio comunale, allora Benini: Bertocchi scriveva nel febbraio 2012 al dirigente del servizio finanziario Paolo Marelli». Si parlava proprio di questo, della richiesta di chiarimenti: «Allora concludemmo che Viviani aveva ragione e che il presidente del consiglio comunale lo sapeva». La risposta dell'ufficio fu affermativa: fu indirizzata allo stesso Marelli e al presidente Benini. Ma perché il presidente del consiglio avrebbe dovuto intervenire? chiede il pm Alessandro Leopizzi: «Perché nei Comuni sopra i 15mila abitanti è lui che deve attivarsi nei confronti del consigliere moroso nel primo consiglio comunale utile. E il consigliere ha dieci giorni di tempo per sanare la sua posizione». Zanfardino si dimise da lì a pochi giorni, Benini ha continuato il suo mandato amministrativo. «Bertocchi scrisse anche alla Corte dei Conti per il danno erariale causato».
Tempo fa, l'ex consigliere comunale aveva patteggiato la pena per il falso nella dichiarazione sottoscritta (15 giorni, pena sospesa). «Ma Benini aveva uno staff che poteva assisterlo nelle incombenze?» chiede il difensore di Benini, l'avvocato Luciano Giorgi, il quale sostiene caso mai l'esistenza di un'omissione e non di un rifiuto: «Non ho fatto questo accertamento, non lo ritenevo significativo», risponde l'ufficiale adesso in servizio a Bologna. «Benini si è attivamente rifiutato o c'è stata solo un'inerzia?». «Non ho elementi», risponde Sciarretta.
Di fronte al collegio (Puliatti presidente, Muscogiuri e Stramenga) il pm ha rinunciato a sentire il collega di Sciarretta; sono state acquisite le sommarie informazioni del consulente Ciro Castaldo. Dovrà invece essere interrogato Zanfardino: e per lui, come per Baldi e Rapezzi, la data è 27 aprile 2016.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
