Il Tirreno

Grosseto

Largo ai ciclisti, la pedana non c’è più

di Elisabetta Giorgi
Largo ai ciclisti, la pedana non c’è più

Dopo il no della Soprintendenza, il gazebo della pizzeria Pappagone ha dovuto soccombere anche alla carovana rosa

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GROSSETO. Sfrattata prima dalla Soprintendenza e poi dal Giro d’Italia, alla fine la pedana della pizzeria Pappagone, da decenni in simbiosi con le mura e consustanziale all’arredo urbano di piazza Esperanto, è sparita lasciando un vuoto da molti percepito come innaturale. Ieri su Fb sono stati centinaia i commenti rabbiosi dei grossetani per la maggior parte schierati a favore dei titolari del locale e contrari allo smantellamento, compiuto in fretta e furia per permettere alla carovana rosa di passare.

Dopo il no della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Siena e Grosseto sul manufatto esterno al locale e il pronunciamento del Tar che ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata dai gestori della storica pizzeria di Grosseto, la pedana è stata rimossa due giorni fa. Se il primo no è arrivato da Siena, decisiva è stata poi l’ordinanza firmata il 6 maggio dal sindaco Bonifazi che, in vista del Giro, ha imposto alla società Pizzeria Pappagone sas di rimuovere entro 7 giorni la struttura lignea per agevolare la tappa. La pedana è stata tolta martedì per mano del figlio dei titolari Daniele Adami, che si è fatto aiutare dai dipendenti.

Per la famiglia un colpo durissimo, giacché con la bella stagione il “gazebo” coincideva con il lavoro, ospitava decine di coperti. «Senza quella struttura, finora regolarmente autorizzata di anno in anno, siamo rovinati e temo che dovremo chiudere», aveva scrollato le spalle un mese fa Enzo Adami, preoccupato per la sorte avversa. Fino allo scorso anno il Comune aveva sempre concesso l’autorizzazione all’occupazione del suolo pubblico per la struttura con ombrelloni, tavolini e le fioriere, poi nel 2014 era entrata per la prima volta in gioco la Soprintendenza competente per i vincoli che insistono sulle Mura; la quale ha bocciato la pedana, giudicata troppo attaccata alla fortificazione e tale da compromettere lo scorcio e la prospettiva. Dopo una serie di passaggi burocratici e la richiesta di una sospensiva al Tar, il tribunale amministrativo ha dato torto ai titolari della pizzeria. Poi il 6 maggio è intervenuta l’ordinanza sindacale che, in vista del Giro, ha velocizzato lo smantellamento rendendolo urgente «entro 7 giorni». Obtorto collo, la famiglia ha smontato la pedana bullone dopo bullone e la parete si è ritrovata deserta dopo decenni. Cosa ne resta? Tanta amarezza nei titolari e tanti commenti rabbiosi dei grossetani su Fb, molti dei quali si sono scagliati contro il Comune anche se la rimozione è stata imposta dalla Soprintendenza.

La famiglia Adami non presenterà ricorso al Consiglio di Stato e spiega che proprio grazie all’ente municipale «e al vicesindaco Borghi che ci è venuto incontro» è spuntata intanto fuori una soluzione che potrebbe mettere d’accordo tutti. Si tratta di rispolverare un vecchio progetto che prevedeva una pedana oltre la strada, nel parcheggio di fronte com’era in origine, di là dai colonnini. È lo stesso vicesindaco Borghi a spiegarlo: «Ho personalmente seguito la faccenda. Abbiamo fatto un incontro con la proprietà insieme al settore patrimonio, all’avvocato Riccardo Lottini, al signor Adami e ai suoi figli: abbiamo condiviso una nuova ipotesi progettuale e preso appuntamento con la Soprintendenza. Lunedì ho accompagnato il legale e l’architetto di fiducia a Siena e condiviso con l’ente senese questa nuova soluzione che potrebbe dare una riposta ai titolari dell’attività. Tengo a dirlo - conclude - perché le critiche rivolte al Comune sono ingiuste e ingenerose».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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