La manifestazione
«La lotta al cinipide? L’area è sbagliata»
Il gruppo roccastradini nel mondo contesta: i lanci del Torymus sono avvenuti in una zona con castagni secchi fin dal 1970
ROCCASTRADA. La lotta al cinipide che uccide i castagni, a Roccastrada, parte con il piede sbagliato. A dirlo sono i Roccastradini nel Mondo. E non solo. Cartine alla mano, in paese, c’è chi contesta la scelta di avviare i lanci dal parco residuale del Portoncino.
«Intorno al paese esistono circa 500 ettari di castagneto (10mila piante), di cui 30 ettari in spazi pubblici (usi civici) – spiega l’ingegner Mario Amerini - il primo lancio di 130 femmine e 70 maschi di Torymus (antagonista del dannoso cinipide), è stato programmato a sorpresa in un quartiere urbano del capoluogo, al Portoncino, dove ci sono pochi castagni rinseccoliti fin dal 1970 e colpiti fin da allora da ben altre malattie. Ecco, una scelta peggiore non poteva essere fatta...».
«I motivi di questa decisione non mi si venga a dire che sono fitosanitari – prosegue Amerini – perché la zona in questione, al Portoncino, è isolata e il Torymus si riprodurrà in una zona circoscritta senza possibilità di espandersi. L’area di proliferazione infestante, infatti, si trova 2 km a est... Non solo. I castagni del Portoncino erano già malati di altre malattie (cancro rosso e mal dell’inchiostro) sopraggiunte dopo l'urbanizzazione compiuta a partire dal 1970».
Il lancio degli insettini buoni, i competitori, è stato compiuto aderendo a un progetto dell’Associazione per la valorizzazione della Castagna Alta Maremma. Ma il merito di questa operazione è di un gruppo di cittadini di Sassofortino, guidati da Mario Cancelli, che un giorno hanno preso l’iniziativa di intervenire sui preziosi castagneti da frutto che circondano il paese, riscontrato che le istituzioni avrebbero fatto poco o nulla. Uno slancio lodevole, a cui si è successivamente accodata l’amministrazione comunale di Roccastrada, con un piccolo concorso finanziario. Proprio dal municipio sarebbe arrivato l’ordine di lanciare le coppie di Torymus nella zona del Portoncino, pur con qualche perplessità degli operatori. Dal 2007 il cinipide nel territorio collinare di Roccastrada, così come sull’Amiata, ha mal ridotto quasi tutti i castagneti. Di recente l’associazionismo locale, dopo molti sforzi (anche economici), è riuscito a mettere insieme ben 53 lanci (circa 5.000 coppie) tra Roccatederighi, Sassofortino e Torniella; tutti da effettuare in zone di fitti castagneti infestati dal cinipide. Intorno a Roccastrada, invece, con i soldi stanziati dal Comune, si è usato un altro criterio. In pratica, adducendo la motivazione che il lancio andava fatto in area pubblica (di proprietà comunale) è stato scelto il parchetto del Portoncino, una zona dove il castagno è davvero residuale.
Ma chi ha preso questa decisione? In Comune il responsabile del settore Ambiente fa sapere che lui non ha deciso nulla e che anzi aveva informalmente suggerito aree diverse. Insomma sono stati altri a indirizzare le provette. Ma chi? Si apprende che alcuni cittadini avevano chiesto che i lanci fossero effettuati al Tirassegno (in un’area di usi civici). La proposta però non è stata presa in considerazione. La sensazione è che si sia scelto un luogo in grado di offrire la maggiore visibilità possibile all’intervento, a prescindere dal numero di piante. «Non si tratta solo di stigmatizzare una spesa inutile anche se minima – concludono i Roccastradini nel Mondo - ma il metodo della scelta. Non si parte dal cuore del male, ma da un’appendice. A Roccastrada piuttosto necessitano di un intervento immediato i cosiddetti ‘Castagni de' vecchi’, vicino al cimitero del capoluogo oppure al Tirassegno, dove di castagni malati e altamente infestanti per altri castagneti vicini ce ne sono a migliaia. A questo punto cerchiamo almeno di capire come è maturata la decisione».
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