Il Tirreno

Grosseto

Spaccalunotti ammette: sono stato io

Pierluigi Sposato
Spaccalunotti ammette: sono stato io

Il giudice dispone gli arresti domiciliari per Gino Fatarelli: «Non ho potuto fare niente, mi è preso il solito impulso»

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GROSSETO. «Sì, sono stato io. Non ci ho potuto fare niente: è il solito impulso, m'è preso di nuovo…».

Più o meno con queste parole Gino Fatarelli, meglio conosciuto come Spaccalunotti, si è spiegato con il giudice Valeria Montesarchio, che mercoledì 13 maggio lo ha interrogato nel carcere di via Saffi. «Sono stato io» vuol dire che è stato lui a rompere con un sasso il parabrezza anteriore (e non come di consueto il vetro posteriore) della Fiat Punto del Comune posteggiata in via Sonnino, nei pressi dell'ex comando della polizia municipale. Ha in sostanza ammesso le sue responsabilità anche se sembra di aver fatto capire che potrebbe esservi qualcun’altro in città che va in giro a rompere i cristalli delle auto.

Comunque stiano le cose, l’episodio di sabato 9 maggio ha una dinamica ben precisa. Lo aveva visto espressamente rompere il vetro una guardia giurata, la stessa che l'aveva arrestato anni prima per un fatto analogo; la guardia lo aveva inseguito, lo aveva intercettato qualificandosi estraendo il tesserino perché Gino era momentaneamente tornato indietro, aveva chiamato i carabinieri, aveva cercato di non perderlo di vista, non aveva rinunciato a fare qualche giro intorno per rintracciarlo. Fino a individuarlo all’interno di una cabina di via dei Mille. Da cui era uscito fino a che i carabinieri lo avevano finalmente preso.

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L'udienza di convalida dell'arresto è durata poche decine di minuti. Il giudice non ha accolto la richiesta di tenerlo in carcere avanzata dal sostituto procuratore Stefano Pizza e ha concesso a Gino, assistito dall'avvocato Alessandro D'Amato, i domiciliari. Fatarelli dovrà restare a casa tutto il giorno e non soltanto nelle ore notturne, come gli imponeva la misura di sicurezza peraltro violata sabato sera, visto che il danneggiamento è delle 20,45 circa e l'arresto (avvenuto in via dei Mille) di un'ora dopo. Spaccalunotti era fuggito verso via Alfieri e via Ferrucci e lo stesso metronotte lo aveva rintracciato mentre stava telefonando da una cabina telefonica, verosimilmente per farsi venire a prendere.

Sarà ai domiciliari, dove potrà contare sull’aiuto di un amico per provedere alle incombenze di ogni giorno, a partire dalla spese, che Fatarelli dovrà attendere il processo per questo danneggiamento e per la violazione degli obblighi. Uno degli ennesimi episodi che lo hanno visto protagonista negli ultimi anni. E quelli che sono passati dalle aule del Tribunale sono soltanti quelli ammessi o comunque di cui è stato riconosciuto responsabile perché arrestato in flagranza. Altre volte Gino si era "vantato" di aver rotto anche altri lunotti, ma di non essere stato preso. Adesso pare di voler far capire di non essere stato lui, magari facendo anche leva sul fatto che è stato rotto il vetro anteriore e non (come abitualmente fa lui) quello posteriore: ma la testimonianza del metronotte lo inchioda.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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