Il Tirreno

Grosseto

MASSA MARITTIMA

Divorzio in Comune, Sel esce dalla maggioranza

Alfredo Faetti
Il palazzo comunale di Massa Marittima
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Il palazzo comunale di Massa Marittima

L’addio annunciato con un manifesto affisso alle Logge. «Sempre ignorati da un Pd incurante e arrogante»

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MASSA MARITTIMA. La convivenza era sul filo del rasoio ormai da tempo, logorata da «lunghissimi periodi di silenzio» e «mancanza costante di confronto nonostante le nostre ripetute sollecitazioni e proposte». Così, a due settimane dal voto regionale, il divorzio massetano tra Sinistra Ecologia e Libertà e il Pd si è consumato in pubblica piazza, con l’annuncio dato dai vendoliani attraverso un manifesto giallo oro appeso nella bacheca delle Logge, proprio davanti al Comune.

«È arrivato il momento del saluto» si legge. E stando alle dichiarazioni del segretario dell’Unione comune Pd, Piero Boccuni, pare si tratti di un divorzio consensuale. «Quando un rapporto si deteriora, sia che si tratti di un rapporto affettivo che politico, penso sia inutile e improduttivo perdere tempo a rivangare chi tenesse in disordine i calzini: nel rispetto delle persone e della bontà di un percorso condiviso, conviene tracciare una linea e ripartire a ricostruire positivamente qualcosa di nuovo, senza mai fermarsi». Già a dicembre il circolo Sel aveva minacciato di uscire dalla coalizione Massa Guarda Avanti, con cui esattamente un anno fa era stato eletto sindaco Marcello Giuntini. In questi ultimi sei mesi nulla è cambiato per i suoi esponenti, che dalle parole sono passati ai fatti.

«Settimana dopo settimana, un mese dopo l’altro, il Pd ci ha ignorati e “cacciati” dalla coalizione Pd-Psi- Sel» si legge sul manifesto che porta la firma del coordinatore, Giorgio Galeotti. «In modo costante e inaccettabile, il Pd ha eluso impegni concordati con Sel in campagna elettorale e stabiliti nel programma». Il circolo descrive quindi un partito alla guida della maggioranza «incurante e arrogante», «autoreferenziale che non ha nulla da comunicare a nessuno», in cui non c’è spazio per «nessuna pari dignità». Da qui la svelta di passare ai saluti. «Noi di Sel saremo attenti senza pregiudiziali, ai fatti, alle iniziative, alle scelte dell’amministrazione – conclude il manifesto – Un’attenzione sentita e specifica, come da programma, ai problemi del mondo del lavoro, alla tutela e valorizzazione del grande patrimonio storico-artistico e ambientale».

A leggere queste parole, vien da pensare che dopo la separazione Pd e Sel non resteranno amici. E se sul piano politico il divorzio assume un certo rilievo, anche in vista delle elezioni regionali in cui i due partiti corrono separatamente, sul piano pratico la situazione cambia poco. I vendoliani infatti nel maggio 2014 non sono riusciti né ad entrare nella giunta Giuntini né in consiglio comunale: l’esponente che prese più voti, Davide Pedrini (106), era finora il primo dei non eletti. «Ci rendiamo conto che, oltre a motivazioni locali, possono aver pesato i rapporti fra i due partiti a livello nazionale e l’esito delle ultime amministrative che ha privato per un soffio la formazione di una rappresentanza in consiglio» riprende il segretario Pd Boccuni. «Da parte nostra, ribadisco che ogni volta che siamo stati interpellati, il Pd non si è mai sottratto al dialogo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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