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Spaccalunotti torna in cella

Pierluigi Sposato
Spaccalunotti torna in cella

Arrestato dai carabinieri dopo il danneggiamento di un’auto in sosta. Era libero dal settembre dell’anno scorso

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GROSSETO. Gino ci è cascato di nuovo. Lo hanno preso, nella serata tra sabato e domenica, con le mani nel sacco: cioè appena dopo aver mandato in frantumi il lunotto posteriore di un'auto in sosta. Gino Fatarelli è finito di nuovo in carcere, arrestato dai carabinieri, vittima di quell'impulso che l'ha messo nei guai decine di volte, di quella malattia che lui non riesce a curare, che gli altri - lamenta lui - non vogliono prendere in considerazione e che causa purtroppo danni (e da tempo) ad altrettante decine di automobilisti.

Uscito dal carcere meno di un anno fa – erano i primi di settembre 2014 – dopo aver terminato di scontare l’ultima pena, Spaccalunotti non era ancora riuscito a trovare una soluzione per sé e per gli altri. Difficoltà di cura, difficoltà di trovare una comunità adatta per il recupero. E non è stata efficace fino in fondo nemmeno la soluzione che la magistratura aveva escogitato per limitare i danni, cioè quella misura di sicurezza che imponeva a Gino di rimanere a casa tra le 21 e le 7 di ogni giorno e di andare a firmare periodicamente in modo che i suoi spostamenti venissero tenuti parzialmente sotto controllo. La firma, per la verità, c’era: un mese fa il cronista aveva incrociato Fatarelli all’uscita dalla Questura, a metà mattinata. «Sono andato a firmare», aveva spiegato. Due chiacchiere, la richiesta di come stavano andando le cure e della possibilità di una sistemazione nella famosa comunità... «Non c’è nulla, non c’è nulla...».

Danneggiamento ma anche violazione della misura di sicurezza (è stato trovato fuori casa dopo le 21) sono i reati per i quali Fatarelli – ormai sessantenne – è stato arrestato. La sua è stata quasi una sfida. Si è messo in movimento a pochissima distanza dalla caserma dei carabinieri, in quella via Sonnino che è uno dei suoi principali teatri di azione in città, a causa della presenza di pietre del rilevato ferroviario. La vicinanza dell'Arma non lo ha dissuaso e gli è stata poi fatale. E' stato visto, è stato preso, è finito in carcere per ordine del sostituto procuratore Stefano Pizza. E lunedì 11 sarà portato davanti al giudice per la convalida dell'ennesimo provvedimento eseguito nei suoi confronti.

Quella di Gino Fatarelli è ormai una storia giudiziaria senza fine. Giusto l'altro giorno il suo nome era scritto nello statino di udienza affisso all'entrata dell'aula del Tribunale: doveva rispondere di un'evasione da casa. Un processo che non si è tenuto a causa di un impegno concomitante del giudice e che è stato rinviato di qualche mese. Adesso questo nuovo guaio. Sempre con la speranza che sia l'ultimo.

La video intervista a Gino Fatarelli rilasciata a Il Tirreno nel febbraio 2014

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