Il dolore
VANDALI? NON BASTA LA PAROLA
di STEFANO ADAMI Anche questo è uno dei casi dove la parola d’uso non rende. Diciamo degli esseri viventi che, pochi giorni fa, hanno distrutto la bella vasca latina sulle Mura medicee di Grosseto,...
di STEFANO ADAMI
Anche questo è uno dei casi dove la parola d’uso non rende.
Diciamo degli esseri viventi che, pochi giorni fa, hanno distrutto la bella vasca latina sulle Mura medicee di Grosseto, suscitando indignazione e polmiche. La voce pubblica li chiama vandali. E non rende.
Perché i Vandali erano dei signori confinanti con Roma, con cui alternavano guerre ed accordi.
A un certo punto, reagendo alle pressioni romane, assieme agli Alani, sfondarono i confini, saccheggiando perfino la Città eterna. Gli Alani erano quelli che portavano i cani.
Ma tutto questo lo fecero per necessità, sopravvivenza. I vandali di oggi no. Quel che fanno, messe al sacco e distruzioni, non hanno necessità alcuna. Anche perché sopravvivono benissimo coi soldi di babbo e mamma.
Al loro confronto i Vandali storici erano dei lord inglesi, con regolare Laurea ottenuta a Oxford.
I vandali di oggi, in realtà, si trovano di fronte a delle crisi di nullità, e per reagire al timore di essere nulla distruggono quel che hanno davanti.
Dai banchi delle scuole alla stima altrui, dai bagni pubblici ai reperti antichi. Fino alle felpe del Milan.
I vandali dell’ultimo minuto sono allevati a pane e scortesia. La gentilezza è per loro un reperto del pleistocene.
Cresciuti nell’incuria generale (incuria affettiva, incuria educativa, incuria politica, incuria estetica, incuria urbana), trovano del tutto normale _ è chiaro _ lo sfascio.
Che fare? Bisognerebbe sfasciare la loro fede nello sfascio. Compito immane.
Cominciare dalle scuole, reinsegnare la gentilezza. La gentilezza è rivoluzionaria.
In questi giorni, per esempio, in città deve passare il Giro d’Italia. E la città si è rifatta il trucco, ha ripreso colore, musica, manifestazioni, sorrisi. È diventata come dovrebbe essere ogni giorno.
Anche la gente, almeno per qualche ora a passeggio nel centro storico, è diventata come dovrebbe essere ogni giorno.
E allora, magari, ci vorrebbe un Giro d’Italia a settimana. Almeno.
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