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Grosseto

bilancio

Spending review sì, aumento di tasse no

Francesca Ferri
Il palazzo comunale di Grosseto
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Il palazzo comunale di Grosseto

Nel 2015 lo Stato chiede al Comune di tagliare 2,8 milioni. Borghi: «Li abbiamo trovati gestendo meglio la spesa»

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GROSSETO. Per quasi 7 milioni di euro che i grossetani verseranno nel 2015 di tasse locali ma che andranno allo Stato, ce ne sono 2,8 che, con un lavoro certosino e spulciando tutte le voci di bilancio a caccia di sprechi e margini di miglioramento, il Comune riesce a recuperare senza toglierli, di nuovo, dalle tasche dei cittadini.

È questo il risultato della spending review interna, la revisione della spesa che tutti gli enti locali sono tenuti a fare. E che a Grosseto sta dando i suoi frutti, quanto mai appetitosi in un periodo lo Stato taglia e sforbicia i bilanci municipali e chiede sacrifici ai cittadini.

Il risultato l’hanno incassato l’assessore al Bilancio e vicesindaco Paolo Borghi e il team guidato dal dirigente del settore bilancio, tributi e patrimonio, Nazario Festeggiato, formato da Paola Tasselli, esperta di bilancio, e Monica Martellini, numero uno dei tributi.

Il loro lavoro è iniziato cinque anni fa. «Con il passaggio dalla fiscalità derivata a quella federale, col Comune che riscuote tributi propri, si è attuata una continua e costante riduzione dei trasferimenti dallo Stato ai Comuni», spiega Borghi. «Negli ultimi cinque anni gli enti locali hanno subito una riduzione dei trasferimenti dallo Stato poco superiore ai 25 miliardi di euro. Lo Stato si è dimostrato sobrio e virtuoso scaricando il problema sugli amministratori locali che obbligatoriamente hanno dovuto agire sulla leva fiscale».

Insomma, la minor spesa pubblica a livello centrale è stata pagata in gran parte dai cittadini e dalle attività produttive che hanno subito un fortissimo aumento delle tasse locali. «Passare dall’Ici all’Imu-Tasi ad esempio – spiega Borghi – ha incrementato il peso fiscale sui capannoni dell’80 per cento circa».

Secondo i calcoli del Municipio nel 2015 tra quota di alimentazione del Fondo di solidarietà comunale e gettito Imu dei fabbricati di tipo D (capannoni, banche, alberghi...) il Comune di Grosseto verserà allo Stato 6.787.900 euro, cioè quasi 7 milioni.

In più la spending review per i Comuni prevede per quest’anno che dalle casse municipali grossetane prendano il volo alla volta di Roma circa 2,8 milioni (erano 4,5 nel 2014). «I parametri saranno tradotti a breve in un Decreto del presidente del consiglio dei ministri – dice Borghi – ma i tagli si possono già quantificare. Una prima stima per Grosseto era di 2.172.000 ma la cifra più verosimile si aggira intorno ai 2,8 milioni di euro. E il “bello” è che questo taglio ci è stato comunicato appena il 15 aprile».

Come se non bastasse, negli ultimi anni sono crollate entrate storiche per il Municipio, quali gli oneri di urbanizzazione. Nel 2005 il Comune ne ha incassati per poco meno di 7,4 milioni di euro; nel 2014 per appena 1,6 milioni.

In questo quadro l’impresa di non alzare le tasse nel 2015 sembrava disperata. «E invece – dice Borghi – ci siamo riusciti: nel 2015 non ci saranno aumenti di tasse e allo stesso tempo saranno mantenuti tutti i servizi finora garantiti».

È il caso dei 2,8 milioni di spending review chiesti da Roma recuperati con una migliore gestione e un più puntuale controllo della spesa pubblica. «Una sistematica attività di analisi e valutazione della spesa – spiega Borghi – nelle fasi di decisione, gestione e controllo per migliorare l’allocazione delle risorse e il grado di efficienza e efficacia dell’azione dell’amministrazione».

Parole d’ordine: ridurre gli sprechi, intervenire sul personale, riorganizzare le società partecipate, rimodulare gli affitti. «E – aggiunge l’assessore – il vero e proprio ripensamento delle modalità di prestazione dei servizi pubblici».

Qualche esempio. «Dal mancato turn over dei dipendenti – spiega Borghi – abbiamo risparmiato 400-500.000 euro. Riaccorpando gli uffici prima in affitto in locali di proprietà del Comune abbiamo risparmiato 300.000 euro. In più siamo riusciti a dare in affitto tutti i beni patrimoniali».

Viene da chiedersi perché tanta oculatezza non sia stata adottata prima. Insomma: che avesse ragione Brunetta a inveire contro gli sprechi pubblici? «Oggi – spiega Borghi – si riesce a fare ciò che si faceva prima, con meno dipendenti. Va dato loro atto di bravura e gran senso di responsabilità. Poi è il frutto di una politica virtuosa che nel lungo periodo paga. E dopo cinque anni ne raccogliamo i frutti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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