Proteste
«Squadre da 18 persone per la caccia al cinghiale»
GROSSETO. I cacciatori maremmani chiedono al presidente della Provincia Emilio Bonifazi e al consiglio provinciale la modifica al Piano faunistico, così da ripristinare a 18 i partecipanti...
GROSSETO. I cacciatori maremmani chiedono al presidente della Provincia Emilio Bonifazi e al consiglio provinciale la modifica al Piano faunistico, così da ripristinare a 18 i partecipanti giornalieri alle battute di caccia al cinghiale.
In un lungo documento i presidenti provinciali di Federcaccia, Arcicaccia e Anuu Migratoristi, tracciano un bilancio della stagione venatoria 2014-2015 e affrontano le problematiche che si stanno presentando per la nuova stagione, a partire dal nodo del calendario e delle specie cacciabili. «Abbiamo avuto un proficuo incontro con il presidente della Provincia di Grosseto – scrivono Luciano Monaci, Claudio Sozzi e Maurizio Capitini – che si è dimostrato sensibile alle richieste fatte e supportate da dati di fatto, tanto che lo stesso si è impegnato a portare in discussione nel consiglio Provinciale, a breve, la modifica al Piano faunistico per ripristinare a 18 i partecipanti giornalieri alle battute di caccia al cinghiale. In tema di calendario venatorio si è espresso affermando che non vi sono particolarità specifiche locali per discostarsi dal calendario venatorio regionale già approvato a Firenze, il quale consentirà, in preapertura, la caccia al colombaccio, agli acquatici, alla tortora e al merlo».
In merito alla preapertura al colombaccio i cacciatori hanno fatto che «la specie in Toscana è stata oggetto di caccia per lunghe serie pluriennali dalla terza domenica di settembre e, in diverse province, in apertura anticipata il 1° settembre e questo non ha pregiudicato la situazione demografica della specie, che dimostra incremento o stabilità delle presenze. Qualora fossero accettate le nostre proposte – proseguono i cacciatori - avremo risultati positivi non solo per il mondo venatorio ma soprattutto per il mondo agricolo, che da tempo reclama la gestione di tutto il territorio a caccia programmata e la presenza costante e massiccia dei cacciatori per contenere il numero dei danni alle colture agricole. In particolar modo il numero degli ungulati e in primis il cinghiale, selvatico che oggi può solo essere gestito attraverso il costante e capillare impegno delle squadre di cinghialai, oltre 130 nella nostra provincia». La caccia al cinghiale, secondo Monaci, Sozzi e Capitini, sarà più efficace con il ritorno a 18 partecipanti giornalieri a battuta, «che garantiscono cacciate costanti per tre giorni a settimana, evitando di migrare o addirittura appendere il fucile al chiodo, perché la costituzione di grandi squadre non è funzionale. Questa pratica – concludono - incide anche nella nostra economia, con oltre cinquemila praticanti la caccia al cinghiale a tutto a vantaggio di agriturismo e ristoranti».
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