Il dolore
Perse cento pecore in un anno a causa dei predatori
La denuncia di Giacomo Franceschelli di Roccalbegna. Il 7 maggio un altro assalto contro il suo gregge
ROCCALBEGNA. Cento pecore fra scomparse e ritrovate sgozzate da settembre 2014 ad oggi. Cinquanta capi volatilizzati da febbraio a maggio 2015. Una tragedia in una sola impresa agricola, quella di Giacomo Franceschelli, che fa da esempio a quelle di tante altre aziende di allevamento. E anche giovedì mattina, al podere Le Capanne di Franceschelli, fra Monte Labro e Roccalbegna, lo stillicidio è continuato e all’appello mancavano due pecore.
«Di una ho ritrovato solo qualche osso insanguinato e la pelliccia – racconta il pastore –. Deve essere successo la sera precedente, mercoledì, ma solo stamani ho contato le pecore e ne mancavano due. E come sempre sono dovuto andare a cercarle lì attorno e raccoglierne i poveri resti. Ormai è un continuo».
Franceschelli ha diviso il suo gregge in tre branchi, a seconda delle caratteristiche degli animali, e li fa sorvegliare dai cani da guardiania. Ne ha una decina di grossa taglia, soprattutto pastori maremmani, ma solo tre sono adulti e in grado di lavorare come si deve. Ne aveva altri, molto efficienti, ma sono stati avvelenati mesi fa. Da chi e perché non si sa.
«Mi hanno tolto un aiuto preziosissimo – spiega Franceschelli – perché adesso mi sono restati solo tre cani da guardiania in grado di fare il loro lavoro: fanno da capobranco in ciascuno dei tre greggi, ma i cani aiutanti hanno appena un anno e ancora non ce la fanno a fronteggiare gli attacchi. Si impauriscono, come tutti i cuccioli. Ci vorranno anni per metterli in grado di diventare guardiani efficaci».
E così, nonostante la presenza dei cani e nonostante Franceschelli stesso stia vicino alle greggi durante il giorno, non è in grado di evitare le continue predazioni. «Sono lupi, ibridi e cani inselvatichiti – dice – e mi hanno dimezzato il gregge in pochi mesi. Le ultime che ho comprato, 180 capi, a forza di aggressioni sono rimaste in 90. Ma il dramma è che fra la paura, gli aborti e l’ansia, hanno partorito solo 30 agnelli. Il mutuo che avevo fatto per comprarle, 20.000 euro ottenuti a forza di pregare la banca, si è volatilizzato senza ricadute economiche per me. Mi viene voglia di smettere, ma poi penso che ho scommesso, in questa attività, tutte le mie energie e le mie risorse, che questo è il lavoro che so fare davvero bene, che la passione, nonostante tutto, resta. E allora, ogni volta, mi faccio in quattro pur di resistere».
Una situazione al limite del sostenibile. «A volte – dice Franceschelli – mi viene in mente di mostrare a tutti la condizione in cui ci hanno ridotto le non scelte della politica e ho addirittura pensato di andare a incatenarmi in piazza Dante, a Grosseto. Ma tanto non serve a nulla. Servirebbe che qualcuno comprendesse la gravità della nostra situazionee. Si vuole salvaguardare un lupo che, si dice, è in via di estinzione. Io allevo una tipologia di pecora, quella amiatina, che è una specie di pecora da carne che è stata definita in via di estinzione, proprio come il lupo. Non è, anche questa, una contraddizione enorme?».
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