Il Tirreno

Grosseto

Inceneritore all’esame dell’esperta del tribunale

Alfredo Faetti
L'inceneritore al Casone di Scarlino (foto Giorgio)
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L'inceneritore al Casone di Scarlino (foto Giorgio)

Visita all’impianto di Maria Triassi, la docente incaricata della perizia d’ufficio Fra i suoi compiti c’è anche quello di valutare l’impatto sull’ambiente

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SCARLINO. È arrivata allo stabilimento poco prima dell’una, in macchina insieme all’avvocato Roberto Fazzi. Ha incontrato i legali e i consulenti di Scarlino Energia, spiegando il suo ruolo nella vicenda e chiedendo tutta la documentazione necessaria. La stessa che le hanno fornito i consulenti di parte, in modo da avere un quadro completo (e per molti versi discordante) sull’impatto che l’inceneritore ha su tutta la zona, industriale ma anche quella circostante.

In questo modo è iniziato il compito di Maria Triassi, docente universitaria e consulente nominata dal tribunale di Grosseto, nella class action contro l’impianto, partita dopo lo sforamento del 2013 dei limiti di legge per le emissioni nell’aria. Nessuna dichiarazione né altro dalla super esperta, che arrivata in Maremma si è diretta subito nello stabilimento, ad oggi spento. Un faccia a faccia durante un bel po’ e che ha messo in luce un quadro ben diverso a seconda della campana che si ascolta. Secondo la società, l’attività dell’inceneritore non ha un impatto considerevole sull’ambiente circostante, né andrebbe ad aumentare il carico d’inquinamento su cui si discute da tempo nella piana industriale scarlinese. Secondo i consulenti di parte, invece, (un perito addetto alle falde acquifere, un ingegnere all’impiantistica e un geologo) l’impianto avrebbe eccome un impatto sull’ambiente. Le sue lavorazioni, hanno detto durante il faccia a faccia, porterebbe a immettere nel canale Solmine (dove finiscono le acque trattate dopo un uso industriale) quantità di arsenico notevoli.

Ma il confronto con l’azienda è stata anche l’occasione da parte degli ambientalisti, guidati da Roberto Barocci del Forum Ambientalista (il perito di parte), per tornare a discutere sul progetto per la bonifica della falda acquifera, ribadendo che a loro parere le azioni che si andranno a mettere in piedi non porteranno i benefici sperati, dato che (questa la tesi degli ambientalisti) se non si eliminano prima gli agenti inquinanti in superficie (le ceneri di pirite) non si potrà mai raggiungere la sperata bonifica. Insomma, una discussione serrata, da cui sono emersi molti documenti e dati da analizzare per la Triassi, incaricata dal giudice di Grosseto Giulia Conte di portare a termine una ctu (consulenza tecnica d’ufficio), che potremmo definire una perizia, non solo sui guasti e le cause che portarono allo sforamento del 2013, ma proprio sull’impatto ambientale dell’inceneritore.

Un procedimento del tutto diverso da quello amministrativo (e penale), che si sta portando avanti a Firenze dove è approdata la richiesta per nuove autorizzazioni dopo l’annullamento da parte del Consiglio di Stato lo scorso gennaio. In ogni caso il lavoro per Triassi non manca, e la scadenza per il deposito della prima perizia è fissata al 10 giugno. Salvo proroghe che potrebbero arrivare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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