Sicurezza
Graffi sospetti sulla mano e quelle 22 tracce di sangue
I carabinieri ricostruiscono le indagini a tutto campo su Antonino Bilella dalla verifica degli alibi alle intercettazioni telefoniche e ambientali
GROSSETO. Al primo accesso dei carabinieri a Villa Adua, nel pomeriggio del 5 novembre 2013, il sangue non venne rilevato: «Ma era buio e poi cercavamo un corpo, non tracce ematiche», spiega l’appuntato Alessandro Butteri della sezione investigazioni scientifiche dell’Arma. Il 9 novembre, invece, la prima macchia di sangue venne trovato subito, appena sotto la finestra da cui i militari avevano fatto accesso.
Ventidue le tracce trovate dentro l’abitazione di pertinenza di Francesca Benetti, confrontate con i reperti prelevati nella casa di via dei Pini. Tracce prive di contaminazioni, spiegano gli esperti, che si abbinano a quelle rinvenute nel montante della Punto bianca che Antonino Bilella aveva portato a rottamare l’8 novembre. Sangue rinvenuto anche nelle fughe delle mattonelle di Villa Adua: notammo la stranezza, aggiunge il sottufficiale, perché invece su alcune mattonelle «c'erano segni evidenti di strisciatura», compatibili con un'attività di lavaggio. E poi sangue sulle seggiole e sull’anta del frigorifero trovata aperta. Nella notte tra il 9 e il 10 Bilella venne sottoposto a fermo.
Alla settima udienza del processo per l’omicidio dell’ex insegnante di educazione fisica entrano in scena i carabinieri, anche se poi il clou del Ris avverrà probabilmente a metà luglio. Ed entrano in scena con tutta l’attività di indagine partita con la denuncia di scomparsa da parte del fidanzato Aldo Scotto, la sera del 4 novembre. Un panorama completo, dalle intercettazioni alle cimici sulle auto, dai tabulati telefonici agli accertamenti bancari, dalle sommarie informazioni al reperimento di video, dai sopralluoghi alla verifica degli alibi. Per escludere l’allontanamento volontario ma anche per cercare di capire se Francesca fosse rimasta vittima di un atto violento. Il compendio di indagine viene esposto dal maggiore Andrea Lachi, comandante del Roni, il quale parla anche delle due auto di Bilella, una Punto grigia usata abitualmente e una bianca poi finita al rottamatore. L'8 novembre l'auto di Bilella venne seguita dai carabinieri, dopo l'interrogatorio in cui l'uomo venne sentito in caserma a Follonica come persona informata sui fatti, fino alla zona di Campagnatico: l'agricoltore andava a trovare un amico. La Punto uscì a Montorsaio, imboccò la provinciale 153 Batignanese, si fermò in una piazzola, ripartì. «I militari al seguito ritrovarono il pianale dell'auto, nell'erba». A Bilella venne sequestrato anche un appunto con gli orari dei treni da e per Follonica. A casa furono trovati vari biglietti da visita, tra cui quello della fioraia dove l'agricoltore aveva acquistato delle piante. E nella Punto del custode della villa fu trovato e fotografato («ma non feci alcuna perquisizione - obietta il maresciallo Antonio Dessì - il tecnico doveva aprire il cruscotto per installare l’apparecchio») un appunto con il numero di targa della Opel di Francesca e sotto una parola in stampatello: «Secondo me c'è scritto “Butta”», aggiunge il maresciallo.
E poi ancora sangue, stavolta quello cicatrizzato sulla mano e sull’avambraccio sinistro di Bilella, notato dal luogotenente Rocco Mori: «Ci rispose che erano state le galline», ricorda mentre i pm Marco Nassi e Salvatore Ferraro proiettano le immagini con i graffi.
Lachi ricorda anche le ricerche di Francesca, «che non si sono mai interrotte: l’altra settimana ero a Ribolla con i vigili del fuoco per una perlustrazione in un canale di riflusso del pozzo 2». Ricerche che si sono avvalse anche delle segnalazioni di sensitivi, come di quella di un tassista napoletano. Nessun esito. Ed è singolare, però, quella lettera che Bilella già detenuto aveva scritto a un amico: «Non parlate di me, avete tutto sotto contro controllo». C’era un complice? «Ci siamo posti il problema», risponde il maggiore.
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