Finanza
«Sistema Cerulli? Non c’è alcuna prova»
La difesa: soltanto intercettazioni e nemmeno tutte chiare, i testimoni sconfessano la Procura
MONTE ARGENTARIO. Ma come si fa a parlare di un "sistema Cerulli"? Come si fa ad applicare tout court un modus operandi a ogni sua azione, anche e soprattutto ai casi in cui il funzionario del Comune di Monte Argentario era del tutto estraneo? Sono le domande che si pongono i difensori degli imputati, i primi a parlare dopo le richieste del pm Stefano Pizza.
E di Nilvo Cerulli parla naturalmente il suo difensore, Fabiana Di Vincenzo: «Solo intercettazioni e nessuna prova», è il succo dell'arringa. E le stesse intercettazioni hanno dei limiti, osservano i difensori, visto che la stessa polizia giudiziaria avrebbe confuso gli interlocutori. Le dichiarazioni dei co-imputati non avvalorano la tesi accusatoria «e anzi i testimoni sconfessano le ipotesi della Procura». Di Vincenzo ricorda che Cerulli era responsabile solo per i procedimenti Dia per le opere interne e che quindi non aveva alcun tipo di competenza su altri argomenti né tanto meno esercitava ingerenze: anche perché con Antonella Sabato, architetto del Comune, aveva uno scontro di diritto sull'iter da seguire: «non si sopportavano», conclude invocando l'assoluzione perché il fatto non sussiste (il pm ha chiesto 5 anni e 10 mesi).
Stessa richiesta avanzata dal difensore di Stefano Capitani (2 anni e 3 mesi la richiesta del pm), l'avvocato Massimiliano Arcioni; Capitani aveva avuto un colloquio telefonico con Cerulli, suo amico di infanzia, intercettato (settembre 2007). «Si parlava di una richiesta di informazioni per l'accatastamento di un immobile rurale di proprietà della moglie e delle zie». «Puoi fare qualcosa?», è la richiesta di Capitani. Ma quest'ultimo, osserva il difensore, non si rende conto che Cerulli (che pure ipotizza un costo di 1.100-1.200 euro «ma per il compenso al professionista che deve seguire la pratica») non può fare nulla. E del resto nemmeno fa nulla, visto che la pratica la segue un geometra individuato dalle zie. «Non c'è reato. E il Comune non c'entra affatto: questa è una pratica che riguarda l'Ufficio del territorio».
L'estraneità di Cerulli da fatti illeciti viene sottolineata anche dagli avvocati Simona Brizzi e Sauro Colizzi, che difendono Anna Rosa Lucaccini (3 anni la richiesta): «Non c'è prova di alcun accordo corruttivo né di passaggio di denaro per una pratica che non riguardava il restauro ma solo l'autorizzazione paesaggistica per un futuro possibile restauro. Nei sei mesi di intercettazioni non c'è alcuna traccia di Lucaccini». E non c'è alcun falso nella Dia «perché Lucaccini non ha presentato alcuna Dia». Ipotesi di reato insussistente anche per il tecnico, che non riveste la qualità di incaricato di servizio di pubblica necessità. «E il geometra Terramoccia non ha dichiarato il falso perché l'intervento, lì, era possibile». La proprietaria non aveva alcuna consapevolezza che si stesse facendo qualcosa di difforme, dicono i legali invocando l'assoluzione.
In favore di Sergio Calabresi, per due autorimesse interrate, parla l'avvocato De Carolis Villars: che va oltre il non luogo a procedere individuato dal pm e chiede una pronuncia nel merito, l'assoluzione «perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto». (p.s.)
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