Il dolore
Processo Bilella, il sangue a Villa Adua e il giallo della Punto
L'udienza è dedicata alle indagini svolte dal momento della scomparsa di Francesca Benetti
GROSSETO. Al processo Bilella parlano i carabinieri che seguirono le indagini. Dalla denuncia di scomparsa alle ricerche del corpo di Francesca Benetti. Dal ritrovamento del sangue sul pianale dell'auto dell'agricoltore alla ricostruzione degli spostamenti. Dal presunto tentativo di fuga dell'imputato (il 9 novembre 2013) agli accertamenti sui tabulati telefonici. Dalle ispezioni a Villa Adua al tentativo di demolizione della Fiat Punto. Sono tredici gli investigatori che i pm Salvatore Ferraro e Marco Nassi hanno citato per questa settima udienza.
Ore 18.30 Escluse contaminazioni. Gli avvocati Carnicelli e Leporatti chiedono chiarimenti sulle modalità di accesso e sulle contaminazioni, eventualità che il sottufficiale esclude. Butteri spiega che l'accesso avvenne dalla finesta che venne aperta dai vigili del fuoco e che non ha notizia di accessi non protetti dentro Villa Adua. “Se qualcuno avesse compromesso la scena, la goccia di sangue sarebbe stata trovata contaminata e non integra”, esemplifica rispondendo poco dopo anche alle domande dell'avvocato Xhanaj. L'appuntato ricorda la stranezza della presenza del sangue nelle sole fughe delle mattonelle (“sulle quali invece c'erano segni evidenti di strisciatura”, compatibili con un'attività di lavaggio). E spiega che il pomeriggio del 5 novembre “non cercavo tracce ma un corpo”, per questo motivo non notò il sangue. Sentito anche il luogotenente Antonio Baldassarri che accompagnò l'appuntato nei sopralluoghi, il presidente aggiorna il processo all'udienza del 28 maggio
Ore 17.30 La prima traccia sotto la finesta. Sono ventidue i reperti biologici repertati dai carabinieri del Ris nell'accesso del 9 novembre. Le foto di quell'accesso a Villa Adua furono scattate dall'appuntato Alessandro Butteri, della sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri di Grosseto, che era entrato già il 5 novembre già con le opportune protezioni anticontaminazione ma che solo la mattina del 9 novembre aveva scoperto le tracce ematiche: “Chiamammo subito i Ris. La prima traccia venne scoperta sotto la finestra”. Poi ce ne erano, per esempio, anche sulla gamba di una seggiola, nella fuga di una mattonella e all'interno dell'anta del frigorifero,"trovata aperta”. Mentre arrivavano i Ris da Roma, i carabinieri repertarono campioni biologici di Francesca Benetti da mettere a disposizione per i raffronti e misero sotto sequestro la Opel.
Ore 16.45 I vigili del fuoco in casa di Francesca. Il 17 giugno 2013 verso mezzogiorno Antonino Bilella chiamò il 118 e i vigili del fuoco temendo che Francesca si fosse sentita male in casa. E' un episodio già riferito da vari testimoni in aula, ma solo per sentito raccontare dalla donna. Arrivò anche la polizia municipale e i particolari vengono riferiti al processo dall'agente Mirko Rosati e dal caposquadra esperto Andrea Arnaldi. A casa – dove i vigili del fuoco erano entrati rompendo un vetro – non c'era nessuno. “Bilella – riferisce Rosati – ci chiese se nelle vicinanze c'è una palestra. Insieme andammo lì e trovammo la signora Benetti che stava aprendo il lucchetto della bicicletta per tornare a casa. Le spiegammo che eravamo entrati in casa sua, la signora e Bilella dissero che si sarebbero messi d'accordo per i danni”.
Ore 16.30 I graffi sul braccio: "Colpa delle galline". Antonino Bilella aveva dei graffi sul dorso della mano sinistra e anche sull'avambraccio. Li notarono il luogotenente Rocco Mori e il maresciallo Dessì. Entrambi riferiscono in aula che il custode di Villa Adua spiegò loro – la mattina del 5 novembre, quando li ricevette a casa – che si trattava di graffi delle galline. “Mi hanno beccato”. Mori aggiunge i particolari del ritrovamente dell'auto bianca di Bilella, dal rottamatore da Bartiromo, il 9 novembre: “Mancava il pianale posteriore e mi fu detto che non era stato toccato niente dal momento dell'accettazione”. C'era una pellicola oscurante sul vetro posteriore dell'auto, “increspata” come se fosse stata riattaccata.
Ore 16 Trenta telefonate perse sul cellulare di Francesca. E' la volta dei militari che erano di pattuglia tra il 4 e il 5 novembre. I carabinieri spiegano, ciascuno per competenza, le modalità di intervento e di individuazione dell'auto di Benetti nonché le ispezioni compiute a più riprese nell'abitazione di via dei Pini, insieme ad Aldo Scotto. “Vedemmo il telefono, un Samsung – dice l'appuntato Gianluca Di Cola che intervenne con il collega poco più tardi delle 2 di notte – Io ne avevo uno simile all'epoca, bastò passare il dito sullo schermo e vidi insieme a Scotto che c'erano una trentina di chiamate cui non era stata data risposta e la segnalazione di alcuni messaggi. Non vidi chi aveva chiamato. Il cellulare non era protetto”. Tutto normale nell'abitazione, il letto era ancora disfatto.
Ore 15.30 “La Punto di Bilella non si trovava”. Alla ripresa dopo la pausa pranzo, è la volta del maresciallo Antonio Dessì, il sottufficiale della Tenenza di Follonica che raccolse la denuncia di Scotto, eseguì con lui un sopralluogo a casa di Francesca in via dei Pini trovando l'unico telefono cellulare che squillava, andò con i colleghi a Villa Adua l'indomani, mise insieme al tecnico le cimici nella Punto grigia di Bilella: “Lui era stato convocato in caserma. Noi cercammo l'auto, pensando che fosse nei dintorni: invece la trovammo a trecento metri di distanza, vicino a una ferramenta – ricorda Dessì rispondendo al sostituto procuratore Salvatore Ferraro – E vicino al cambio c'erano degli appunti che io fotografai”. Negli appunti la targa dell'auto di Francesca e sotto una scritta: “Secondo me c'è scritto 'Butta'”. All'avvocato Carnicelli precisa di non aver effettuato una perquisizione ma solo di aver notato ciò che risultava dopo che il tecnico aveva aperto lo sportello del cruscotto per installare l'apparecchiatura. L'avvocato Leporatti chiede poi l'inutilizzabilità del biglietto per le modalità di acquisizione. La Corte di assise si riserva
Ore 14 La segnalazione da Napoli. Dopo una trasmissione televisiva, un tassista napoletano disse di aver visto una donna che poteva somigliare alla Benetti, vicino al teatro San Carlo. Si chiamava Genoveffa e diceva di essere napoletana. I carabinieri fecero fare accertamenti ma l'esito fu negativo. Il maggiore Lachi precisa a Leporatti che non furono fatti accertamenti sulla grafia dei biglietti trovati nell'auto di Bilella e che ci fu una telefonata fatta da Bilella a Benetti nel pomeriggio del 4 novembre: un tentativo, non andato a buon fine. Fino al fermo non ci furono altri tentativi da parte di Bilella, o comunque non risultano.
Ore 13.30 Illeggibile la targa della Opel. Al maggiore la difesa di Bilella chiede varie precisazioni: l'avvocato Francesca Carnicelli vuole sapere se e come furono fatti accertamenti sugli account della Benetti e se si legge la targa della Opel nel filmato Petitto: “No, perché sgrana”, risponde l'ufficiale. All'altro difensore, l'avvocato Bruno Leporatti, precisa poi che “la Punto è un modello senza dubbio di larga diffusione ma nell'arco temporale di quella mattinata non ce n'erano altre, né di Opel Corsa, né di Punto” nelle immagini della farmacia.
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Ore 12.50 “Non parlate di me, è tutto sotto controllo”. Alla ripresa dopo la pausa, è la volta delle domande dell'avvocato di parte civile Aron Xhanaj, il quale chiede spiegazioni sulla lettera che Bilella già in regime di detenzione aveva inviato all'amico Lido Volpi: “Non parlate di me, avete tutto sotto contro controllo”. Il legale ne fa uso per chiedere se i carabinieri avevano ipotizzato la presenza di un complice: “Ci siamo posti il problema”, è la risposta di Lachi (Volpi non è indagato). All'avvocato Alessandro Risaliti, anche lui di parte civile, risponde di non aver sottovalutato alcuna ipotesi, nemmeno quella che il corpo di Francesca Benetti potesse essere stato smembrato.
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Ore 11.45 Le ricerche con i sensitivi. Dove cercare Francesca? Il maggiore Lachi rappresenta le difficoltà delle ricerche: “Non sapevamo dove. E così è stato fatto perno su Villa Adua e, con il contributo di varie forze e volontari, anche con i cani, nonché dello stesso Scotto, sono state perlustrate decine di ettari: a partire dai 42 di Villa Adua”. Quella è zona di miniere, di specchi d'acqua (come il lago dell'Accesa), di boschi. Si erano fatti avanti anche i sensitivi: “Persone dalle sensibilità implementate si sono offerte e ci hanno indirizzato a Venturina, in una cava dietro al Calidario, a Santa Severa, alla miniera di Ribolla”. Mai interrotte, le ricerche: “L'altra settimana sono stato a Ribolla, insieme ai vigili del fuoco, per una perlustrazione in un canale di riflusso del pozzo 2”. Ma del corpo nessuna traccia.
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Ore 11.25. Il pianale abbandonato. L'8 novembre l'auto di Bilella venne seguita dai carabinieri, dopo l'interrogatorio in cui l'uomo venne sentito in caserma a Follonica come persona informata sui fatti, fino alla zona di Campagnatico: l'agricoltore andava a trovare un amico. La Punto uscì a Montorsaio, imboccò la provinciale 153 Batignanese, si fermò in una piazzola, ripartì. “I militari al seguito ritrovarono il pianale dell'auto, nell'erba”. A Bilella venne sequestrato anche un appunto con gli orari dei treni da e per Follonica. A casa furono trovati vari biglietti da visita, tra cui quello della fioraia dove l'agricoltore aveva acquistato delle piante.
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Ore 11.15 Il giallo della Punto. Antonino Bilella aveva due Fiat Punto. Una grigia, con la quale si spostava frequentemente, e una bianca. “L'8 novembre notiamo che quest'auto non si trova più – ricostruisce il maggiore Lachi rispondendo alle domande del sostituto procuratore Marco Nassi – Scopriamo che il giorno prima era stata portata a rottamare in un'azienda tra Scarlino e Follonica. La recuperiamo”. In aula vengono proiettate immagini ricavate dai filmati del sistema di videosorveglianza della farmacia Petitto di Scarlino Scalo, del 4 novembre: si vede una Opel uguale a quella di Francesca che va verso Potassa alle 11.07 e ne torna alle 12.47. Si vede anche una Punto grigia come quella di Bilella che va verso Potassa alle 13.27. Nell'auto del custode venne trovato un appunto: riportava la targa della Opel di Francesca.
10.50 Intercettazioni e cimici. Tutte sotto controllo le persone che avevano avuto a che fare con Francesca Benetti e Antonino Bilella: intercettazioni sul telefono di Aldo Scotto, il fidanzato della donna scomparsa, e su quello del custode di Villa Adua. E cimici sulle loro auto, con sistemi gps per rilevare i movimenti. Sotto osservazione anche i telefoni dei figli di Francesca e degli amici di Bilella. Anche quello di Igino Corasaniti, ex di Francesca. Scelte, spiega il comandante del Roni, il maggiore Andrea Lachi, dovute anche al precedente fresco del caso di Irina, scomparsa anche lei e poi trovata morta perché uccisa dal compagno. L'ufficiale dei carabinieri ricostruisce quanto avvenuto dal 5 novembre, compresi gli accertamenti bancari (“nessun movimento, liquidità importante da decine di migliaia di euro”) e il ritrovamento dell'Opel Corsa di Francesca nel parcheggio della stazione di Follonica. I carabinieri iniziarono a escludere l'allontanamento volontario.
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