Il Tirreno

Grosseto

«L’agenda di Castriconi è tutto meno che precisa»

di Pierluigi Sposato
«L’agenda di Castriconi è tutto meno che precisa»

L’avvocato Leporatti punta a smontare l’ipotesi di corruzione: «Tutto lecito E poi edilizia e paesaggio sono due mondi diversi, sbagliato contaminarli»

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MONTE ARGENTARIO. Suda, Bruno Leporatti. Suda mentre tiene la sua arringa. Suda perché nell'aula della corte di assise prestata ad Argentariopoli fa caldo. Ma suda anche e soprattutto perché deve fronteggiare le pesanti richieste di condanna che il sostituto procuratore Stefano Pizza ha avanzato nei confronti dei suoi assistiti. Anni, parecchi anni. E' il momento della difesa, sono i primi interventi della discussione. È presente un solo imputato, Augusto Donati.

E così, dopo essersi tolto la giacca sotto la toga, l'avvocato si passa più volte il fazzoletto sul viso per asciugare le gocce di sudore. Parla per un'ora solo i questioni generali, di corruzione che non ha fondamento, di presunto asservimento, di insussistenza delle tesi di accusa, di incongruenze se non di veri e propri errori nei capi di imputazione. Toglie e rimette gli occhiali, se deve leggere. «Dove sono gli atti contrari ai doveri di ufficio?» si chiede parlando del comportamento dell'ex assessore all'urbanistica Massimo Castriconi. «Lo è forse una proposta dell'assessore per un incarico che poi viene dato dal consiglio comunale?», chiede a proposito della nomina dell'architetto Vincenzo Roberto Gabriele suo assistito (5 anni e 3 mesi la richiesta del pm) per il collegio ambientale. «C'è da meravigliarsi che sia la politica a decidere? Il sistema è questo: giusto o sbagliato che sia ma è questo. E' un ruolo istituzionale». Leporatti si rivolge alternativamente al pm, ai giudici, ai colleghi se necessario. Si ripassa il fazzoletto sulla fronte: «Dov'è l'illecito se un assessore interviene su un dipendente?». Dove sono gli errori nel capo di imputazione? Ad esempio al punto 2, dove si ipotizza una corruzione per il giardino ex Jacovacci: «Quello fu un intervento progettato da uno studio di Roma, Collantoni e Gabriele non c’entrano».

Il legale invita il collegio a riflettere sui temi della corruzione come anche sui tempi in cui si sarebbe consumata. E rileva che, come da capo di imputazione, se anche il reato fosse stato commesso entro il 31 dicembre 2006, esso sarebbe stato prescritto nel febbraio scorso. «Ma per Gabriele il reato è anche infondato nel merito. Perché tutto dipende dalla famosa “agenda Casticoni”. Che non è così preciso come il pm vorrebbe: scrive “dare” dove dovrebbe scrivere “avere”. E i pagamenti sono dimostrati: c'è l'acquisto di una Golf, c'è un certificato del Pra, ci sono rapporti di credito-debito: sono illeciti? Il delitto c'è se c'è un accordo illecito. E qui, oltre al fatto che i conti non tornano, ci sono anche effetti cambiari leciti». E allora «assoluzione, e solo in subordine la prescrizione».

Per gli altri capi di imputazione contestati (Leporatti parla anche per soli due dei suoi assistiti, Massimo Benedetti - componente del collegio ambientale, richiesta 3 anni e 7 mesi - e Arnaldo Galantino - proprietario del Polo Club, richiesta 1 anno e 4 mesi), il difensore invita a tenere distinti il campo edilizio e quello paesaggistico: «Sono due mondi diversi, è sbagliato contaminarli». E guai a fidarsi completamente dei soli consulenti tecnici dell'accusa, «le loro conclusioni hanno pari valore di quelle delle altre parti», e tantomeno hannovalore giuridico. Così non c'è nulla da perseguire se l'immobile risulta conforme all'autorizzazione paesistica. Non c'è falso se il committente, ignaro in materia, si rivolge a un professionista che gli dice «si può fare». E se per il muro della Cantoniera, «l'assunzione dell'incarico fu inopportuna« da parte di Benedetti (che ebbe incarico per i calcoli del cemento armato, dopo aver rivestito il ruolo di componente del collegio ambientale) è anche vero che l'ingegnere fu una «seconda scelta» e che non c'è prova della corruzione. Leporatti parla del rischio del «bis in idem» per la Cantoniera, tra l’altro processo terminato anche in secondo grado con il proscioglimento (prescrizione per il muro). Assoluzione piena, dunque, invoca il difensore; anche per i casi di difformità di esecuzione contestati al componente del collegio ambientale, visto che questo organo non può essere preveggente in materia di lavori poi effettivamente realizzati. Tre ore e mezzo, poi Leporatti si siede.

A favore degli imputati Maria Chiara Canali (2 anni e 2 mesi la richiesta dell'accusa), Claudia Casalini (3 anni e 2 mesi) e Livio Dinetti (1 anno e 10 mesi) ha infine parlato l'avvocato Francesco Gulina. I legali degli altri imputati interverranno nelle prossime udienze.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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