Il Tirreno

Grosseto

«Interventi urgenti contro le predazioni»

di Fiora Bonelli
«Interventi urgenti contro le predazioni»

Riprese, nella mozione presentata all’assessore dell’Unione, le parole dell’accademico della Crusca Giovanni Bernetti

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ARCIDOSSO. «Possono convivere Ezechiele con le pecore e Bambi con le vigne?». Una mozione e un’interrogazione sulla questione predazioni per l’ unione comuni Amiata grossetana e per il sindaco di Cinigiano che è anche assessore all’agricoltura per l’Unione. Ma intanto anche il professor Giovanni Bernetti, dell’accademia dei Georgofili, lancia sulle pagine info dell’Accademia un appello e un’analisi. Il convegno dello scorso sabato 2 maggio tenuto ad Arcidosso e voluto fortemente dagli allevatori della provincia di Grosseto, sostenuti anche da Siena e Firenze, ha di nuovo focalizzato l’attenzione sul dramma delle predazioni a danno delle greggi: «La sala era affollata e con la gente in piedi - scrive Bernetti che era presente ad Arcidosso - gli interventi, numerosi e accorati, che oltre a illustrare i danni, hanno deplorato la scarsa sensibilità dei politici. La Regione, invero, ha stanziato una somma ingente per una campagna di catture che viene continuamente rinviata. In seguito ai danni sempre più frequenti negli ultimi 10 anni è diminuito il numero delle aziende pastorali; è diminuito, però anche il numero dei capi allevati nelle aziende superstiti a causa della necessità di far pernottare le pecore entro recinzioni adeguate alla difesa. Le conseguenze della ridotta produzione di latte si ripercuotono sull’attività dei caseifici sociali». Bernetti, che segnala anche i danni da ungulati di cui soffre tutta l’agricoltura, ironizza: «La natura è vista con favore da gran parte dell’opinione pubblica stimolata anche da abbondante propaganda televisiva e coronata dall’insieme dei valori non negoziabili degli ambientalisti. Per conseguenza si vorrebbe che il lupo coesistesse con le pecore, il cervo con le vigne, il cinghiale col patataio e la lumaca con l’insalata. Bisognerebbe, però fare i conti con le conseguenze sociali ed economiche di tutto questo. Viene spontaneo auspicare un ritorno almeno parziale delle attività agrosilvopastorali in alta collina e in montagna ricordando che gli agricoltori non hanno bisogno tanto di contributi quanto e soprattutto hanno bisogno (come diceva Cosimo Ridolfi) di un pochino di libertà». Bernetti auspica «meno titubanze da parte dei politici e, eventualmente, più disponibilità al dialogo da parte delle associazioni ambientaliste». Quello che stigmatizza l’accademico dei Georgofili è ripreso nel ragionamento delle minoranze di Cinigiano, Seggiano e Castell’Azzara dell’Unione dei comuni che hanno seduta stante, presentato una mozione con richiesta di provvedimenti urgenti da assumere, perché la «pastorizia coinvolge molti operatori ed aziende di trasformazione dei prodotti latteo caseari creando occupazione e la filiera dei prodotti tipici». La mozione ricorda che dagli anni '90 a oggi è in corso una predazione di capi che ha falcidiato la consistenza delle greggi, ridotto il conferimento del latte ai caseifici e ridotto l'occupazione e che, tanto per avere l’idea del dramma in atto, il solo caseificio di Manciano nel corso dell'anno 2014 ha avuto un minore conferimento di latte della zona pari a 6 milioni di litri. La conseguenza che si prospetta se si continuerà così e che si vuole scongiurare, è l’acquisto di latte dall’estero. La mozione, sintetizzando quanto emerso dal convegno (dagli anni ’30 agli anni ’80 i predatori erano poco più che 100 e oggi sono quasi 2000) chiede di prospettare alla Regione Toscana la grave situazione affinchè adotti misure adeguate a risolvere il problema, di monitorare d'ora in poi il fenomeno della predazione e dei danni all'indotto provocati a tutta l'economia della zona. E infine interrogazione della minoranza anche per il sindaco di Cinigiano Romina Sani a cui si chiede, fra l’altro, anche perché non fosse presente al convegno dello scorso sabato.

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