Sicurezza
Il travertino nei disegni di Petri
Alla pietra simbolo della città dedicati un convegno e una mostra
MASSA MARITTIMA. Non ci sono soltanto il Balestro o il Duomo a contraddistinguere Massa Marittima e a raccontare la sua storia medievale. C’è anche una pietra particolare, che nei tempi andati risultò molto utile agli uomini e alle donne impegnati con i lavori di ogni giorno. Stiamo parlano del travertino, una parola che probabilmente i più giovani hanno già sentito senza sapere cos’è in realtà.
Si tratta di una pietra nativa proprio di Massa Marittima e molte di queste pietre sono servite, nei secoli passati, a farne un uso per la vita economica e sociale. Un segno tangibile della propria storia, ancora presente qua e là nei campi che circondano il colle dove sorge la città.
Un segno che Dino Petri vuole tramandare ai posteri, così da non perdere le tracce delle proprie origini. Il massetano così, forte della sua esperienza nella pittura e della sua grande passione per la storia, è sceso per le campagne, misurando e catalogano tutti i travertini che ha trovato e infine li ha dipinti affinché, come spiega lui stesso, «non se ne perda la memoria ma si aggiungano alle molte, interessanti, prerogative di questa terra».
Alcuni di questi disegni saranno esposti in occasione del prossimo convegno sull’allume, che si svolgerà venerdì 8 maggio al Palazzo dell’Abbondanza di Massa Marittima. Un punto di continuità tra il nostro tempo e quello passato, in cui i travertini rappresentavano un metodo utile per diversi lavori quotidiani: opportunamente spianate lasciando dei bordi, oppure scavate a forma di pozzetto sono servite, con l’ausilio dell’allume, per la concia delle pelli oppure per la spremitura dell’uva. E armato di metro e blocco per gli schizzi, Petri è andato a investigare questi cimeli della storia massetana. Lui che non è certo nuove alle sfide. Basta ricordare la mostra di acquarelli andata in scena appena due anni fa, quando il pittore massetano incentrò le sue opere nell’acquaforte, una tecnica che Petri ha coltivato in tanti anni di attività, appresa dalle scuole di incisione a Urbino e sviluppata già nei primi anni 70 nel laboratorio d’arte di Populonia. (a.f.)
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