Sicurezza
«Così mi hanno saccheggiato la casa»
Parla il proprietario di una villetta ai Crespi: all’ora di cena allarme neutralizzato, cassaforte scovata, bottino ingentissimo
GROSSETO. Gli occhi sgranati, il volto tirato. «Mi hanno portato via sessant’anni di vita». Così Ugo Labate, grossetano residente nelle villette a schiera in zona fattoria Crespi, racconta a Il Tirreno l’incubo che ha vissuto il 1° maggio.
Nel giorno della Festa dei lavoratori tre malviventi s’introducono nell’abitazione di Labate, a due passi dall’Aurelia sud: portano via tutto. Gioielli, passaporti, oro, titoli di Stato. «Hanno addirittura rubato i vestiti della mia bambina di tre anni» dice Labate mentre scuote la testa e batte il pugno sul tavolo. Sono da poco passate le 20. Tre delinquenti s’introducono nell’abitazione del grossetano. Passano dalla porta finestra grazie all’ennesimo scasso che lascia poche tracce. «Un lavoro da professionisti - spiega Labate - tanto che la porta lì per lì non pareva neppure esser stata forzata». C’è l’allarme in casa, ma è tutto inutile. I ladri, entro i 15 secondi che precedono l’avvio del segnale, schiumano l’apparecchiatura mettendola fuori uso. Il gruppo cerca di arraffare un bel bottino. Per questo cerca con insistenza: sfregi ai mobili, oggetti spaccati e scaffali messi sotto sopra. Poi, nella taverna, i malviventi trovano la cassaforte. «Era nascosta dietro uno scaffale su cui avevo stipato alcune scatole di pomodoro». Il colpo è grosso. Il gruppo si dilegua.
Labate riceve la telefonata di un vicino insospettito dal vedere il cancello dell’abitazione aperto. «Lì per lì ho pensato che potevo essermi dimenticato di chiuderlo. Poi però il mio vicino, arrivato alla porta di casa mia, mi ha detto che pure la persiana era socchiusa. E in terra c’era un grimaldello».
È l’inizio dell’incubo. Sul posto intervengono i carabinieri, ma non possono far altro che constatare il furto: il giorno dopo raccoglieranno la denuncia. «Alcuni vicini mi hanno detto d’aver sentito alcuni forti rumori verso l’ora di cena». Ma nessuno, alle 20,30, pensa a un furto.
L’iter del saccheggio dell’abitazione di Labate è di quelli che hanno dell’incredibile. C’è addirittura chi dice d’aver visto alcuni rom sulla strada che dà verso la casa di Labate. «Amici mi hanno raccontato d’aver notato tre rom uscire sulla strada vicino casa mia a quell'ora. Avevano dei sacchi bianchi in mano. Cosa facevano? Aspettavano un’auto che è arrivata a caricarli. Tutti indisturbati. Hanno pure dato un’occhiataccia a una residente che si era affacciata». Sì, perché ormai i criminali nel Grossetano si muovono con enorme disinvoltura. «Tanto da fermarsi per le strade ad attendere un passaggio come fossero a prender l’autobus. Sanno di essere impuniti».
In quel momento, chi vede il gruppo di persone sospette in zona Crispi non sa del furto, dunque non avverte nessuno. «Mi sento violentato, profanato. Ricordo che quando sono rientrato a casa la sera del primo maggio avevo la sensazione di vedermeli sempre lì, davanti agli occhi, a sfasciarmi casa. E devo pure dire che è andata bene, perché mi fossi trovato lì probabilmente sarei morto».
Labate punta il dito sul sindaco Emilio Bonifazi. «Lui è il primo responsabile di questa situazione. Deve avere il coraggio di metterci la faccia e dimostrare alla gente quali iniziative ha preso per contrastare questi furti. Perché a me hanno portato via sessant’anni di vita. E vedo che in giro è pieno di casi simili. Cosa aspettano ad agire, che ci scappi il morto?».
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