Il Tirreno

Grosseto

Viaggi all’estero coi soldi dell’azienda: a giudizio ex vertici di Royal Tuscany

Francesca Gori
Viaggi all’estero coi soldi dell’azienda: a giudizio ex vertici di Royal Tuscany

Truffa, false comunicazioni sociali e appropriazione indebita i reati contestati a otto amministratori

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GROSSETO. L'inchiesta era partita alla fine di dicembre del 2010 in seguito alla querela dell'allora amministratore delegato di Royal Tuscany, Aldo Invitti, che era entrato nella società nel giugno di quell'anno, con l'obiettivo di salvarla e di salvare in questo modo la Mabro. Ma si era ritrovato in un mare di debiti, 24 milioni di euro maturati in due anni. Per questo, quando è stato costretto a chiedere il concordato preventivo e a cedere la società ad Abbigliamento Grosseto e all'imprenditore pratese Andrea Barontini, decise di rivolgersi anche alla Procura.

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La prima udienza del processo per 8 imputati, i vertici della società Royal Tuscany appunto, si sarebbe dovuta svolgere ieri, lunedì 4 maggio, in tribunale ma è stata rimandata a novembre per alcune questioni tecniche. Gli otto amministratori di Royal Tuscany sono accusati di truffa, false comunicazioni societarie e appropriazione indebita.

Antonio Di Pietrantonio, ex presidente della società, l'ex ad Filippo Invitti, gli ex consiglieri di amministrazione Domenico Morabito, Alessandro Francesco Giudice e Graziano Ufrasi (rappresentante di Fidi Toscana nel cda di Royal Tuscany), e gli ex sindaci revisori Riccardo Losi, Pier Luigi Sterzi e Maria Luisa Campise sono stati citati a giudizio e dovranno quindi presentarsi davanti al giudice a novembre.

Al centro dell’inchiesta c’è il bilancio di Royal Tuscany chiuso il 31 dicembre 2009, che secondo il pm Salvatore Ferraro, presentava diverse anomalie: le immobilizzazioni immateriali riportate nel documento ammontavano a 1.189.833 euro, quando in realtà dovevano essere contabilizzate per 610.960 euro, le rimanenze di magazzino erano state “gonfiate” di un milione e 600mila euro circa così come i crediti verso i clienti, che erano di 4 milioni 133.070 euro e invece sono stati portati a 4 milioni 784.751 euro.

Anche lo stato patrimoniale passivo avrebbe subito degli aggiustamenti: i debiti sono stati abbassati di quattrocentomila euro circa, la perdita d’esercizio dichiarata era di 1.268.175 euro anziché 4 milioni 467.178 euro e il patrimonio netto dichiarato era di 370.261 euro anziché 2 milioni 828.741 euro. Stessa manovra fatta anche per tutte le voci del capitolo del conto economico e che hanno, secondo la Procura, tratto in inganno Aldo Invitti che aveva acquisito la società versando seicentomila euro.

La figura di Aldo Invitti è ovviamente centrale in questa vicenda. Perché è stato lui ad acquistare il 35% delle quote societarie e a sottoscrivere un aumento di capitale sociale di 1 milione 229.739 euro. Operazioni di investimento - si legge nel decreto di citazione a giudizio - che Invitti non avrebbe fatto se avesse conosciuto il reale stato di dissesto di Royal Tuscany. Di illecito amministrativo, poi, per il falso in bilancio deve rispondere anche la società Royal Tuscany.

Infine, per tre degli otto imputati, e cioè l'ex presidente Di Pietrantonio e l'ex amministratore delegato Filippo Invitti e per uno dei consiglieri del cda, Morabito, c'è anche il sospetto di appropriazione indebita: avrebbero tenuto per sé - stando all'accusa - della mobilia e delle suppellettili (valore circa 54mila euro) con cui era stato arredato un appartamento che avevano affittato a Grosseto, tutti oggetti che erano stati iscritti nel libro dei cespiti della società; inoltre avrebbero utilizzato in modo indebito delle carte di credito della società, per pagare spese (oltre 30mila euro tra il 2008 e il 2008) che, secondo la Procura erano spese personali: dai voli aerei per l'Egitto all'acquisto di abbigliamento, al pagamento di conti al ristorante, in giorni festivi o durante i fine settimana. Viaggi che sarebbero quindi stati pagati con i soldi di Royal Tuscany.

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