Il Tirreno

Grosseto

Ribolla, la memoria dei 43 minatori infangata da svastiche

di Gabriele Baldanzi
Ribolla, la memoria dei 43 minatori infangata da svastiche

Nel giorno che ricorda le vittime della tragedia del 1954 trovate scritte e simboli nazisti sui muri di due pozzi

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RIBOLLA. Anche quest’anno c’è una macchia sul 4 maggio di Ribolla e sulla cerimonia di commemorazione delle 43 vittime della tragedia mineraria del 1954. Come se non bastasse il marchio a fuoco sulla pelle di questa comunità, ieri mattina – nel corso di alcune riprese videofotografiche al pozzo Camorra e al pozzo 10 (appena fuori dall’abitato di Ribolla) – sono stati scoperti scritte e simboli nazisti sui muri e su un portone in ferro da cui si accedeva alle miniere. La notizia è subito rimbalzata sui social network.

«Ci siamo trovati di fronte a questo scempio... – racconta il fotografo Pier Angelo Niosi, ex consigliere comunale – un luogo che invece meriterebbe un rispettoso e umile silenzio da parte di chiunque, di qualsiasi pensiero ideologico e politico. Vedere cose simili non fa bene né al cuore, né all’intelletto».

La scoperta delle croci celtiche vergate con spray bianco e azzurro, le scritte inneggianti a principi e battaglie care ai nostalgici del nazismo non hanno però guastato il programma della giornata.

Ieri mattina al monumento dei minatori, nel centro di Ribolla, una cerimonia breve, toccante e partecipata ha segnato la triste ricorrenza. Tanti i ribollini – più che in passato – pochissimi gli ospiti. Tra questi Emilio Bonifazi, presidente della Provincia, il vescovo di Grosseto Rodolfo Cetoloni, i vertici dei sindacati. Mescolati tra il pubblico anche quattro ex sindaci di Roccastrada.

La maggior parte dei testimoni dell’incidente del 1954 oggi non c’è più. I figli sono nonni e hanno i capelli bianchi, eppure quella verità che in ogni modo, all’epoca, si tentò di nascondere, un po’ alla volta è emersa e ha sedimentato nelle coscienze di chi vive il paese e di chi sta in mezzo ai lavoratori.

«La valorizzazione della memoria – ha ripetuto il primo cittadino Francesco Limatola, per la prima volta officiante con la fascia tricolore – è fondamentale per la costruzione dell’identità di un luogo. E qui grazie alla miniera è nata la cultura della lotta per i diritti, per una società più giusta».

La giornata di lunedì 4 maggio è stata la più intensa per quanto concerne il programma allestito dal Comune di Roccastrada: oltre alla tradizionale deposizione della corona al monumento dei minatori (con i ragazzi delle scuole a fare da cornice al monumento) si è svolta, infatti, in collaborazione con Cgil e Anmil, una conferenza su morti bianche e infortuni sul lavoro, il pranzo sociale organizzato da Cgil e Auser e la proiezione del film “Dopo la battaglia” di Tommaso Santi.

Presentata anche un’opera a suo modo straordinaria, che ha lasciato tutti a bocca aperta (grandi e piccini) e che andrà ad arricchire l’ex cinema Mori, oggi porta del geoparco: un plastico, dettagliatissimo, del complesso minerario di Ribolla negli anni Cinquanta, con la vecchia cernita, la discenderia, i binari che servivano per portare via il carbone. Autori di questo piccolo gioiello Andrea e Simone Luschi, modellisti per passione, originari di Roccastrada e come molti che vivono in queste zone, con un caduto in miniera nella propria storia familiare.

Le iniziative di contorno andranno avanti fino al 31 maggio. Spiccano spettacoli teatrali, altre iniziative con i ragazzi delle scuole, il “Torneo della Memoria” (calcio) e una gara podistica lungo i siti su cui un tempo si snodavano i pozzi. Nel frattempo si provvederà anche a rimuovere le scritte.

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