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Perseguitava la vicina: condannato a 2 anni, pagherà 30.000 euro

Pierluigi Sposato
Perseguitava la vicina: condannato a 2 anni, pagherà 30.000 euro

Aveva anche minacciato di ucciderle il cane per gelosia. Il pm: «Credeva di poter esercitare un dominio su di lei»

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MONTE AMIATA. Si era invaghito di lei ma lei non ne voleva sapere. Lui insisteva e in preda alla gelosia una volta aveva anche fatto capire che le avrebbe ammazzato il cane, perché lei dava i bacini all'animale e non a lui: aveva portato una pietra con sé. Lei lo aveva denunciato, lui era stato anche arrestato - e per ben due volte - nel corso del 2012, prima con il divieto di dimora in paese poi con l'obbligo di dimora altrove. Adesso è stato condannato per stalking: 2 anni la pena per un cittadino marocchino di 31 anni, cui il giudice Marco Mezzaluna ha anche imposto di pagare i danni di fronte al giudice civile, stabilendo intanto una provvisionale da 30mila euro che l'imputato dovrà versare subito. Revocata la sospensione della pena (ne aveva beneficiato condanne del 2009 e del 2011), il giovane uomo dovrà scontare i due anni in carcere. E al termine sarà espulso dall'Italia.

Pena severa quella inflitta al termine del processo, nel corso del quale sono stati ascoltati i carabinieri che seguirono le indagini e i familiari della donna, una professionista che lavora sul Monte Amiata e che ha ricostruito lei stessa il calvario affrontato. Dal febbraio 2012 lui si era trasferito nella casa di fronte e da quella data erano iniziate le visite di questo giovane nell'abitazione della donna, che vive con i genitori. Era stato ben accolto, era molto educato, la mamma lo aveva preso in simpatia. Poi però era accaduto qualcosa di strano, un cambiamento, e i familiari si erano messi in guardia. Ai testimoni, il pm onorario Pamela Di Guglielmo ha chiesto di ricostruire nei dettagli i particolari di quei giorni, quello del cane, ad esempio, ma anche di quella volta che amici di lui avevano lanciato una sorta di avvertimento, invitando la donna a comportarsi per bene («lei è la sua donna»). Innegabili i pedinamenti, ha sostenuto, l'accusa: all'uscita dal lavoro, a passeggio, anche con l'auto. I carabinieri hanno ricordato che lui tra l'altro non aveva nemmeno la patente e che guidava un'auto non sua. Poi l'episodio dello strattone alla donna, come se lui l'avesse voluta obbligare a seguirlo, ma lei si era divincolata. «Ha dimostrato un atteggiamento di dominio assoluto sulla donna - ha detto il pm - Ma lei non l'ha mai assecondato, non ci ha mai preso un caffè insieme». E la donna era stata costretta a cambiare abitudini, aveva paura di uscire, si faceva accompagnare dai parenti: atteggiamenti che indicano la presenza di stalking.

Il difensore, l'avvocato Aldo Tisi, ha definito «non convincenti né coerenti» gli elementi di prova dell'accusa, «contraddittorie» le modifiche dei comportamenti, «generiche» le affermazioni della parte offesa, invitando il giudice a pronunciare una sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Il dottor Mezzaluna ha solo mitigato le richieste del pm (3 anni). La donna si era costituita parte civile con l'avvocato Francesca Cima: 100mila euro la richiesta danni, più la provvisionale. Motivazioni entro un mese.

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di Redazione web