Il Tirreno

Grosseto

Assedio e assalti a ogni semaforo «Siamo indignati»

di Alfredo Faetti
Assedio e assalti a ogni semaforo «Siamo indignati»

Il presidente Balloni il giorno dopo il pareggio a Siena «Sassi anche contro la mia auto», dice il dg Vetrini

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SIENA. Bene chiarire subito: chi segue il calcio, ricorderà che poco più di una settimana fa prima del derby di Torino i tifosi granata hanno assalito il pullman della Juventus a colpi di pietra, spaccando finestrini e carrozzeria; ecco, fuori dall’Artemio Franchi di Siena non sono stati raggiunti livelli simili.

Ma qualcosa è successo e non si tratta soltanto di «due berci», come dicono anche esponenti politici dalla Città del Palio. Almeno non è quello che raccontano i giocatori, lo staff tecnico, la dirigenza e i tifosi del Gavorrano, che nel post-partita di domenica sono stati costretti ad attendere un’ora e mezzo prima di ripartire verso casa dall’autorità di sicurezza dello stadio, dato che fuori dai cancelli un folto gruppo non quantificato d’ultrà bianconeri volevano in qualche modo sfogare la rabbia per una festa rovinata.

Ma i racconti che arrivano da casa rossoblù non si fermano agli insulti, ma parlano anche di sputi, sassi, bottiglie di plastica e di vetro lanciate contro il pullman, sia allo stadio che per le strade cittadine. «Siamo indignati» dice il presidente del Gavorrano, Paolo Balloni. Basti dire che nel tragitto per uscire da Siena, la polizia ha dovuto sfoltire piccoli gruppi di tifosi Robur che attendevano il passaggio della squadra maremmana ad ogni semaforo. L’ultima bottiglia è stata gettata contro il pullman all’uscita per la superstrada, a Siena Ovest. Era una bottiglia di birra. Una bottiglia di vetro.

Cosa sia accaduto veramente lo sa soltanto chi era presente ai cancelli del Franchi in quei momenti. E le versioni, sponde maremmana e senese, divergono. Le forze dell’ordine non stanno portando avanti alcun indagine perché danni a persone o cose non ci sono stati (per fortuna), così come non c’è un referto vero e proprio della Lega Calcio, in quanto il commissario di campo ha lasciato lo stadio subito dopo la partita. Ma se vogliamo cercare il momento preciso in cui è esplosa, in qualunque sua forma, la furia dei tifosi della Robur dobbiamo andare a domenica mattina, alcune ore prima del calcio d’inizio. Nelle stanze del tifo organizzato si srotolano le bandiere bianconere, si ritagliano cartoncini degli stessi colori e si studia come dare vita a una grande festa in piazza del Campo; perché se il Siena fa bottino pieno contro la piccola realtà maremmana, vince il campionato di Serie D con una giornata d’anticipo, proprio nella sua città. Ma il campo dirà qualcosa di diverso. I giocatori del tecnico Massimo Morgia non girano a dovere e a metà secondo tempo accade l’incredibile, con il Gavorrano sopra per 3-2 grazie al secondo gol di Nazzareno Tarantino. Da qui il nervosismo dilaga in campo e quando il bianconero Felice Casson in un intervento di gioco spacca il sopracciglio al difensore minerario Claudio Sciannamè, la situazione precipita. A pochi minuti dalla fine la rabbia della Robur cresce, anche perché il Gavorrano, finiti i cambi, resta addirittura in nove, ma sempre in vantaggio. Alla fine, un calcio di rigore di Simone Minicleri fisserà il risultato sul 3-3. Che significa festa rovinata e tanta rabbia. Qui finisce la partita, ma non Siena-Gavorrano. Infatti, proprio mentre va per imboccare il tunel che porta agli spogliatoi, parte un parapiglia tra il tecnico rossoblù Federico Nofri e il difensore senese Daniele Portanova, incitato anche dai tifosi di casa dai vicini spalti. Per dividerli serve l’intervento degli steward, che poi consigliano ai maremmani di attendere in campo finché giocatori e tifosi Robur non si siano ritirati. Nofri e i suoi dicono ok e se ne vanno sotto la curva dei tifosi gavorranesi, una ventina in tutto, con mogli e figli al seguito, arrivati a Siena insieme alla squadra. Passa qualche minuto e quando la squadra prova a rientrare negli spogliatoi, di nuovo Nofri viene preso di mira da un tifoso sceso in campo che gli inveisce contro. Ma alla fine tutti riescono a imboccare quel tunnel.

Intanto però qualche malumore c’è anche in tribuna. «Siamo indignati con il Siena per come ci ha trattato – continua Balloni - Quando hanno giocato a Gavorrano sono stati accontentati in tutto e per tutto. Al contrario invece ci hanno tolto tutti gli accrediti e hanno provato a metterci in difficoltà fino all'ultimo». Sono circa le 17 e mentre i protagonisti del campo rilasciano interviste in sala stampa, i magazzinieri e altri componenti dello staff rossoblù si avviano verso il pullman per iniziare a caricare le borse. Lì accanto ai cancelli, però, gli ultrà bianconeri li attendono. Lo stadio Franchi di Siena è costruito in una sorta di buca e per accedervi c’è un grande corridoio aperto che sovrasta l’entrata dall’alto. Ed è da lì che sono arrivati i primi insulti, gli sputi e alcuni sassi. «Ci è arrivato addosso di tutto» dicono dal Gavorrano. Arrivano i giocatori e anche per loro gli insulti non mancano. Vola qualche bottiglia di plastica e pure qualche sasso. Così il servizio di sicurezza decide di tener fermo il pullman, la squadra e le famiglie al seguito in attesa di momenti più quieti. Gli ultrà però non mollano l’assedio e alla fine serve la scorta di polizia per lasciare il Franchi. La stessa polizia che per due volte deve anticipare il pullman ai semafori per contenere piccoli gruppi di tifosi bianconeri pronti a concedere un bis ai semafori. E così via, fino a quella bottiglia di birra. «I sassi ci sono stati ed hanno sfiorato la mia auto ed il pullman dei nostri tifosi» assicura il dg rossoblù Filippo Vetrini. Questa la versione di chi c’era.

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