Il dolore
Dai Balcani per un mestiere pericoloso
Molti taglialegna nel Grossetano sono albanesi o dell’ex Jugoslavia. Una comunità che gestisce un settore trainante
CIVTELLA PAGANICO. Ci sono lavori che provocano stress e qualche gastrite a causa del vicino di scrivania o della responsabilità che si ha nelle mani. E ci sono lavori che provocano la morte. Il boscaiolo è uno di questi ultimi e la provincia di Grosseto da anni paga il suo tributo di sangue, tra incidenti grandi e piccoli e vere tragedie.
Ma chi sono i boscaioli grossetani di oggi ? Albanesi, macedoni, kosovari. Il mestiere del taglialegna, dai boschi dell’Amiata alla macchia delle colline che digradano verso la Maremma, è quasi del tutto in mano a operai che arrivano dall’altra sponda dell’Adriatico.
Scappati dalla sanguinosa guerra che ha portato alla disgregazione dell’ex Jugoslavia o dalla crisi economica e dalla dittatura comunista in Albania, in provincia di Grosseto rappresentano una nutrita e ben integrata comunità. «Una comunità integrata nel nostro tessuto – spiega il sindaco di Civitella Paganico, Alessandra Biondi –con i figli che spesso sono nati qua e frequentano le nostre scuole. Ma che rimane anche molto coesa».
Una comunità all’interno della quale molti, per vivere, hanno scelto uno dei lavori che ad oggi rimangono tra i più pericolosi e ad alto tasso di mortalità: il boscaiolo. Un lavoro che non conosce festività. Un lavoro che può costare la vita anche durante il ponte del 1º maggio.
«Di fronte a una tragedia così si rimane tutti drammaticamente colpiti» dice il sindaco Biondi a proposito del suo concittadino, Afrim Feka, morto a 49 anni mentre travolto da una pianta che stava tagliando. «E il primo pensiero – prosegue – è che non è giusto morire per incidenti sul lavoro. Il problema, in questo settore, è enorme. Spero sia stata tragica fatalità e che non ci siano responsabilità di alcuno. Ci dobbiamo però domandare se noi tutti non abbiamo responsabilità quando succedono tragedie come questa».
Nel boscoso comune di Civitella Paganico, così come in quelli limitrofi, fino alle pendici dell’Amiata, il lavoro di taglialegna è uno dei settori trainanti. «Il taglio è una delle attività prevalenti – spiega il sindaco – e purtroppo negli anni ci sono stati molti incidenti, più o meno gravi. Questo settore, in Italia, è tra quelli a più alto tasso di irregolarità. Non conosco il caso in questione: mi auguro che tutte le prevenzioni siano state rispettate da chi ha eseguito, commissionato e autorizzato l’opera».
Afrim Feka nel suo lavoro era esperto. E da sindacalista conosceva bene l’importanza della prevenzione sui luoghi di lavoro e le regole di ingaggio del personale. Solo le indagini potranno spiegare le cause di questa tragedia. Quel che è certo è che ancora una volta quello del taglialegna si è confermato un lavoro per il quale si può morire.
Francesca Ferri
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